Test

pubblicato il 14 marzo 2016

Triumph Bonneville T120 Black e Thruxton R 2016 - TEST

Nuovi motori raffreddati a liquido, tanta elettronica e ABS di serie: crescono (molto) le prestazioni, la guidabilità e il divertimento in sella, calano i consumi

Triumph Bonneville T120 Black e Thruxton R 2016 - TEST

Dopo 15 anni di onorata carriera, siamo di fronte ad una piccola, grande rivoluzione. Triumph mette mano alla sua leggendaria famiglia Bonneville con interventi che, pur salvaguardandone lo stile classico tipicamente british, propongono delle moto decisamente moderne e raffinate. Facciamo però un passo indietro: per il 2016 la gamma Triumph Bonneville si articola in 5 differenti modelli, dalla entry level Street Twin, fino alla T120 e T120 Black, passando poi alla Thruxton ed alla sua raffinata declinazione R. Due cilindrate differenti, 900cc per la Street e 1.200cc per le altre versioni, con differenti definizioni tecniche dei propulsori (e prestazioni) che confermano la Thruxton come l’interpretazione sportiva della gamma. Volando a Lisbona per prendere contatto con Bonneville T120 Black e Thruxton R abbiamo appreso con facilità qual è il principio ispiratore delle nuove classic Triumph, per le quali la Casa non si è limitata ad un upgrade bensì ha predisposto un lavoro di sviluppo (durato quattro anni) teso a scrivere un nuovo capitolo della loro storia. Inedito motore bicilindrico parallelo raffreddato a liquido, elettronica sofisticata dotata di ride by wire, controllo di trazione e mappature regolabili assieme ad interventi importanti alla ciclistica ed alla componentistica: con questi elementi la nuova T120 Black diventa la Bonneville più gustosa e appagante di sempre, scavando un solco profondo tra sé e le precedenti versioni in tema di piacere di guida e sfruttabilità. Ancor più sorprendente la metamorfosi della Thruxton, ora capace di performance e dinamicità di guida più vicine a quelle di una naked sportiva rispetto ad una stilosa moto “da aperitivo”. Prendete tutto quel che avete appreso fino a oggi rispetto alla famiglia Bonneville e chiudetelo nel cassetto dei ricordi, perché da qui si riparte. E sarà tutta un’altra storia.
I prezzi partono da 11.900 f.c. per la “Bonnie” passando dai 12.900 € per la Thruxton fino ai 14.900 € per Thruxton R

Il nuovo motore 1.200 cc

Bonneville T120 Black e Thruxton R sono equipaggiate con l’inedito bicilindrico parallelo “high-torque” 1.200 cc con 4 valvole per cilindro. La nuova unità è progettata per offrire più coppia ai bassi regimi e, al contempo, maggiore allungo, donando alle moto un carattere ed una trattabilità del tutto inedita. Tradotto in numeri, nella configurazione Bonneville T120 il motore sviluppa 80 CV a 6.550 giri, il 18% in più del precedente, e 105 Nm di coppia massima a soli 3.100 giri, pari ad un incremento di oltre il 54% (68 Nm a 5.800 giri). Ancor più sostanzioso il risultato ottenuto dall’unità Thruxton, che sviluppa 96 CV a 6.750 giri e una coppia di 112 Nm a 4.950 giri (il 62% in più rispetto al motore precedente che si fermava a 69 Nm) grazie ad un albero motore più leggero, un superiore rapporto di compressione, un airbox realizzato ad hoc per questo modello e il limitatore posto a circa 7.500 giri, ovvero 500 giri più in alto della T120. Per ottenere questi risultati la cilindrata del propulsore è cresciuta di 355 cc ed è stato dotato di raffreddamento a liquido in sostituzione del sistema aria/olio. Triumph ha però pensato anche ai “puristi”, preservando l’impatto estetico cammuffando sapientemente radiatore e tubazioni (di colore nero) e il doppio corpo farfallato che riproduce l’estetica dei “vecchi” carburatori. Accanto a prestazioni notevolmente superiori rispetto al passato, la nuova unità adottata da Bonneville T120 e Thruxton vanta consumi dichiarati inferiori del 13% e 11%, oltre ad intervalli di manutenzione programmata oggi fissati ogni 16.000 km rispetto ai precedenti 12.000 km. Altre novità del propulsore sono rappresentate dal cambio a 6 rapporti al posto del precedente 5 marce, dalla frizione antisaltellamento e dagli impianti di scarico, “peashooter” (a cerbottana) per Bonneville e doppio silenziatore con terminali a megafono rovesciato sulla Thruxton (in acciaio inossidabile spazzolato sulla Thruxton R.)

Elettronica: tutta un’altra storia

Stile classico e tecnologia all’avanguardia: la chiave di lettura delle due novità Triumph è proprio questa, e basta uno sguardo alla strumentazione di bordo per capirlo. Dotate di acceleratore ride-by-wire di ultima generazione, entrambe sono dotate di controllo di trazione, non regolabile nell’intervento ma con possibilità di disinserimento. A questo si aggiungono le mappature motore selezionabili (Road e Rain per Bonneville a cui Thruxton aggiunge la Sport) che pur non tagliando la potenza erogata agiscono sulla sensibilità della risposta del gas in funzione di una guida più rilassante e sicura oppure, nel caso della Thruxton, decisamente aggressiva. La Bonneville T120 Black vanta in più anche le manopole riscaldabili (su due livelli) ed entrambe – ovviamente – sono dotate di sistema Abs.

Ciclistica: così uguali, così diverse

Entrambe le moto confermano la base tecnica che vuole protagonista il confermato telaio doppia culla in tubi di acciaio. In tema di quote ciclistiche, la serie Thruxton differisce per un interasse notevolmente inferiore, pari a 1.415 mm rispetto ai 1.445 mm della Bonneville, principalmente per effetto di un forcellone più corto e per l’impiego di entrambi i cerchi ruote da 17” in luogo dell’anteriore da 18” impiegato sulle Bonnie. Fiore all’occhiello della Thruxton R è l’allestimento da vera sportiva, che conta un impianto frenante anteriore di tipo radiale composto da pinze monoblocco, dischi e pompa Brembo, assieme ad una forcella Showa BPF e a due ammortizzatori posteriori Ohlins completamente regolabili.

Bonneville T120 Black: “Bonnie” all’ennesima potenza

L’edizione 2016 è la migliore Bonneville di sempre, l’abbiamo detto e lo ripetiamo. Se questa può sembrare una definizione scontata per un nuovo modello che si affaccia sul mercato, non lo è il marcato step compiuto da questa moto rispetto alla versione precedente. Più facile, ancor più comoda e dotata di un motore tanto elastico e trattabile quanto piacevolmente coinvolgente. Con un peso a secco di 224 kg e dimensioni contenute, la T120 non intimidisce nemmeno il pilota più basso, accogliendo tanto il guidatore quanto il passeggero offrendo loro postura naturale e rilassante. Un’evoluzione a tutto tondo che ha coinvolto ogni area della moto e che ne esalta il comportamento in ogni istante di guida, rendendo la nuova Bonneville T120 una moto appagante tanto per gli spostamenti urbani quanto nel turismo. La linearità di erogazione del propulsore permette al pilota di scendere a regimi ben inferiori ai 1.500 giri senza percepire il minimo strappo, con una riserva di coppia nel polso destro sempre disponibile. Pastoso e progressivo, il bicilindrico conserva un lieve effetto “on-off” in fase di apertura del comando del gas, ma stiamo davvero guardando il classico pelo nell’uovo. Per il resto, il tiro vigoroso consente di usare davvero poco il cambio (peraltro estremamente morbido e preciso, anche se contraddistinto da una corsa leggermente lunga) e lasciarsi cullare dalla risposta lineare del twin. Negli spazi stretti e nel traffico la ciclistica è sufficientemente agile per divincolarsi con facilità in ogni dove; sul veloce e nei tratti più guidati, la Bonnie è rapida ma richiede un discreto impegno, a causa di una taratura decisamente soft delle sospensioni e del cerchio da 18 (gommata Pirelli Phantom Sport) che conferisce una certa inerzia direzionale. Non è fatta per correre ma sa divertire, arrivando in sicurezza a limare le pedane in curva e conservando una buona precisione direzionale anche quando la si strapazza un po’ tra i tornanti. L’impianto frenante risponde egregiamente ad ogni sollecitazione, con il supporto di un sistema ABS mai troppo invasivo e di cui si avverte l’intervento solo al posteriore quando le si chiede davvero molto nella guida. Andare a spasso con la Bonneville è oggi ancor più gratificante, grazie anche ad un livello di vibrazioni che diventa avvertibile – ma mai fastidioso - solo sopra i 4.500 giri ed un pacchetto di dotazioni elettroniche all’avanguardia che aggiunge un ottimo livello di sicurezza attiva.

Thruxton R: oggi è una sportiva vera

Se della Bonneville T120 Black abbiamo apprezzato il deciso passo avanti su tutti i fronti, per la Thruxton R non esageriamo dicendo che ci ha spiazzati. La conoscevamo come una moto capace di distinguersi più per lo stile ricercato che per le pure sensazioni di guida, e così abbiamo affrontato i primi chilometri in sella alla ricerca di sensazioni “familiari”. E non le abbiamo trovate.
La seduta stretta e il carico sull’anteriore imposto dalle scelte ciclistiche ricorda più una streetfighter che la “vecchia” Thruxton, complice anche il peso contenuto in appena 203 kg. Già dopo pochi metri si fa la conoscenza con un motore tanto docile e corposo ai bassi quanto dotato di una coppia davvero esuberante, pronto a catapultarti in avanti con una spinta sempre pronta e capace di un allungo rapido e corposo che invita a stuzzicare il fondoscala del contagiri. Non è comoda e rilassante come la Bonnie, ma la Thruxton R 2016 nasce per rappresentare la chiave di volta per chi cerca una moto estremamente leziosa e distintiva nello stile senza al contempo la minima rinuncia in termini di divertimento in sella. Se la precedente versione era appagante nella guida, la nuova Thruxton mostra davvero il dente avvelenato tra le curve, mostrandosi pronta a regalare le sensazioni forti e l’adrenalina solitamente terreno di conquista delle naked più sportive. La spinta del propulsore è inebriante e sempre pronta, mentre l’impianto frenante si dimostra potentissimo ma al tempo stesso ottimamente modulabile. Ne viene fuori una guida gustosa e coinvolgente tra i tornanti, col supporto degli ottimi Pirelli Diablo Rosso Corsa (Angel GT per la Thruxton “base”) che si traduce in elevata precisione negli inserimenti in curva e un grip al posteriore sempre efficace. La Thruxton volteggia con grande velocità nei cambi di inclinazione, richiedendo al pilota uno sforzo minimo e mettendo in mostra angoli di inclinazione davvero notevoli; per contro, la taratura decisamente rigida delle sospensioni, assieme all’impostazione in sella, si traduce in un affaticamento ben maggiore rispetto alla Bonneville, ai quali si assomma anche un livello di vibrazioni (soprattutto sulle pedane) sensibilmente più marcato. Precisa e rassicurante, la Thruxton R disegna traiettorie precise al millimetro anche quando si affrontano i curvoni veloci, dove però il pilota deve scontrarsi con la totale assenza di riparo aerodinamico. Partiti per il test convinti di trovarci tra le mani una moto, dopo una 30ina di chilometri tra curve e tornanti ci rendiamo conto d’esser stati letteralmente spiazzati. Senza paura d’esser smentiti, pensiamo che con la nuova Thruxton R Triumph abbia inaugurato un modo nuovo di concepire le modern classic, dove le performance incontrano lo stile iconico creando una miscela dal gusto davvero autentico.

Abbigliamento:

Casco: LS2 Rookie
Giacca: Alpinestars Celer Lether
Guanti: Alpinestars WR-3 Gore-Tex
Jeans: Spidi J&Racing Denim
Scarpe: TCX

Autore: Leslie Scazzola

Tag: Test , bicilindriche , test , prove


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