Itinerari

pubblicato il 27 luglio 2016

La Sardegna in Harley-Davidson da Arbatax a Cagliari

In sella a una Electra Glide Ultra Limited abbiamo affrontato l'entroterra sardo fra mare, monti, laghi e colline

La Sardegna in Harley-Davidson da Arbatax a Cagliari
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Sardegna, la terra dei nuraghi e dei porti commerciali fenici, con una storia immersa nel mistero che parla di giganti e dell'antica civiltà di Atlantide. In tempi più moderni, l'isola in mezzo al Mediterraneo è diventata punto di riferimento per il turismo di qualità in cerca di spiagge tranquille e mare cristallino, ma anche di avventura in un entroterra aspro e molto caratteristico. Abbiamo percorso una delle strade più affascinanti, che taglia la regione e collega il porto di Arbatax con quello di Cagliari, passando per la soleggiata Ogliastra, la ruvida Barbagia e l'arido Sarcidano, in sella a una Harley-Davidson Electra Glide Ultra Limited, quindi in totale relax e senza spirito smanettone.

Arbatax, la partenza

Rocce rosse e mare turchese, un contrasto che rende la costa ogliastrina una delle più belle dell'Isola. Davanti al porto solo Mar Tirreno fino alle coste italiane, dal lato opposto i monti e una strada che si inerpica verso boschi di ginepri, querce e macchia mediterranea. Lasciamo volentieri la spiaggia per puntare dritti verso l'alto, e appena lasciato il comune di Tortolì inizia la salita della SS198.
Curve raccordate e tornanti ampi, si sale con regolarità e la temperatura cambia in modo repentino fino a raggiungere il paese di Lanusei, abbarbicato sul punto più alto che si affaccia alla costa Est e per questo padrone di un bellissimo panorama sul mare. Lanusei è anche l'ultimo contatto con la "civiltà", da qui in poi non incontreremo più negozi, scuole, piazze affollate e stazioni degli autobus, ma curve, boschi, cielo e profumi.
La 198 prosegue e ci si immerge in una serie di curve davvero spettacolari, con un asfalto rosa a grana grossa dal grip favoloso che spinge a piegare di più. La nostra Ultra Limited, però, non gradisce la guida scomposta e noi continuiamo a danzare, seguendo il flusso a velocità più che umane, godendoci il profumo dei boschi e il piacere di scoprire cosa ci sarà due curve più in là.
Il panorama si apre sulla valle scavata dal Rio Taquisara nel corso dei millenni, ai lati della quale sorgono diversi piccoli centri abitati, collegati dall'unica strada presente, quella che stiamo percorrendo. Il primo paese che incontriamo è Gairo e qui vale la pena fermarsi un attimo. 

Gairo, il fascino del paese fantasma

Sotto il recente abitato di Gairo S.Elena, si possono visitare le rovine del paese fantasma di Gairo Vecchio. Nel 1951 il centro abitato è stato investito da una frana che ha costretto i suoi abitanti a un repentino spostamento negli abitati vicini. Il paese fu sommerso dal fango e negli anni seguenti la maggior parte degli abitanti si è impegnata a ricostruirlo in una zona meno esposta a questo pericolo. Nel 1953 su grandiosi terrazzi, costruiti su solide strutture di cemento armato, è sorto il paese di Gairo Sant'Elena che ha accolto tutti gli abitanti della Gairo Vecchia, ponendo fine alle paure delle passate alluvioni ma lasciando incustodite quelle case e quelle strade che ora rappresentano un'attrazione turistica dal fascino unico.
Da Gairo Vecchio si scorge l'altro lato della valle e il paese di Ussassai, ci vogliono 20 km di curve, prima in discesa e poi in salita, mentre lentamente la flora cambia. Scolliniamo e affrontiamo il passo Arcuerì, dove non ci sono più alberi e il territorio è coperto da macchia mediterranea. Davanti a noi un faraglione di roccia spezza la veduta dell'altopiano, non incontriamo auto da troppi minuti e ci sembra di essere nel far west, ma a circa 1000 metri d'altezza. Scavalcato il valico, ci tuffiamo in discesa verso il paese di Seui, e qui incontriamo boschi di conifere decisamente alte, sembra cambiato tutto nel giro di tre chilometri e ora abbiamo la sensazione di trovarci dentro qualche parco naturale del Nordamerica. La Sardegna è fenomenale anche per la capacità di sorprendere cambiando prospettive e paesaggi nel giro di pochissimi chilometri.

Dai monti al lago

Seui è un centro abitato piuttosto grande nel contesto dei paesini dispersi dell'entroterra, qui c'è qualche macchina in più, ma scorriamo veloci e puntiamo a una nuova serie di curve che ci portano a superare anche il paese di Sadali e a raggiungere un altro panorama spettacolare, quello del Lago del Flumendosa.
La particolarità di questo specchio d'acqua è che si trova incastrato in una valle decisamente stretta, che raggiungiamo dal costone sinistro con veduta a strapiombo sul lago per una decina di chilometri. La strada scende e non è facile mantenere gli occhi sulla strada, vien voglia di sporgersi per guardare il lago immerso nel verde e nella tranquillità. Qui non ci sono case, non ci sono abitazioni, bar o strutture turistiche, il lago è solitario e disponibile solo alla vista di chi è di passaggio. È uno spettacolo malinconico ma molto in armonia con la natura, la sensazione è che tutto sia fermo da chissà quanti secoli, e la speranza è che rimanga così ancora per tanto tempo... un'oasi di tranquillità da guardare, sfiorare, e non toccare.
Passiamo oltre, sempre sulla SS198 ma con un panorama ancora una volta diverso. Ci siamo lasciati i monti della Barbagia alle spalle e ora saltiamo fra dolci colline illuminate dal giallo vivo della vegetazione sarcidanese. Ci stiamo avvicinando alla pianura e non ci sono più alberi, solo cespugli e macchia mediterranea, con una vista che si apre alla pianura sottostante, dominata in parte da enormi pale eoliche, giganti di ferro che spezzano lo skyline piatto e diventano parte del territorio in modo armonico. 
Quelle che incontriamo ora sono curve dolci e molto ampie, belle da fare con una moto sportiva perchè consentono pieghe in sicurezza, ma piacevoli da affrontare anche con la nostra Electra, che ci lascia tempo e modo di godere dei dettagli della pianura sotto di noi. 

Dalla collina alla città

Lasciamo, per la prima volta, la 198 per immetterci nella SS 128 che ci accompagna dolcemente in discesa passando per Mandas. Ci immergiamo nuovamente - ma senza troppa fretta - nei ritmi della civiltà, con la comparsa delle prime rotonde e un traffico un po' più intenso, con un ultimo respiro di "aria buona" nella zona di S.Andrea Frius, sono poche le curve che ci rimangono da fare e ce le godiamo tutte, ora puntiamo verso Cagliari che rappresenta la meta ultima del nostro viaggio da porto a porto, con il suo centro storico aggrappato alla collina e il suo panorama sul golfo, che al tramonto diventa qualcosa di magico. 
Tiriamo le somme, abbiamo percorso 187 km con tutta la calma del mondo, per un tempo totale di viaggio di circa 4,5 ore. La nostra avventura finisce qui, ma se non siete stanchi, si può continuare con un percorso ad anello, che da Cagliari porta nuovamente ad Arbatax seguendo unicamente la SS125, la Orientale Sarda. Se invece volete un percorso alternativo, su strade in parte simili a quelle di questo itinerario, leggete il percorso che ha fatto Diego con la Honda VFR800F.

La mappa dell'itinerario 

Autore: Redazione

Tag: Itinerari , turismo , viaggi


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