Epoca e Classiche

pubblicato il 5 febbraio 2016

Ducati 750 F1: la Freccia Tricolore

Uno dei modelli leggendari della Casa di Borgo Panigale, un gioiello che ancora oggi fa sognare

Ducati 750 F1: la Freccia Tricolore

Gli anni ’80. Un decennio d’oro durante il quale videro la luce alcuni dei modelli che ancora oggi provocano palpitazioni. Anni di moto importanti, come la Yamaha OW01, la Honda RC30 e… anche la fascinosa Ducati 750 F1, gioiello di Borgo Panigale direttamente derivato dalle due ruote che correvano nel Campionato Mondiale TT1. Insomma, una vera e propria “moto da corsa” a cui dare del lei.

Componentistica di qualità

... A partire dal telaio a traliccio in tubi di acciaio al Cr-Mo, che lavorava insieme a pregiatissime sospensioni professionali: una forcella marzocchi con steli da 40 mm e foderi in lega leggera, davanti; mentre dietro, unitamente ad una sospensione Cantilever, c’era il classico mono, regolabile nel precarico della molla. Il tutto, firmato Marzocchi. Mentre il potente impianto frenante, che si avvaleva di 3 dischi flottanti, era opera di Brembo. Un vero concentrato di made in Italy.

Desmoemozioni

Spinta da un propulsore bicilindrico a V longitudinale di 90° raffreddato ad aria, con teste e cilindri in lega di alluminio, canne con riporto in Cermetal NC 20, distribuzione desmodromica monoalbero a 2 valvole, e con oltre 65 cavalli di potenza, la F 1 raggiungeva una velocità massima di 215 km/h. La moto pagava un certo gap, rispetto alla diretta concorrenza giapponese a 4 cilindri (mediamente quantizzabile in circa 30 cavalli); eppure, preparata a dovere, rappresentava una cattiva cliente per chiunque.

Sapeva vincere in gara

Una micidiale raddrizzacordoli, come dimostrarono Virginio Ferrari (che nel 1985 ci vinse il Campionato Italiano F1) e Marco Lucchinelli (che alla “200 Miglia di Misano” del 1986 sconfisse il campione del modo TT1 in carica, il leggendario Joey Dunlop in sella alla Honda RVF 750 ufficiale da 130 cavalli). Ma il trionfo più grande, per la Ducati F1 (sempre condotta da Lucchinelli) arrivò nella categoria BOT (Battle of the Twin) all’International Speedway di Daytona. Una curiosità: la moto che corse e vinse a Daytona nel 1987 altro non era che un’anticipazione della futura 851. Infatti, pur mantenendo invariata la cilindrata a 750 cc, presentava già la distribuzione bialbero a 4 valvole, il sistema di raffreddamento a liquido e una linea più tondeggiante.

Versioni speciali

Della 750 F1 furono realizzate anche delle versioni speciali in tiratura limitata (200 esemplari per modello). Come la Montjuich, la Laguna Seca e la Santamonica (ovvero i tracciati su cui la F1 raccolse vittorie importanti).
La Montjuich, che erogava circa 73 cavalli e sfiorava i 220/km/h, era caratterizzata da assi a camme dal profilo più sportivo, carburatori più grossi (da 40 mm anziché 36) e scarico più libero. Il forcellone era in alluminio e non in tubi di acciaio e l’impianto frenante era un Brembo Serie Oro.
La Laguna Seca, che riportava la firma di Marco Lucchinelli sul serbatoio, era del tutto simile nel motore e nella ciclistica allaMontjuich. Differiva solo per alcuni componenti, che erano in comune con la Paso 750.
Infine la Santamonica, un ibrido tra la Montjuich e la Laguna Seca, e senz’altro la più prestigiosa. Per la Santamonica fu anche realizzato un apposito kit di trasformazione che aumentava la potenza a quasi 90 cavalli.

Oggi, sia la F1 nella bellissima livrea tricolore, che le sue versioni speciali, raggiungono quotazioni molto elevate tra gli appassionati collezionisti.

Autore: Diego D'Andrea

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