Curiosità

pubblicato il 4 novembre 2015

6 moto "inguidabili" che hanno fatto la storia

Quando non esisteva l'elettronica e non c'erano telai perimetrali, serviva coraggio per guidare questi bolidi

6 moto "inguidabili" che hanno fatto la storia

Per il motociclista moderno una moto ben fatta deve essere prestazionale, facile da guidare e capace di mettere il pilota a proprio agio in tutte le condizioni, con il massimo della sicurezza. L'elettronica moderna rende molto più guidabili anche moto con oltre 200 CV, ma in passato alcune belve sportive sono passate alla storia proprio per l'esatto opposto: moto con cui era facilissimo farsi del male, difficili da governare e quasi impossibili da portare al limite. 
Negli anni '60 fu coniato un soprannome per questi cavalli indomabili: "bare volanti", o in inglese "widow maker", ovvero mezzi che rendevano le donne vedove. Tragicità a parte, attorno a questa tipologia di moto estreme si è sviluppato un vero e proprio culto: più la moto è cattiva e impegnativa e più la sua gloria sarà grande. Ecco una classifica di 6 moto (in ordine d'età) che riteniamo rappresentative della categoria delle moto bastarde, quelle che per essere portate al limite richiedono testicoli grossi come noci di cocco.

1. Kawasaki 500 Mach III - 1969

Lei è stata la prima di una lunga serie di moto estreme e la prima a meritarsi l'appellativo di "bara volante". Con i suoi 65 CV su 185 kg non si poteva definire una moto dalle prestazioni estreme, ma il 2 tempi a tre cilindri erogava la potenza in maniera così brutale che la ciclistica era messa costantemente alla prova e non era assolutamente facile governarla ad alte velocità. Una curva a 130 all'ora con questa Kawa si potrebbe paragonare a una curva a 250 con una sportiva moderna. Il mito nasce con lei.

2. Suzuki Katana 1100 - 1981

Il nome è quello della gloriosa spada usata dai Samurai giapponesi, ma Suzuki affidò lo sviluppo di questa moto a tecnici automobilistici europei, che confezionarono una moto dallo stile avveniristico e dai contenuti esagerati per piacere al pubblico del vecchio continente. Di normale aveva poco, a partire dalle prestazioni: il 4 cilindri a carburatori erogava 111 CV a 9.500 g/min su 232 kg, per una velocità massima di 220 all'ora. Su una forcella telescopica striminzita, un telaio a doppia culla in acciaio e sottili gomme con camera d'aria, c'era da farsela sui pantaloni ad ogni apertura del gas.

3. Honda CX 650 Turbo - 1982

Non fu un mostro di bellezza e sportività, la prima Turbo prodotta in casa Honda, a dir la verità era una turistica, ma è comunque ricordata come una pessima compagna di viaggio. L'idea di mettere i turbo sulle moto è stata spinta dal successo che la sovralimentazione stava avendo fra le auto, ma in moto era tutto ancora troppo precoce. Il bicilindrico a V trasversale della CX, prima 500 e poi 650, è stato dotato di un turbo che ha portato la potenza a 100 CV su 241 kg. Niente di davvero esagerato, ma quando il turbo entrava in funzione ai medi regimi era un calcio in culo pericolosissimo, che risultava in pericolosi ondeggiamenti della mediocre ciclistica. Durò poco sul mercato per evidenti limiti progettuali, era davvero inguidabile.

4. Yamaha RD 500 LC - 1984

Anche qui entriamo in terreni leggendari come quelli delle supersportive a 2 tempi. Lei è una delle più degne rapprsentanti delle "GP Replica" degli anni '80, bestiacce a due tempi simili alle vere moto del Motomondiale sia come stile che come comportamento su strada. Le potenze in campo non erano così estreme (88 CV, molti meno della Katana), ma qui torna in gioco l'erogazione brutale del V4 a 2 tempi che dava accelerazioni brucianti e velocità esagerate. Vi sfidiamo a raggiungere i 240 km/h dichiarati su quelle strettissime gomme da 120 mm davanti e 130 mm dietro.

5. Suzuki GSX-R 1100 - 1986/1993

La "gixxer" 1100 fu la prima sportiva stradale con prestazioni degne di una moto da pista. Con la vecchia Katana condivideva soltanto la cilindrata, perchè questa moto era tutta nuova e ancora più esagerata. La ciclistica era finalmente solida e poteva mantenere la stabilità a velocità elevate, ma anche i numeri erano nettamente superiori a qualsiasi moto della concorrenza: Nel 1986 (stiamo parlando di quasi 30 anni fa), la prima GSX-R 1100 erogava 130 CV su 197 kg per una velocità massima di 260 km/h. Chissà se qualcuno l'avrà mai portata a limitatore nella marcia più alta senza prendere un infarto. L'ultima versione del 1993 aveva 156 CV e sfiorava i 280 all'ora!

6. Kawasaki ZX-10R - 2005

Vi bastano questi numeri: 175 CV per 170 kg di peso. Fu la prima supersportiva moderna a superare il rapporto peso:potenza di 1:1, il che significa prestazioni al di fuori di ogni comune mortale. Se volete rincarare la dose, aggiungete una ciclistica rigorosa ma totalmente priva di elettronica di controllo e avrete una bestia davvero indomabile. L'interasse corto, più simile a quello di una 600, di 1380 mm la rendeva reattiva e agile, forse troppo per le potenze in gioco. Si è guadagnata la fama di moto più estrema del nuovo millennio e, finora, ancora nessuna ha preso il suo posto.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , curiosità , epoca


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