Test

pubblicato il 19 luglio 2016

Royal Enfield, gamma 2016 - TEST

In sella ai modelli Bullet, Classic 500 e Continental GT

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Con alle spalle 115 anni di storia, Royal Enfield è il marchio motociclistico più longevo con una produzione mai interrotta. La prima bici a motore Enfield ha infatti visto la luce nel 1901, dopo alcuni anni di attività nel settore delle armi leggere e dei cannoni. Negli anni ’60 la produzione cessava in patria e continuava in India, dove la vendita delle Royal Enfield era iniziata già dal 1949.

Ancora oggi, a distanza di tanti anni, le moto vengono costruite a mano, come da tradizione. Non è prevista alcuna strumentazione o apparecchiatura computerizzata e il collaudo finale viene affidato al classico giro di prova. Il 2016, in particolare, segna una tappa importante nella diffusione del marchio in Italia, per diversi motivi. Innanzitutto perché la distribuzione nel bel Paese è passata nelle mani dell’azienda campana Valentino Motor Company SpA, che ha già dimostrato importanti capacità manageriali e che sta rinnovando la rete di vendita e di assistenza. E poi perché le moto, oltre ad essere aggiornate e proposte ad un prezzo interessante, possono godere di un momento molto positivo del segmento a cui appartengono: quello delle classiche, vintage e cafè racer.

Noi di OmniMoto.it abbiamo recentemente partecipato alla presentazione stampa nazionale della nuova gamma, avvenuta nella splendida cornice della Villa Reale di Monza, dove abbiamo potuto effettuare anche un primo breve assaggio di guida dei principali modelli, che proveremo più avanti con dei test più dettagliati.

Royal Enfield Bullet

Un modello nato nel 1932 ed evoluto sempre secondo un approccio tradizionale, con uno stile iconico che è tutt’oggi quello del periodo. Spiccano i suoi dettagli cromati e la caratteristica linea dorata verniciata a mano. La posizione di guida è eretta ed abbastanza comoda anche per i più alti, grazie anche all’ampia sella a due posti. La posizione delle pedane in gomma è piuttosto avanzata e la voluminosa leva del freno posteriore molto ravvicinata alla pedana di destra rende l’alloggiamento del piede un po’ innaturale in posizione di riposo. Il monocilindrico da 500cc si avvia facilmente sia elettricamente che con la pedivella.

L’erogazione premia decisamente i bassi regimi, dove la buona coppia permette di muoversi agevolmente nel traffico e suggerisce di cambiare le marce presto, senza sfruttare inutilmente il modesto allungo che porta il motore a diventare più ruvido e a vibrare in maniera consistente. Le strette ruote calzate su cerchi da 19”, il manubrio abbastanza largo e il peso che si ferma a 183 kg, rendono la Bullet molto agile ma allo stesso tempo stabile. La frenata è affidata al disco anteriore da 280mm che si rivela adeguato alle prestazioni, anche se va strizzato con una certa forza. Mentre al posteriore troviamo un tamburo che bisogna imparare a dosare pena facili bloccaggi della ruota, data l’assenza dell’ABS. Il prezzo al pubblico è di 4.790 euro.

Royal Enfield Classic 500

La Classic 500 è disponibile in un’ampia gamma di colori – passando dal classico nero ai satinati desert storm e battle green per arrivare alle più vistose versioni chrome grafite e nero cromato (+200 euro) – al prezzo di partenza di 5.190 euro. È attualmente proposta sia con sellino monoposto con molle, sia in versione due posti. L’aspetto è decisamente vintage e ricorda in molti dettagli lo stile tipico del dopoguerra. Caratteristiche e performance su strada del motore sono le medesime della Bullet. Anche le sensazioni alla guida sono piuttosto simili, anche se il feeling in curva garantito dalla Classic è leggermente superiore grazie alla maggiore impronta offerta dagli pneumatici più larghi calzati su cerchi da 18”. Nessuna differenza riscontrata sull'azione dell'impianto frenante.


Royal Enfield Continental GT

Infine, la Continental GT, presentata ad Eicma 2012 rievocando il modello degli anni ’60, incarna in pieno lo stile e la cultura Café Racer. A nostro parere la moto ha un look veramente azzeccato, con finiture ben curate e componentistica di livello; come le pinze Brembo, il nuovo telaio a doppia culla realizzato dalla britannica Harris Performance e gli ammortizzatori Paioli con vistose molle gialle. È piccola, ma riesce ad accogliere anche i piloti alti. Il serbatoio è lungo e stretto e presenta delle cavità per agevolare l’inserimento delle ginocchia del pilota, mentre i semi manubri piuttosto spioventi ripropongono la classica posizione di guida allungata e aerodinamica tipica delle Café Racer. Anche in questo caso la sella è disponibile sia in versione monoposto con gobba che in versione biposto. I piccoli specchietti retrovisori in alluminio, montati alle estremità delle manopole, contribuiscono allo stile ricercato, anche se faticano ad offrire una visuale posteriore decente.

Il motore maggiorato di 535cc sviluppa la potenza di 29 CV e risulta effettivamente più pronto in partenza ed in ripresa rispetto alle sorelle di impostazione meno sportiva, anche se mantiene le caratteristiche di buona coppia ai bassi regimi e poco allungo agli alti. Complice la posizione di guida, la leggerezza generale ed il buono grip offerto dalle Pirelli Sport Demon con misure di 100/90 -18 all’anteriore e 130/70 – 18 al posteriore, la guida tra le curve è piuttosto piacevole e sicura, agevolata anche dalle migliori doti frenanti garantite dall’impianto Brembo all’anteriore e dalla presenza del freno a disco posteriore al posto del tamburo proposto sulle Bullit e Classic. Alla fine il piacere di guida è penalizzato dalle limitate prestazioni offerte dallo storico motore Royal Enfield. Ma voci di corridoio, che sembrerebbero fondate, parlano della prossima introduzione di un nuovo motore bicilindrico che potrebbe rappresentare la ciliegina sulla torta e valorizzare meglio questo valido modello. Il prezzo della Continental GT è di 5.790 euro e a nostro avviso risulta molto concorrenziale in relazione alla componentistica, alle finiture e all’esclusività del marchio.

 

Autore: Redazione

Tag: Test , test , epoca , vintage , prove


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