Curiosità

pubblicato il 5 settembre 2016

Laverda doveva rinascere con il 3 cilindri Triumph

Ivano Beggio svela su Facebook i veri piani per Laverda a inizio 2000. La morte di Carlo Talamo fece saltare l'accordo

Laverda doveva rinascere con il 3 cilindri Triumph

La storia di Laverda, storico marchio italiano, ha avuto momenti di gloria e altri di profonda crisi che hanno portato alla chiusura dell'azienda, ormai non più in attività da quasi 20 anni. Gli appassionati, quelli veri, hanno sempre sperato in un ritorno delle moto arancioni e fra questi c'era anche Ivano Beggio, uomo dietro i più grandi successi di Aprilia, che ha tentato di ridare lustro all'azienda vicentina.

Il destino di Laverda

Negli anni '90 Laverda non navigava in buone acque. La produzione di moto legate alla tradizione era a livello quasi artigianale e i modelli erano costosi e troppo poco interessanti per il mercato, ne abbiamo parlato qui elencando pregi e difetti di quella gamma che non ha mai spiccato il volo e che ha portato alla chiusura dell'azienda prima dell'inizio del nuovo millennio. 
Beggio ha voluto tentare il salvataggio, acquisando il marchio e proponendo alcuni prototipi fra cui la SFC1000, sportiva dotata del bicilindrico Rotax della RSV Mille e stile davvero particolare, avanti con i tempi e molto aggressiva. Il concept stupì in positivo alcuni e in negativo altri. Una Laverda con un biclindrico a V non si era mai vista, e per questo molti tradizionalisti non hanno appoggiato le scelte dell'imprenditore. La verità è che quella SFC era il "Piano B" di un progetto decisamente più concreto e particolare, come ha raccontato lo stesso Beggio tramite un post sul suo profilo Facebook.

Beggio e Talamo dovevano far rinascere il tre cilindri italiano

L'imprenditore era intenzionato a creare un polo motociclistico veneto sotto la sua ala protettrice. Noale e Breganze distano solo 60 km e ci sarebbe stata la possibilità di condividere tanta passione e forza lavoro fra le due sedi. Per un rilancio vero si sarebbe dovuto puntare a una reinterpretazione in chiave moderna di un classico del marchio, il 3 cilindri. Per farlo, Beggio aveva contattato Carlo Talamo, genio delle due ruote italiano e uomo che aveva riportato le Triumph in Italia tramite l'importatore Numero Tre. 
L'accordo era quello di dotare le nuove Laverda di un motore derivato dal tre cilindri di Hinckley, al tempo punto di riferimento assoluto per questo tipo di architettura. Sul mercato stavano arrivando i primi 955 a iniezione e Laverda avrebbe potuto avere di nuovo il suo motore sportivo 1000 a tre pistoni, come la tradizone voleva. 
Purtroppo la prematura scomparsa di Talamo ha mandato all'aria tutti i piani, lui era l'unico uomo di fiducia di Triumph in Italia e Ivano ha dovuto optare per il piano di riserva, scartato perchè ritenuto meno valido, ovvero realizzare una sportiva a marchio Laverda ma con il motore Rotax V60 che già c'era in casa Aprilia, così nacque la SFC 1000, che comunque non venne mai prodotta.
Beggio scrive: "La SFC era molto bella, ma per me Laverda doveva essere a tre cilindri: non poter avere un propulsore con questa architettura e il dolore enorme per la morte di Talamo rinviarono al futuro l’idea di rilanciare il marchio veneto." Chissà se con il progetto di Beggio-Talamo la storia sarebbe andata in modo diverso?

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , curiosità , personaggi


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