Epoca e Classiche

pubblicato il 17 luglio 2016

Modelli leggendari: Bimota YB8 Furano

Un capolavoro su due ruote che turbò il sonno a tantissimi appassionati

Modelli leggendari: Bimota YB8 Furano

Da dove derivi il suo curioso nome - se dalla piccola cittadina giapponese situata nella prefettura di Hokkaido, o da un composto organico eterociclico altamente velenoso ed infiammabile - bisognerebbe chiederlo ai progettisti Bimota. Quel che è certo è che la YB8 Furano era un mezzo esclusivo, dotato di una forte personalità e di una ciclistica sopraffina. Una fuoriserie destinata ad una cerchia di pochi ristrettissimi eletti. Appassionati ammiratori del marchio riminese, che sapevano apprezzarne a fondo i contenuti tecnici e che, soprattutto, erano disposti a spendere oltre 47 milioni delle vecchie lire per acquistarne un esemplare. Come per tutti i prodotti della factory emiliana, l’elevata finitura dei particolari balzava subito all’occhio; nulla era lasciato al caso. Addirittura, per resistere alle forti sollecitazioni dell’aria alle alte velocità, la carenatura della Furano era stata rinforzata con inserti in fibra di carbonio. In carbonio erano anche il parafango posteriore ed il supporto della pinza posteriore.

Quattro cilindri

Cuore pulsante della Furano era il quadricilindrico bialbero a venti valvole della Yamaha FZR 1000 Exup con cambio a cinque rapporti. Per incrementare la già ottima potenza del propulsore nipponico, i tecnici riminesi avevano sostituito i carburatori con un sofisticato sistema ad iniezione elettronica indiretta, comandato da una centralina a microprocessore debitamente mappata. E il risultato ottenuto aveva dell’incredibile: 164 cavalli contro i 145 del propulsore originale. Considerando che la Kawasaki ZZR 1100, la moto di serie più veloce e potente dell’epoca, si fermava a 151 cavalli…

Ciclistica di livello!

Una moto velocissima, ma impegnativa. Per questo, sul fronte della ciclistica nulla fu lasciato al caso. Il telaio era un raffinatissimo doppio trave interamente in alluminio, talmente curato in ogni particolare da sembrare una scultura moderna. All’avantreno spiccavano una professionale forcella Ohlins upside-down completamente regolabile e un impianto frenante a doppio disco a quattro pistoncini. Al retrotreno lavoravano un monoammortizzatore pluriregolabile e un forcellone a doppio braccio oscillante in alluminio a sezione rettangolare anche se, vista l’esclusività del prodotto, sinceramente, un doppio braccio oscillante asimmetrico, o con capriata di irrigidimento, sarebbe stato sicuramente più gradito. Ma d’altronde nessuno è perfetto! L’impiego di materiali pregiati, sempre stando alle dichiarazioni della casa, aveva permesso di contenere il peso a secco in soli 180 kg.

Punti di forza...

Potenza, stabilità, precisione direzionale e velocità di inserimento in curva erano i punti di forza della fuoriserie riminese. E il tutto accompagnato da un sound entusiasmante. Oggi, una maxi sportiva con 164 cavalli, 180 kg ed oltre 280 km/h di velocità massima non fa certo notizia, ma vent’anni fa…

Autore: Redazione

Tag: Epoca e Classiche , quadricilindriche , epoca


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