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pubblicato il 6 giugno 2016

MotoGP a Barcellona: correre è stato giusto, festeggiare no

La morte di Luis Salom ha condizionato fortemente tutto il weekend di gare, ma ci saremmo aspettati un comportamento molto diverso da parte di tutti

MotoGP a Barcellona: correre è stato giusto, festeggiare no

Mi sarebbe piaciuto parlare dello spettacolo che abbiamo visto in pista nella gara MotoGP di Barcellona, della vittoria spettacolare di Valentino Rossi, della stretta di mano al parco chiuso con Marc Marquez, dello strike di Iannone su Lorenzo e della bellissima gara di Vinales, ma purtroppo oggi scrivo d'altro, perchè questo weekend è morto un ragazzo.

Cosa è successo

Luis Salom è caduto alla curva 12 del Montmelò durante la seconda sessione di libere. La moto è scivolata davanti a lui, ha rimbalzato sugli air fence e l'ha travolto, una dinamica che in pista vediamo raramente, come inusuale è anche la velocità della scivolata, davvero elevatissima. La dinamica completa dell'incidente la scopriremo, ma per il momento non abbiamo immagini dettagliate dell'inizio della caduta da poter analizzare. 
La famiglia di Luis ha acconsentito al proseguo delle gare e la Safety Commission ha deciso per la modifica di quella curva, utilizzando la più lenta variante del percorso Formula1 e scegliendo un diverso disegno anche per la curva 9. Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, a differenza di tutti gli altri piloti, non si sono presentati alla riunione, salvo poi fare dei commenti negativi riguardo la modifica del circuito, che avrebbe favorito le Honda. Tutto il circus - capitanato da Pol Espargaro - ha commentato aspramente il comportamento dei due piloti Yamaha, assolutamente ingiustificabile. Il weekend è proseguito senza intoppi (a parte qualche caduta), con gare interessanti e un ricordo per Luis da parte di tutti i piloti sul podio.

Cosa sarebbe dovuto succedere

La decisione di proseguire con prove e gare è stata più che corretta, ma è criticabile il modo in cui è stato messo da parte quel che è successo nel giro di poche ore... Sarò più chiaro.
Luis non avrebbe mai voluto che il mondo si fermasse, nessun pilota lo vorrebbe, ed è giusto che tutti i suoi colleghi abbiano corso offrendo il più bel spettacolo possibile. La frase "the show must go on", che ultimamente viene rimbalzata a destra e a manca con chiaro riferimento al business, alle tv a agli sponsor, è assolutamente sbagliata: in questa situazione lo spettacolo non deve continuare perchè schiavo dei contratti, ma perchè un pilota è morto correndo e l'unico modo di rendergli onore è dedicargli sorpassi, sportellate, spettacolo e vittorie.
Invece tutto è stato processato e archiviato nel giro di pochi istanti. Nessun pilota si sarebbe dovuto permettere di mancare a questa safety commission, o peggio ancora criticare delle scelte fatte per la sicurezza dei piloti. Nessuno avrebbe dovuto festeggiare e urlare di gioia a fine gara, perchè nessun pilota avrebbe dovuto correre per se stesso questa domenica, ma solo per rendere onore a Luis e portare sul podio una dedica speciale. Non basta una maglietta sul podio e una dichiarazione in conferenza stampa a dare il giusto peso a quel che è accaduto.

 

Autore: Michele Lallai

Tag: Sport , motogp , gare


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