Epoca e Classiche

pubblicato il 24 marzo 2016

Cagiva Mito e Aprilia RS125: la guerra che infiammò gli anni '90

Erano sportive dalla ciclistica rigorosa con più di 30 cavalli, si sfidavano sulle strade e ammazzavano tantissimi giovani

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Anni '90: decennio di esagerazioni, vestiti poco sobri, berlusconismo in ascesa, Baywatch e adolescenti fortunati. Nello specifico, i ragazzini più invidiati da tutte le generazioni future e passate, erano quelli con alle spalle una famiglia benestante e una sana passione per le due ruote e per la velocità. Se le condizioni erano queste (e non era raro trovarle), c'era un solo pensiero nella loro mente: dover scegliere fra Cagiva Mito e Aprilia RS125.

Una guerra vera

Le due fazioni erano in contrasto, con il livore tipico e la sana intransigenza di chi ha meno di 20 anni: i cavalieri del Sacro Ordine del 7 Marce non potevano mischiarsi con l'Armata dal Telaio in Alluminio, e viceversa, creando un fenomeno di costume e un successo di mercato riconosciuto come l'epopea delle 125 più veloci del mondo.
Perchè non era solo una questione di estetica e status symbol, le 125 di 20 anni fa andavano come schegge, erano le armi ideali per questa battaglia dai princìpi trascurabili, ma dal fortissimo senso d'appartenenza. E come in ogni guerra, una lunga striscia di morti è stata lasciata sulla strada, nei guard rail delle statali o agli incroci delle nostre città.
La storia delle 125 stradali è iniziata a metà degli anni '80, quando il Motomondiale era interamente a 2 tempi e le tecnologie venivano riprese per la produzione di moto di serie. Le classi minori stuzzicavano gli appassionati e nascevano le prime 250 e 125 con motori estremi. Dal Giappone arrivavano moto con motori robusti ma ciclistiche più economiche, mentre in Italia nascevano veri e propri capolavori di ingegneria come l'Aprilia AF1 o la Gilera KK. 

La storia delle 125 più veloci di sempre

Furono i primi anni '90, però, a far debuttare le vere e proprie "race replica", praticamente delle Sport Production con targa e fari, e dopo l'iniziale ondata di Aprilia Futura, Gilera SP01 e Cagiva C12 Freccia, arrivarono le leader indiscusse di questa guerra tutta italiana: La Mito e la RS125, sul mercato nel  1990 la prima e nel 1992 la seconda.
Dal lato Cagiva c'era una moto - la prima serie - che ha fatto impazzire per la sua estetica pulita e la sua immagine da "moto grossa", aiutata anche dalle colorazioni replica delle moto da gara come la Lawson Replica e la Lucky Strike. La bandiera era senza dubbio il motore "7 Speed", con cambio a sette marce, una chicca che faceva scena ma che sulla pratica non portava alcun vantaggio rispetto a un cambio a 6 rapporti.
La parte Aprilia aveva, di contro, una moto con dimensioni leggermente più accoglienti anche per i ragazzi più alti e un'impostazione estetica più stradale. Anche questa traeva ispirazione dalle corse, con colorazioni replica Reggiani e Chesterfield. Il pezzo forte era il bellissimo telaio in alluminio, lavorato ad arte e dalla forma sinuosa, profondamente simile a quello delle moto da gara e per questo più raffinato di quello della Mito.
Nella storia delle moto stradali nessuno aveva mai realizzato moto 2 tempi da 1/8 di litro così potenti e belle da guidare, preziose con ciclistica Marzocchi e freni Brembo, assolutamente rigorose fra le curve e velocissime in rettilineo. Fra gli amici della piazzetta era importante farsi notare e i genitori - spesso troppo permissivi - sganciavano centinaia di migliaia di lire per scarichi aperti, pacchi lamellari, carburatori maggiorati ecc, arrivando a costruire mostri da poco più di 120 kg e più di 40 cavalli alla ruota.

L'evoluzione e il crollo

Il successo di queste moto fu tale da portare in breve tempo a una serie di "botta e risposta" fra le due Case, con modelli sempre più al passo con i tempi e versioni speciali a tiratura limitata per chi voleva distinguersi. Il 1994 portò all'aggiornamento profondo della Mito EV con estetica derivata dalla Ducati 916, mentre la RS 125 Seconda Serie, debuttò nel 1996 con forme più arrotondate e faro tondo al posteriore, per molti ancora la più bella. 
Furono questi gli anni di massimo splendore di regine in eterna lotta. Quello che rendeva la sfida più accesa era soprattutto l'impossibilità di scegliere quale veramente fosse la migliore delle due: la mito era più nervosa e scomoda, con un'erogazione appuntita da sportiva per eccellenza, mentre la RS aveva un motore più morbido nell'erogazione e un comportamento più rigoroso.  Nessuna delle due aveva difetti, ma solo "caratteristiche".
La sfida continuò negli anni e Mito non si aggiornò più nell'estetica. La crisi dell'azienda rendeva impossibile nuovi investimenti e le sole vendite della 125 non potevano tenere su tutta l'azienda. Aprilia, che navigava in acque migliori, fece uscire anche una terza serie della RS125/250 profondamente ispirata alle moto che vincevano tutto da tanti anni nelle classi minori del motomondiale. Verso la fine dei '90 - con la diffusione capillare degli scooter - l'entusiasmo dei ragazzini andò un po' a scemare e come in tutte le guerre non ci fu un vero vincitore... anzi, ci furono solo sconfitti, per mano della legge italiana.

Poi imposero i 15 CV

Erano troppi i sedicenni che si lanciavano a 180 all'ora sulle strade di campagna, ed erano troppi quelli che venivano recuperati dai fossati e messi direttamente nei sacchi neri. Le 125 erano diventate così estreme che le morti premature dei minorenni non erano mai state così alte, così nel 1999 la legge cambiò e obbligò a un limite di potenza di 11 kW (15 CV) per tutte le moto guidabili con patente A1 conseguibile al 16° anno di età. La potenza venne praticamente dimezzata, Mito e RS alzarono bandiera bianca. Tutti fuori dalla trincea, la guerra era finita.
Negli anni 2000 le vendite delle 125 crollarono, benchè si potesse comprare il kit per la pista che riportava le moto a piena potenza. Assieme alla legge era cambiata anche la sensibilità dei genitori e i capricci dei ragazzini non venivano più soddisfatti. Nel 2006 arrivò la quarta serie della RS125, derivata strettamente dalla Derbi GP125 ed entrambe ispirate all'estetica della RSV1000, bellissime ma ovviamente snaturate e poco fortunate. Mito si aggiornò nell'estetica solo nel 2008 con la SP525, ma cercando di replicare lo stile delle C594 da GP degli anni '90 Cagiva ha realizzato una specie di moto con il muso da suino. Fu soprannominata subito "il Maialino". 
Il funerale delle 125 venne celebrato definitivamente nel 2011, quando Aprilia presentò la RS4, una sportiva 125 con telaio in alluminio ma ciclistica e componentistica da moto economica e soprattutto un motore a 4 tempi. Il look era accattivante, una RSV4 in miniatura, ma i contenuti no: 140 kg per 15 CV. 
I ragazzini morti sulle strade per colpa della velocità ormai sono pochi, il taglio è netto rispetto al passato e le patenti europee funzionano, la sicurezza stradale è una priorità ed è giusto così. Forse è anche per questo finale "lieto" che quel decennio di gare di accelerazione nelle zone industriali e di curve con le ginocchiere dei pattini sopra i jeans, è già leggenda. La guerra è finita, andate in pace.

Autore: Michele Lallai

Tag: Epoca e Classiche , epoca


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