Test

pubblicato il 14 dicembre 2015

Triumph Bonneville Street Twin 900 - TEST

Diminuiscono i cavalli eppure va più forte. Il fascino, invece, è sempre lo stesso. L'ultima evoluzione della moto inglese riserva davvero piacevoli sorprese

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Bella e intrigante lo era già. Avete presente la cara, vecchia, Bonnie di sempre? Bene, ora dimenticatela! La nuova Street Twin 900 trattiene tutto il fascino delle "classic" britanniche, ma rilancia prepotentemente sul fronte del piacere di guida e della tecnologia a bordo. Perché è vero, l'occhio vuole la sua parte ma su strada c'è poi bisogno di sostanza. E indovinate? Triumph la trova incredibilmente per sottrazione: meno cavalli, meno peso, meno sovrastrutture... eppure, più efficace e più ricca nella dotazione. Il piatto forte? Un bicilindrico di grande personalità. Ma anche un'abitabilità per tutte le taglie e capacità di soddisfare motociclisti di diversa esperienza, dal neofita allo smaliziato. Non manca, in ogni caso, qualche piccolo neo... ma procediamo con ordine.

Ad ognuno la sua Street Twin

Saranno in molti ad amarla già così. Una moto che intriga al primo sguardo con linee raffinate, semplici e incredibilmente pulite. Un risultato, badate bene, meno scontato di quanto si possa immaginare, ottenuto grazie ad un eccellente lavoro dei progettisti Triumph, abilissimi nel nascondere, celare e ottimizzare. Al punto che, scheda tecnica alla mano, si fa non poca fatica a capire dove sia stato posizionato tutto ciò che viene elencato. Un pregio che sapranno apprezzare soprattutto gli appassionati di customizzazione, i quali troveranno nella Street Twin una "lavagna" perfetta su cui dar sfogo alla propria immaginazione. A tal proposito, pensate che, solo nel catalogo Triumph, sono già presenti più di 150 accessori dedicati per personalizzare la moto... e inoltre - vedrete - i produttori aftermarket non se ne staranno certo a guardare. In poche parole, probabile assistere, nell'immediato futuro, ad una corposa invasione di special su base Street Twin.

L'astuzia nel motore

Ma come - vi starete chiedendo - i cavalli scendono da 68 a 55 e il motore diverte di più? La risposta è netta e inequivocabile: si! Il bicilindrico frontemarcia da 900 cc raffreddato a liquido di questa nuova Bonnie rappresenta il classico uovo di Colombo: su moto di questo genere, infatti, la differenza la fa soprattutto la coppia! Che cresce del 18% fino a quota 80 Nm e raggiunge il suo picco già a 3.200 giri (2.500 giri prima che in passato). Il risultato è una curva di erogazione davvero piacevole ed azzeccata, con la sensazione di guidare una moto di maggiore potenza e che non sembra risentire affatto dell'arrivo della stringente normativa Euro 4. Ciliegina sulla torta, calano anche i consumi con un dato dichiarato nel ciclo combinato di circa 3.7 litri per 100 km, apparso più che credibile nonostante il ritmo di guida tenuto durante il test (non esattamente una passeggiatina domenicale). Insomma, va di più e consuma di meno... se non è astuzia questa!?

Tanto classica, molto moderna...

La componentistica della Street Twin viaggia in pratica su un doppio binario: da una parte una ciclistica classica, dall'altra soluzioni tecnologiche ed elettronica all'ultimo grido. Il telaio è un robusto doppia culla in tubi d'acciaio, mentre il comparto sospensioni, interamente firmato Kayaba, si avvale di una forcella da 41 mm e di due ammortizzatori regolabili nel precarico, con escursione di 120 mm. Le misure dei cerchi, in lega, sono da 18'' all'anteriore e 17'' al posteriore, mentre l'impianto frenante prevede un disco singolo sia davanti che dietro, entrambi supportati da un moderno sistema ABS.
E a proposito di "modernità", non manca una completa dotazione elettronica: ride-by-wire, traction control (disinseribile), frizione antisaltellamento, ma anche una pratica presa USB nel vano sottosella e l'immobilizer con trasponder integrato nella chiave.

A tutto TEST

La prima cosa che si avverte quando si sale in sella è una elevata sensazione di compattezza, con un'abitabilità e una triangolazione orientate ad accogliere bene anche persone non troppo alte. Volendo dare qualche riferimento io, con il mio metro e ottanta, mi sono sentito perfettamente a mio agio, ma già piloti un po' più alti potrebbero forse trovare la posizione di guida sin troppo "rannicchiata".
Un colpo al comando dello start e si parte. Pochi metri ed emerge immediatamente chiaro il caratterino di questa nuova Bonneville: ruoti il comando del gas ed eccolo lì, il motore... tutto e subito. Una bella spinta forte e vigorosa sin dai bassissimi regimi, amplificata dal coinvolgente sound che fuoriesce dagli scarichi. Tanto basta a imprimermi immediatamente un sorrisone divertito sotto al casco... e ogni semaforo incontrato, si trasforma in una bella occasione per una frustata di gas non appena scatta il verde.
La particolare ergonomia messa a punto per questo nuovo modello fa sì che si guidi col busto eretto ma col peso del corpo lievemente spostato in avanti. Il che si traduce in una maggiore sensazione di controllo e di feeling con l'avantreno. Il primo tratto urbano mi consente inoltre di apprezzare l'elevata morbidezza del comando della frizione, che non affatica quando si fa un utilizzo intenso del cambio; mentre la moto è agile nel traffico e fila via spedita tra le auto. Bene anche le sospensioni, che digeriscono le asperità dell'asfalto senza batter ciglio, a tutto vantaggio del comfort.

Un lungo tratto a scorrimento veloce, fa emergere subito un limite fin troppo ovvio per una naked. L'assenza di protezione aerodinamica si fa sentire piuttosto presto ma, grazie al manubrio non eccessivamente largo, si resiste senza grossi problemi fino ai 120/130 indicati. Questa è anche l'occasione perfetta per valutare l'erogazione del motore lungo l'intera scala del contagiri: dopo la prima "castagna" iniziale, la spinta non si affloscia e si mantiene corposa e pressoché costante fino all'intervento del limitatore, sì un po' brusco (certe volte ne vorresti ancora un po'), ma in linea con la filosofia del mezzo. E comunque, è un vero piacere snocciolare, una dietro l'altra, le 5 marce a disposizione... così mi diverto a tirare un po' il collo, in velocità, al generoso 2 cilindri inglese.

Arrivano le curve ed è il momento di valutare uno dei parametri per me più importanti su una moto, modern classic incluse: il piacere di guida. E se in genere su mezzi di questo tipo (compresa anche la precedente Bonnie), si tratta di un tipo di piacere sottile, da gustare soprattutto procedendo in maniera "rotonda" e non troppo aggressiva, qui la Street Twin segna una differenza netta. Insomma, mi ha piacevolmente sorpreso: una moto bella da guidare... anche con piglio aggressivo. Intendiamoci, non è un mezzo super reattivo con cui sfidare la race replica di turno. Ma l'agilità, nei rapidi cambi di direzione, non è affatto male. L'ingresso in curva è sincero - la ciclistica svolge molto bene il suo dovere - e l'avantreno comunica in maniera chiara ciò che succede sotto la ruota anteriore. Quando si va particolarmente forte, in ogni caso, la Street Twin va guidata in maniera un po' più "fisica". Bisogna tenerla giù in percorrenza e farla scendere di forza, altrimenti tende un po' ad allargare. La bella notizia è che però, grazie ad una luce a terra più che discreta, la moto va giù abbastanza (per essere una classic naked) e prima di sentir grattare qualcosa in piega, ce ne vuole parecchio. In uscita, poi, basta spalancare il gas e godersi la presenza costante del motore, sempre pronto proprio lì dove serve. Nel complesso, un mezzo divertente ed efficace, che dinamicamente mi ha convinto più della precedente Bonneville, rispetto alla quale segna un netto cambiamento.

Ma passiamo a ciò che mi è piaciuto meno. Prima di tutto, un lieve effetto on-off nell'apri e chiudi del comando del gas, che potrebbe infastidire soprattutto nella guida in città; mentre qualche vibrazione di troppo (nonostante il buon lavoro svolto dai due contralberi di equilibratura del motore) la si avverte in prossimità della parte alta del contagiri, a ridosso del limitatore (però, ad esempio, in 5° marcia, a velocità di crociera, è tutto ok). E per finire, avrei preferito una frenata forse un pelo più aggressiva quando si guida forte, almeno nella prima parte della corsa della leva. Nota di merito invece all'ABS, ottimamente tarato e mai invasivo.

Conclusioni

Una moto bella, ben riuscita e dalla dotazione completa. Rifinita ottimamente e che conquista sia da ferma che alla guida. Con un valore aggiunto, un propulsore di carattere, che la distingue da tutte le altre e le conferisce un'innegabile personalità... occorre aggiungere altro?
Si, costa anche il giusto! Prezzo a partire da 8.700 euro per la colorazione Jet Black. Mentre ce ne vogliono 150 in più per la Cranberry Red, l'Aluminium Silver, la Matt Black o la Phantom Black.

Autore: Diego D'Andrea

Tag: Test , bicilindriche , test , prove


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