Test

pubblicato il 21 marzo 2016

Moto Guzzi V9 Roamer e Bobber - TEST

La nuova custom di Mandello del Lario è facile, stilosa e tecnologica ed è declinata in due varianti: Roamer (classica) e Bobber (cattiva)

Moto Guzzi V9 Roamer e Bobber - TEST
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In occasione del suo 95esimo compleanno e con alle spalle una tradizione custom di oltre 40 anni, Moto Guzzi lancia sul mercato la V9: una moto completamente nuova, destinata agli appassionati del settore ma anche a coloro che mai prima d'ora avrebbero pensato di comprare un mezzo simile. Monta un bicilindrico da 853 cc e 55 CV ed è realizzata in due varianti: V9 Roamer, più classica; e V9 Bobber, più sportiva. È già in commercio con prezzi rispettivamente di 9.890 e 10.190 euro. L'abbiamo provata per voi lungo le strade che costeggiano il Lago di Como per scoprirne pregi e difetti.

Moto Guzzi V9 Roamer e Bobber

Moto Guzzi V9 è una custom di media cilindrata, compatta, facile e accattivante. Come anticipato, viene proposta in due varianti. La prima, più elegante, si chiama Roamer ed è l'erede della Nevada. È disponibile in tre colori: bianco, giallo e rosso. Si caratterizza per la sella con cuciture di contorno a contrasto (alta da terra 785cm), i dettagli cromati e i cerchi color nero opaco da 19'' davanti e da 16'' dietro (con pneumatici 100/90-150/80). La Bobber, invece, ha un aspetto più dark, sfoggia tinte scure (nero o grigio), con piccolissimi richiami grafici in giallo o rosso opaco, un manubrio basso, gli scarichi scuri, dei grossi pneumatici (130/90-150/80) montati su ruote da 16” e una sella più bassa (780cm). Entrambe sono dotate di una nuova strumentazione digitale con quadrante circolare.
A spingere la Moto Guzzi V9 ci pensa un nuovo bicilindrico trasversale a V di 90° Euro4 da 853cc raffreddato ad aria con distribuzione a due valvole per cilindro, capace di erogare una potenza di 55 CV a 6.250 giri/min e 62 Nm di coppia a soli 3.000 giri/min. Tuttavia è disponibile anche la versione depotenziata, in linea con le limitazioni della patente A2.
Il cambio a sei marce è completamente nuovo e la trasmissione si affida a un albero cardanico a doppio giunto disassato dalle dimensioni maggiorate e dalla nuova coppia conica. Il telaio è in acciaio a doppia culla scomponibile, mentre il forcellone è in alluminio fuso. Il pacchetto sospensioni prevede una forcella a steli tradizionali da 40mm con escursione da 130mm e ammortizzatori posteriori regolabili nel precarico. L'impianto frenante Brembo, dotato di ABS di serie, è affidato a un disco anteriore da 320mm con pinza a 4 pistoncini e a un disco posteriore da 260mm con pinza a 2 pistoncini.
Moto Guzzi V9 prevede di serie, tra le altre cose, il traction control regolabile (su 2 livelli) ed escludibile, l'immobilizer e la presa USB. Il peso della moto in ordine di marcia è di 199 kg, mentre il serbatoio ha una capienza di 15 litri. Tra gli optional spicca la già nota piattaforma multimediale MG-MP che consente di collegare lo smartphone alla moto e accedere a una serie di informazioni utili. Tantissimi gli accessori disponibili, che fanno della V9 una moto estremamente personalizzabile.

A tutto TEST

Partiamo dalle cose che hanno in comune le due varianti. La Moto Guzzi V9 è una moto molto ben costruita. La cura per le finiture è quasi maniacale e la qualità costruttiva è davvero notevole.
Il motore “frulla”, vibra e suona come ci si aspetta che faccia il propulsore di una custom. Pur essendo ruvido, però, in marcia si rivela sorprendentemente docile e lineare. I 55 CV, che sulla carta potrebbero sembrare pochi, in sella sono perfetti. La V9 spinge tanto, soprattutto ai bassi e ai medi regimi, e non si avverte in nessun caso la necessità di maggiore potenza; è pur sempre una moto con cui godersi la strada e il panorama con li vento in faccia (non è un caso che non ci sia il contagiri). E Consuma poco: nel corso della nostra prova abbiamo tenuto una media di 22 km/l; per cui è facile ipotizzare che con una guida decisamente più attenta si riesca ad andare ben oltre i 25 km/l.
Gran bel lavoro è stato fatto sul nuovo cambio a 6 marce. Gli innesti sono sempre morbidissimi e precisi. Ben tarata è la lunghezza dei rapporti. Morbido è anche il comando della frizione; in coda o al semaforo non ci si affatica affatto. Altra nota positiva, la frenata. È pronta e decisa: per ottenere un'azione marcata delle pinze sui dischi non è necessario strizzare la leva del freno anteriore. Non abbiamo invece mai avvertito la presenza del Traction Control, che rappresenta comunque un grosso valore aggiunto: l'importante è che ci sia, insomma.
Veniamo ora alle differenze tra i due modelli. La Roamer ha una posizione di guida più naturale e vanta una sella più comoda e ampia. Ha il manubrio è più largo e alto, e tra le due è probabilmente quella che offre un comportamento dinamico più disinvolto. È comoda in tutti i contesti. Nel misto è rotonda e piacevole da guidare. La Bobber, invece, è caratterizzata da una geometria manubrio-sella-pedane diversa e costringe a una posizione di guida ibrida. Si sta con il busto un po' inclinato in avanti, e chi è sopra il metro e ottanta è costretto a viaggiare con le gambe leggermente divaricate per non toccare con la tibia i due cilindroni del motore. Anche il comportamento dinamico è diverso, ma in definitiva il feeling di guida resta lo stesso di quello offerto dalla sorella Roamer: lo si raggiunge solo diversamente, ecco.

Conclusioni

Insomma la Roamer e la Bobber sono due moto differenti. E nonostante la prima si riveli più naturale nella guida e nella posizione, più comoda e piacevole nelle percorrenze medio-lunghe, personalmente preferirei la seconda per look e personalità; non importa se poi mi costringe ad aprire leggermente le gambe. Ma il gusto è soggettivo. Quindi, al di là di tutto, è l'uso che s'intende fare della moto a dover determinare la scelta di un modello o dell'altro. Nel complesso la V9 è una custom valida. È adatta a tutti i motociclisti e non ha molte concorrenti da tenere a bada. Il prezzo – 9.890 euro –, considerando la qualità costruttiva e le soluzioni tecniche adottate, è competitivo.

Abbigliamento

Casco: Moto Guzzi
Giacca: Dainese Super Speed D-Dry Jacket
Pantaloni: Dainese Bonneville Regular Jeans
Guanti: Dainese Rainlong D-Dry Gloves
Scarpe: V'Quattro Game Aplina

Autore: Francesco Irace

Tag: Test , bicilindriche , test , prove


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