Curiosità

pubblicato il 18 settembre 2016

Le leggendarie Supermono

Nate dal nulla, cresciute poco e mai dimenticate, sono le sportive con motori monocilindrici 4 Tempi

Le leggendarie Supermono

All'inizio degli anni '90 era nato un fenomeno particolare che nel giro di pochi mesi ha calamitato l'interesse di molti appassionati di competizioni e moto sportive: le Supermono. Nate in sordina, vissute in una nicchia per veri appassionati e sparite altrettanto silenziosamente, le monocilindriche stradali e da pista con motori a 4 tempi (generalmente fra 500 e 700 cc) sono state l'icona di un motociclismo creativo e genuino.

Nascita e crescita di un fenomeno unico

Non c'è una vera e propria storia per raccontare la nascita delle supermono, è un "movimento" nato quasi per caso nelle officine di alcuni appassionati e arrivato altrettanto sorprendentemente ad essere una categoria del Campionato Italiano Velocità. Si parla dei primi anni '90, un periodo in cui i monocilindrici a 4 tempi erano diffusissimi grazie alle enduro dual e alle meraviglie tecnologiche della Parigi-Dakar. L'avventura era uno dei più importanti slogan pubblicitari e - allora come oggi - il fuoristrada era di moda. C'erano le Yamaha XT, le Honda XR, le Gilera RC, le Aprilia Tuareg e tante altre moto semplici e funzionali, adatte alle mulattiere e alla città, mentre per i viaggi c'erano le varie bicilindriche Africa Twin, Super Ténéré, Elefant ecc.
Insomma, c'era una varietà di basi meccaniche valide che ha portato diversi appassionati a infilare quei robusti motori con un solo cilindro in telai pensati per la pista, con assetto sportivo e carene integrali: fu la nascita delle Supermono da pista e in seguito di quelle stradali. Una delle prime ad essere omologate è stata la Gilera Saturno 500 del 1987, realizzata in tiratura limitatissima con il motore della serie Bi4 delle RC da fuoristrada. Quasi parallelamente iniziò lo sviluppo della Saturno Piuma 600, la Supermono da pista del 1990 (60 CV su 120 kg circa) che lanciò l'interesse dei costruttori per questa nuova categoria, richiamando l'attenzione di Ducati che fece debuttare la Supermono, con una potenza massima dichiarata di 75 CV a 10.000 g/min, per un peso di appena 118 kg.
Sulla sola Ducati Supermono ci sarebbe da fare un discorso a parte, tante furono le innovazioni tecniche ed estetiche che portò all'attenzione del pubblico. Con sempre più piccoli costruttori ispirati dalla sfida tecnica (Oscar Rumi, per dirne uno famoso, che realizzò anche la RM650 stradale in pezzo unico) venne istituito il Campionato Europeo Supermoto, al quale partecipavano anche squadre ufficiali che con risorse e investimenti maggiori hanno dominato. Nella prima stagione Mauro Lucchiari ha conquistato il titolo e Ducati ha ottenuto il costruttori, dietro il colosso italiano però continuava a lavorare Gilera e si erano inserite anche Bimota con la GB1 e Yamaha con un prototipo affidato alle cure di Belgarda, preparatore e team di punta nelle competizioni internazionali. 

Poche hanno avuto l'onore di entrare sul mercato

Ed ecco qua, nel giro di poco tempo nasceva un campionato voluto dagli appassionati e per gli appassionati. Le Supermono da strada si può dire che non esistevano ancora, a parte la Saturno 500 e la Yamaha SRX 600 (Supermono sui generis e non pensata per le corse), le altre omologate arrivarono dopo diversi anni e la più famosa Ducati non fu mai prodotta in versione stradale.
La casa che più di tutte si è prodigata per far arrivare il concetto di Supermono al grande pubblico è stata Yamaha, sempre grazie al supporto di Belgarda che ha sviluppato anche la versione stradale SZR 660 Supersingle del 1995, un ottimo prodotto dotato del motore 660 della XT, ma riadattato nei rapporti per la guida su strada. L'estetica era particolare e non piacque a tutti, così come la potenza che non era di certo quella esplosiva delle mono da pista, ma ebbe un discreto successo in una nicchia di appassionati veri. 
L'altra Supermono stradale degna di nota è stata quella di Bimota, la BB1 Biposto del 1994, una moto bellissima e ricca di particolari unici come il telaio a traliccio con tubi a sezione larga e il motore BMW F650. Entrambe queste moto non ebbero un bacino d'utenza così elevato e passato l'interesse iniziale le vendite crollarono nel giro di poco tempo. La SZR, tutto sommato, rimase in listino per ben 6 anni e venne istituito il campionato monomarca SZR Cup, mentre della BB1 sono rimasti in giro davvero pochi esemplari, essendo una moto esclusiva e realizzata sempre su ordinazione.
Honda ci provò con la Super Mono 644, un prototipo pronto per la produzione ma che non ebbe seguito sul mercato.

Una categoria racing che non è mai morta davvero

Dopo i primi anni il Campionato Europeo vide l'uscita di scena delle squadre ufficiali e quello Italiano chiuse i battenti dopo solo 3 stagioni. Le Supermono sono state un fenomeno passeggero che alcune aziende hanno provato a spingere anche dal punto di vista commerciale senza grandi risultati. Se le monocilindriche sono sempre state una nicchia di mercato, queste 4T sportive erano una nicchia della nicchia, poco capita da chi nel mercato cerca prestazioni assolute, moda o razionalità, cose inconciliabili con la natura senza compromessi di questa categoria.
Con il finire degli anni '90 le Supermono andarono a scomparire pian piano dall'attenzione del pubblico, ma senza mai dare troppo nell'occhio. Sono state una meteora che non ha mai avuto a che fare con logiche di produzione, domanda dell'utenza o altri interessi commerciali, ma soltanto un'esplosione di passione arrivata da un gruppo di grandi appassionati che ha deciso di costruire moto da pista con motori monocilindrici stradali. A conferma di ciò, subito dopo il boom mediatico il mondo delle Supermono è tornato alla sua dimensione naturale e tuttora si corre un campionato europeo dedicato a quei pazzi che costruiscono moto artigianali di questa tipologia. L'unica regola è avere un motore monocilindrico 4 tempi, il resto è a discrezione del costruttore proprio come agli esordi. Fantasia, creatività e dedizione sono più forti di qualsiasi sponsor e con pochi mezzi c'è ancora chi realizza moto uniche e preziose. Esistono anche altri esempi simili nel motorsport internazionale, ma pochi hanno avuto il fascino di questo fenomeno unico, nato per caso e cresciuto per volere di pochi, per poi ritornare seminascosto senza mai morire davvero, sia nel cuore dei più appassionati che nelle piste di tutta Europa.

Autore: Michele Lallai

Tag: Curiosità , monocilindriche


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