Epoca e Classiche

pubblicato il 3 luglio 2016

Honda CBR Fireblade: la superbike anticonformista

La storia di questa sportiva giapponese è sempre stata controcorrente. Una delle migliori ma lontano dalle mode

Honda CBR Fireblade: la superbike anticonformista
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La Honda CBR Fireblade ha una storia lunga che merita di essere raccontata, perchè oltre l'apparente immagine della superbike dai grandi numeri, della classica moto giapponese guidabile da tutti e del suo appeal di bella ma non troppo appariscente, c'è l'anima di una moto che non si è mai inginocchiata davanti alla moda o alle esigenze di mercato, e in tutte le versioni ha sempre deciso lei quale fosse la sua strada, tracciando un percorso parallelo che le altre SBK non hanno mai osato intraprendere. La Fireblade è la Fireblade, e le altre sono altre, non mischiatela mai con la massa.

Nascita ed evoluzione di un concetto fuori dagli schemi

La storia dei modelli CBR è iniziata ben prima della Lama di Fuoco, quando a metà degli anni '80 la CBR 600 ha stupito il mercato con un modello rivoluzionario. Dopo arrivarono tante cilindrate ma con storie completamente diverse da quella della Fireblade, filone sportivo nato nel 1992 con la CBR 900 RR e proseguito fino ai giorni nostri con la CBR 1000 RR. 
La prima della dinastia era una moto che nessuno si aspettava. Il mondo aveva perso la testa per le 750, la SBK cominiciava a prendere piede e le sportive stradali diventavano sempre più simili alle moto da corsa. Quando sul mercato arrivò una honda con motore a 4 cilindri da 900cc qualcuno pensò che in Giappone avessero fatto male i calcoli.
In realtà i tecnici dell'Ala avevano ragionato tutto molto bene: in Superbike c'era la RC30 e quella sarebbe stata l'unica arma da gara, sul mercato ci voleva qualcosa con una notevole coppia ai bassi e un motore elastico, sfruttabile e molto affidabile. La scelta è ricaduta sugli 893 cc della prima Blade. Tadao Baba, il creatore di questo successo, ha dichiarato: "avevamo pensato a una 750, ma c'era già la VFR, poi a una 1000, ma avevamo la CBR1000F, allora pensammo a un motore quattro cilindri in linea con le dimensioni di un 750 mantenendo lo stesso alesaggio e aumentando la corsa. Avevamo inventato una nuova classe, quella delle 900."
Anche Tadao, poi, si rese conto che quella classe avrebbe avuto una sola protagonista, nessun altro osò cimentarsi nella sfida. Perchè realizzare una 900 quando tutto il mondo spingeva per avere le 750? Questo rifiuto della concorrenza fu parte del successo della CBR900RR, che da moto unica nel panorama mondiale, poteva fidelizzare un'utenza del tutto particolare e anticonformista rispetto alle mode e alle convenzioni dell'epoca. 
Certo, il successo non sarebbe mai arrivato se fosse stata una moto brutta o di scarsa qualità. La mamma di tutte le Blade era una moto straordinaria. Il cupolino aveva due grossi fari tondi stile endurance e il cupolino era tutto bucherellato ai lati, un tocco estetico che riprendeva una soluzione molto usata nelle competizioni per migliorare l'aerodinamica delle moto da corsa. Il serbatoio era massiccio e il codino molto filante. con due grossi sfoghi d'aria e con il faro posteriore sdoppiato. Personalissima e bella, con una ciclistica rigorosa data dal telaio doppio trave e dal cerchio anteriore da 16". Rispetto a una SBK dell'epoca era meno estrema da guidare, si lasciava anche portare a spasso grazie alla coppia elevata ai bassi e alla fluidità d'erogazione e la posizione di guida non era così scomoda. Le colorazioni con dettagli rosa fluo e giallo fluo erano in perfetto stile anni '90 e piacevano parecchio. Nasceva un mito tuttora difficile da mettere in dubbio. 
Con il passare del tempo c'è stato modo di analizzare l'andamento del mercato e dell'azzardo voluto da Baba. La nicchia creata apposta per questo modello non era stata attaccata da altri concorrenti e il progetto funzionava, le CBR Fireblade si vendevano bene e benchè non potesse vantare un palmares sportivo (essendo fuori dai regolamenti di tutte le categorie) era diventata un punto di riferimento per gli amanti della guida grintosa su strada. La seconda generazione non poteva che essere sullo stesso filone e nel 1996 è nata la CBR900RR Fireblade con motore da 919cc, ritoccato nella cubatura per essere ancora più coppioso e pronto ai bassi. La moto fu un successo e la sua linea ricalcava in pieno la versione d'origine, ma ammorbidendo gli spigoli e ammordernando qualche dettaglio. Il faro anteriore era diventato a lente unica, benchè ancora sdoppiato, e il codone abbracciò uno stile più morbido con doppia feritoia. Tecnicamente aveva un nuovo telaio e l'iniezione elettronica. Ancora una volta niente competizioni per lei e ancora una volta fu scelta da quei clienti sportivi con l'anima libera.

929 e 954, le più controverse

Con la terza versione, arrivata nel 2000, era cambiata radicalmente sia la forma che la sostanza. Tadao Baba si era trovato davanti a un bivio importante: le supersportive si erano evolute, e le 750 avevano lasciato il posto alle 1000 dopo l'arrivo della rivoluzionaria Yamaha R1. Si vociferava della crescita di cilindrata anche nel mondiale Superbike e per questo tutti i competitor stavano preparando una 1000 da pista. Era l'occasione giusta per realizzare una CBR 1000 RR, attaccando la nuova categoria che ancora non era stata coperta da un modello Honda, ma questo avrebbe significato rinunciare all'anima più profonda del progetto CBR, ovvero quell'unicità e quell'essere fuori dagli schemi che aveva dato il successo al modello. 
Niente da fare, Tadao seguì il suo istinto: "Sono un grande ammiratore della R1, ma era importante che la Fireblade rimanesse una velocissima moto da strada. Doveva essere comoda nei lunghi viaggi e per andare a lavoro tutti i giorni e soprattutto doveva rimanere una moto facile da guidare anche se, in ogni momento, si poteva portare in pista". Ed ecco nascere la CBR 900 RR 929cc, con motore ancora una volta aumentato nella cilindrata e con una nuovissima estetica. Questo fu il passo importante che caratterizzò la Fireblade come moto stradale: al contrario delle concorrenti di quell'epoca, la 929 non rinunciò alle forme abbondanti delle carene e a un look più sobrio... fin dal primo sguardo non doveva mischiarsi con i mezzi estremi che Ducati, Yamaha e Suzuki stavano proponendo, e questo portò anche a un successo meno marcato rispetto al passato. L'utenza stava cambiando e la corsa alle grandi potenze aveva rubato molti clienti alla Blade.
Non passarono nemmeno due anni che arrivò un nuovo progetto: la CBR 900 RR 954 del 2002. Ora la cilindrata arrivava quasi a 1000 ma non si è voluto cambiare il nome. L'estetica era invece molto più estrema, spigolosa e compatta, ma rimaneva una moto più comoda e facile della concorrenza. In sostanza, manteneva le sue caratteristiche da ottima stradista ma le camuffava in un look estremo che piaveva molto al motociclista sportivo del nuovo millennio. Successo mediocre anche per lei, purtroppo, mentre le vendite di R1 e GSX-R decollavano e la Superbike aveva definitivamente adottato le 1000 facendo morire la categoria delle 750. 

1000 come le altre, ma diversa da tutte le altre

Rivoluzione totale nel 2004, perchè il concetto originario di Tadao si è dovuto scontrare con l'esigenza di una supersportiva dalle superprestazioni. L'impossibilità di tenere in listino sia una 900 che una 1000 portò alla scelta di creare la prima Fireblade con tre zeri, ed ecco la prima generazione di CBR 1000 RR.
Era stato sacrificato un concetto per creare uno dei più grandi successi della Casa di Tokyo. La nuova RR era una moto dalla bellezza travolgente, con quel codone affilato e lo scarico alto, lo sguardo da gatto con i fari sottili e le linee disegnate dal vento. Pur essendo esteticamente molto sportiva, non era così compatta e ribadiva l'indole di moto facile e accogliente per tutti i piloti. Finalmente la Fireblade poteva entrare nelle comparative fra Superbike, quelle vere, anche se le perdeva tutte perchè non aveva la stessa potenza e la stessa agilità della concorrenza... ma fu la più venduta. Semplicemente riusciva a dare quella confidenza che le armi da professionisti della concorrenza non davano a tutti, la Fireblade era ancora la Fireblade, una ottima sportiva stradale che aveva rubato i cuori di tantissimi motociclisti. 

Passato e presente... ma il futuro?

Il resto è storia recente e la conosciamo bene. Con tanti restyling ed evoluzioni siamo arrivati al 2016 con una CBR 1000 RR Fireblade ancora fedele a sè stessa e alla promessa che ha fatto ai suoi più fervidi appassionati: in 24 anni di vita, questa moto non si è mai inginocchiata alla moda e ha sempre voluto essere dalla parte dei motociclisti veri, quelli che usano la moto per andare al mare con la morosa, per andare a lavoro, per andare in pista e per girare su strada anche l'inverno. Fireblade si fa bandiera del concetto di sportiva stradale che si è perso nel tempo, ma che rimane un elemento di fondamentale importanza per tantissimi motociclisti, anche per quelli che amano le moto con i semimanubri e il pedigree da pista. Presto nascerà una nuova Fireblade e ci sono voci contrastanti su come sarà: c'è chi dice che avrà il motore V4, c'è chi parla di elettronica e potenze estreme, ma c'è anche chi spera che la Fireblade del futuro tenga fede al nome che porta e che renda orgoglioso l'ormai pensionato Tadao.

 

Autore: Michele Lallai

Tag: Epoca e Classiche , superbike , epoca


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