Test

pubblicato il 29 giugno 2016

Yamaha Tracer 700 - TEST

Abbiamo provato la nuova viaggiatrice della Casa dei Tre Diapason che si candida al vertice del segmento crossover di media cilindrata

Yamaha Tracer 700 - TEST

Con il suo nuovo crossover, Yamaha conclude il tris di modelli costruiti attorno al vivace bicilindrico da 689 cc a scoppi irregolari con fasatura a 270 gradi: la funbike MT-07, la heritage XSR700 e lei, la viaggiatrice Tracer 700. Quest’ultima eredita la medesima filosofia che ha decretato il successo della sorella maggiore Tracer 900, salita subito in vetta agli indici di gradimento motociclistico grazie ad un perfetto mix tra spiccata predisposizione al mototurismo e carattere effervescente. Insomma, quella capacità tutta Yamaha di far sì che gli istinti sportivi continuino ad ardere sotto le braci anche quando si indossano pacifici abiti da viaggio, con tanto di borse, carene protettive e voglia di macinare strada.

Ancora più bella

La prima cosa che colpisce di questa Tracer 700, osservandola dal vivo, è l’estetica accattivante. Chiaro, è un discorso soggettivo... ma le linee sembrano ancora più armoniche rispetto a quelle della versione da 900 cc. Davvero ben riuscito l’equilibrio dei volumi tra la zona anteriore e quella posteriore che, complessivamente, rende alla perfezione l’idea di una moto “protettiva” ma allo stesso tempo filante. Per non parlare poi dell’allestimento “pronto viaggio” mostrato durante la presentazione stampa (con borse laterali rigide, tubolari paracarena, faretti e altri accessori “travel oriened” pre-montati), che ha subito catturato l’attenzione dei presenti... date uno sguardo alla gallery foto, non è bellissima?

Cosa cambia... e cosa no!

Realizzata attorno alla stessa piattaforma che condivide con la versione naked e con la heritage, la Tracer propone l’ottimo bicilindrico CP2 capace di erogare 74,5 CV a 9.000 giri/min e una coppia massima di 6,9 kgm a 6.500 giri. Invariati anche il telaio tubolare in acciaio e l’impianto frenante (l’ABS è di serie) che sfrutta una coppia di dischi da 282 mm morsi da pinze a 4 pistoncini davanti e un disco posteriore da 245 mm. In perfetto stile crossover cambiano, invece, l’altezza della sella (che aumenta, 845 mm da terra), il manubrio (più largo e con una curva più alta, integrando anche “paramani” - in realtà alette aerodinamiche - e indicatori di direzione); mentre il serbatoio raggiunge quota 17 litri per un più ampio raggio d’azione. Per incrementare le doti di viaggiatrice a tutto tondo, le sospensioni sono state riviste nella taratura: la forcella (telescopica, non regolabile) è stata ottimizzata soprattutto per quanto riguarda la rigidezza della molla, mentre il nuovo forcellone oscillante con leveraggi progressivi (in alluminio e più lungo di 50mm) garantisce un’escursione della ruota maggiore di 12mm. Forcellone che ha inoltre fatto salire la misura dell’interasse fino a 1.450 mm, a tutto vantaggio della stabilità generale del mezzo. Infine, la nuova Tracer 700 raggiunge un peso complessivo (in ordine di marcia) di 196 Kg... 14 in più rispetto alla versione naked.

A tutto TEST

Agile ma non iper-reattiva. Allo stesso tempo, disinvolta e assennata. Insomma, parente stretta della MT-07 ma con un carattere differente. Perché la Tracer è sì sexy, proprio come la naked... ma non sfacciata. Indossa abiti meno succinti, con un’aria da tipa “sveglia” ma comunque affidabile e matura. In sella l’accoglienza è ottimale, con un’ergonomia improntata al confort e una piacevole sensazione di controllo in ogni situazione. Con lei si fa amicizia in fretta e ci si sente subito padroni del mezzo. Un rapido check alla seduta, poi, rivela subito quella che sarà una conferma alla fine della prova: sella ben imbottita, comoda, e con un ottimo sostegno; pedane arretrate il giusto; accoglienza di livello per il passeggero, che può contare anche su pratiche maniglie (ben distanziate) cui aggrapparsi. Insomma, con questa moto si può macinare tanta strada divertendosi, anche in coppia, e senza accumulare stanchezza o indolenzimenti. In questo, una nota di merito va all’efficace plexiglas regolabile manualmente (senza bisogno di attrezzi), che a fronte di una superficie tutto sommato limitata (con il merito di non “appesantire” troppo le linee all’anteriore) offre una protezione aerodinamica ottimale, soprattutto alla massima altezza. Davvero un risultato eccellente!

E se scatta il prurito?

No problem! Tra le curve il divertimento è assicurato. Equilibrata ma svelta, la Tracer 700 appaga chi non rinuncia al piacere di guida e “danza” coinvolgente tra una piega e l’altra. Rispetto alla MT-07 è necessaria un po’ di fisicità in più nei rapidi cambi di direzione - non mi dispiacerebbe un manubrio un po’ più largo, per una migliore leva - ma allo stesso tempo si fanno apprezzare la maggiore stabilità e omogeneità nella discesa in piega, che favoriscono anche il feeling con l’anteriore. E a proposito, sempre rispetto alla versione naked diminuisce l’oramai celebre, insana e perenne istigazione all’impennata… ma non del tutto! Molto equilibrata la frenata (efficace e ben modulabile, con un ABS praticamente impercettibile) ed eccellente il cambio, sempre preciso e morbido... proprio come la frizione.

Due cilindri DOC

Protagonista sulla Tracer 700 è poi ovviamente il motore. Uno dei bicilindrici di media cilindrata con la personalità più spiccata in circolazione. Ai medio-bassi si ritrova subito la piacevole brillantezza cui questo propulsore ci ha oramai abituati. Frizzante in uscita di curva e reattivo ad ogni manata di gas. In allungo, invece, è sembrata mancare un pizzico di incisività rispetto alle unità che equipaggiano le altre versioni. Ma ragionando, si tratta con tutta probabilità di una semplice sensazione. Banalmente infatti, all’aumentare della velocità, l’ottima protezione aerodinamica smorza quella percezione di “muro d’aria da penetrare" che invece sulla naked incrementa, e di molto, la sensazione di accelerazione in allungo. Va detto, poi, che la prova - distribuita lungo ben 8 tra i passi dolomitici più belli - si è svolta quasi costantemente sopra quota 1.500 metri, con ovvi effetti sull’erogazione del motore. Buono infine il dato sui consumi che, anche esagerando col gas, difficilmente scendono sotto i 20 km/l.

Più… e meno!

Non è facile fare le pulci a questa nuova Tracer 700, che mette in campo tanta qualità... soprattutto se rapportata al prezzo d’acquisto molto competitivo. Se proprio dovessi trovarle un neo, la sospensione posteriore ha una risposta un po’ secca sullo sconnesso e quando si affrontano tratti di asfalto non perfetto a velocità sostenuta si innesca qualche “saltellamento” di troppo. Viceversa, ho apprezzato molto il comportamento della forcella che, nonostante non sia regolabile, offre il giusto mix tra sostegno nella guida sprint e capacità di assorbire fondi disomogenei.

Una sfida infuocata

In conclusione, una viaggiatrice pronta a macinare chilometri che però non rinuncia a quel piglio guizzante ed aggressivo imprescindibile su ogni Yamaha che si rispetti. Tanto basta a lanciare la sfida a quella che, fino ad oggi, è stata la protagonista assoluta del segmento, la Honda NC750 X DCT, la quale - con un’indole diversa ma altrettanto convincente - ha saputo scalare in fretta le classifiche di vendita di mezza Europa. Si preannuncia una battaglia infuocata!

Yamaha Tracer 700 è disponibile presso le concessionarie del marchio giapponese al prezzo di 7.890 euro f.c. nelle colorazioni Yamaha Blu, Radical Red e Tech Black.

Autore: Diego D'Andrea

Tag: Test , bicilindriche , test , prove


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