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pubblicato il 6 ottobre 2016

Andrea Dovizioso: "Iannone non è un pilota con cui è possibile lavorare come una squadra"

... e poi aggiunge: si crede molto importante, pensa solo a se stesso.

Andrea Dovizioso: "Iannone non è un pilota con cui è possibile lavorare come una squadra"

Un'interessante chiacchierata di Andrea Dovizioso con i nostri colleghi di Motorsport.com, ci mostra alcuni retroscena sugli ultimi "cambi di casacca" in Ducati e ci permette di fare il punto sulla stagione 2016 della Casa di Borgo Panigale aprendo una finestra anche sulla prossima... quando il compagno di squadra del Dovi sarà lo spagnolo Jorge Lorenzo.

Puoi farci un riassunto della tua stagione finora?

"Siamo arrivati pronti in Qatar dopo un inverno difficile. Poi, nelle prime tre gare sarei potuto salire sul podio, ma ho fatto due zero per errori degli altri. Questo ha cambiato la mia gestione del campionato, perché avrei potuto essere più in alto adesso. Nonostante questo, credo che dobbiamo essere felici della velocità che abbiamo mostrato. Quello che ci è mancata è stata la costanza, l'essere competitivi su ogni tracciato. E' vero che questo è un anno molto particolare perché con le Michelin siamo dovuti ripartire da zero su ogni tracciato. Poi bisogna tenere a mente lo sviluppo delle gomme: ne abbiamo risentito di più a causa dei problemi che hanno avuto Baz e Redding, che hanno portato la Michelin a prendere una direzione che non era buona per noi. In ogni caso, dobbiamo correggere diverse cose sulla moto dell'anno prossimo, perché il prossimo anno vogliamo lottare per il titolo".

Prima dell'inizio della stagione, la Ducati aveva fissato l'obiettivo in una vittoria, che è arrivata in Austria. Questo significa che quest'anno è stato un successo?

"Quella vittoria non cambia nulla. E' stato importante vincere in Austria e soprattutto ottenere una doppietta, ma se sulle altre piste non siamo nella posizione di poter vincere, allora non possiamo provare a lottare per il titolo".

Cosa manca a questa moto?

"La nostra moto fa fatica a girare. Quando entri in curva e molli il freno, non ancora veloce come le altre. Non è veloce come la Honda, ma neppure come la Yamaha o la Suzuki. Abbiamo però il vantaggio di accelerare meglio, quindi la differenza non è troppo grande alla fine".

Incide anche quello che la Ducati richiede a livello fisico?

"Incide molto. In MotoGP l'intensità è molto alta. Ad esempio, pensiamo alla FP4, che è molto importante per capire come sarai messo in gara. Più o meno, siamo vicini ai migliori nella gran parte delle volte, a tre o quattro decimi dal più veloce. Ma ogni pilota guida con un'intensità differente. Se devo dare il 100% nelle libere e un altro è più veloce andando al 95%, questi tre decimi possono diventare sei alla domenica, quando tutti sono al limite. A questo livello, il 5% è tanto. Siamo più veloci rispetto all'anno scorso, ma questo ci richiede troppe energie".

Migliorare la condizione fisica può aiutare a mitigare questo problema?

"No, perché la forza non ti permette di durare più a lungo. Se si utilizza più forza, si rischia anzi di durare meno. La cosa più importante è il ritmo. L'obiettivo è essere veloci in gara, ma con un buon ritmo. Se nelle libere finisci quarto o quinto senza forzare, in gara sarai primo o secondo".

Com'è avere Andrea Iannone come compagno di squadra?

"Iannone non è un pilota con cui è possibile lavorare come una squadra. Pensa di essere molto importante e pensa solo a se stesso, quindi è dura stabilire una relazione che possa permettere di sviluppare la moto insieme, inoltre non si può competere con lui in maniera tranquilla. Non è semplice".

L'anno prossimo ci sarà Jorge Lorenzo accanto a te. Lui dovrà adattarsi alla Ducati dalla Yamaha, come hai fatto tu in passato. Pensi che possa essere uno shock per lui, specialmente per lo sforzo fisico di cui parlavi?

"Si, ma dovete tenere a mente che quando ho cambiato io la differenza tra le due moto era molto più grande di ora. La Yamaha è la moto più bilanciata del campionato, ma la nostra non ha più le grandi limitazioni del passato. Il cambio che abbiamo affrontato io o Valentino era molto più grande di quello a cui va incontro Jorge. Nonostante questo, non credo che sarà facile perché lui conosce solo la M1".

Che cosa ha portato Gigi Dall'Igna?

"Prima che arrivasse, la Ducati aveva molti problemi in tutte le aree. Lavorare con gli ingegneri era difficile, perché il team stava attraversando una fase di transizione. Gigi è arrivato ed ha portato ordine. E lo ha fatto bene. C'è stato parecchio lavoro di ristrutturazione per tirare fuori il meglio da ogni persona. Ma la cosa più importante è che ha creato una gerarchia, quindi tutti sanno chi è che comanda. Non era così prima e, tra italiani, questo era spesso un bel problema".

Hai avuto Stoner come compagno di squadra ed ora come tester. Lui cosa ha portato?

"Ovviamente il rapporto è cambiato molto, perché ora se mi può aiutare, lo fa. E' molto propositivo ed ha cambiato il modo di guardare le gare. Prima lui odiava tutti e questo lo ha portato a ritirarsi e ad essere sempre arrabbiato. Ora ha quello che vuole, è più rilassato, quindi si avvicina per parlarti e passa il tempo con te. Che cosa porta? Cose buone. Diciamo che è un collaudatore, come Pirro, che è completamente coinvolto nello sviluppo della moto. Casey ha fatto diversi test ed ha dato il suo parere, ma la sua influenza quest'anno non è stata troppo grande perché non è stato sempre qui".

Autore: Redazione

Tag: Sport , motogp , piloti


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