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pubblicato il 26 ottobre 2015

MotoGP: il contatto Rossi-Marquez ha trasformato la pista in uno stadio

Quando la passione si trasforma in tifo, l'obbiettività sui fatti viene meno e si crea solo una gran confusione

MotoGP: il contatto Rossi-Marquez ha trasformato la pista in uno stadio

Abbiamo visto, rivisto, rivisto ancora, rivisto al rallenty, zoomato, stoppato e analizzato il contatto fra Valentino Rossi e Marc Marquez nel GP di Sepang (qui il commento della gara su Motorsport.com Italia), eppure non ce la sentiamo di prendere una posizione netta. Un'idea, in realtà, ce la siamo fatta, come tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori, che hanno schiacciato play più volte sul fattaccio, ma non vogliamo esprimere alcuna "sentenza", che rappresenterebbe un piccolo mollusco in un mare magnum di interpretazioni talvolta anche non esattamente oggettive.

Quando troppe opinioni in realtà non contano nulla

L'analisi che vogliamo fare è più che altro incentrata su quello che realmente ha causato negli appassionati questo gesto, perchè mai prima d'ora abbiamo assistito ad un marasma di questo tipo, amplificato dai social network che ieri sono stati presi d'assalto da "direttori di gara improvvisati" e esperti di sordidi complotti che leggono la verità in gesti abbastanza difficili da interpretare. 
Lo zio che ti manda il messaggino, l'amico che non ha mai visto una gara che ti scrive in bacheca accusando questo o quell'altro. L'ansia da commissario tecnico ha contagiato tutti, spingendo migliaia di persone (più o meno ferrate sull'argomento) a dare un giudizio, ad analizzare il fatto e a prendere una posizione che, in molti (troppi) casi è influenzata da un solo elemento: la simpatia o antipatia per Valentino Rossi.
Il personaggio al centro della questione è solo Vale, Marquez è il coprotagonista e al posto suo ci poteva essere anche un Lorenzo o un Pedrosa, non avrebbe cambiato più di tanto la reazione della gente. Ne abbiamo sentite di ogni, anche da voci autorevoli, anche loro cascate nel tranello di dover per forza spiegare quello che è successo prendendo una posizione con parole secche e spesso poco gentili, contribuendo soltanto al gran casino della tifoseria da stadio, che sembra aver invaso l'anima profonda del nostro sport preferito.

La verità è solo una, quella della direzione gara

In realtà, c'è davvero poco da dire perchè la dinamica dei fatti non è palese come sembra. Se lo fosse, tutti concorderemo su un un'unica versione. La verità non l'abbiamo in mano noi, non l'avete voi e non ce l'ha il giornalista quotato o il team manager,l'unica verità che possiamo accettare è quella di chi prende le decisioni, ovvero della direzione gara che ha detto: "Valentino Rossi ha deliberatamente spinto all'esterno della curva un altro pilota con lo scopo di farlo andare fuori traiettoria. Il risultato è stato un incidente ed è irresponsabile aver creato le condizioni perchè questo accadesse. Per questo abbiamo imposto tre punti di penalità. Abbiamo ascoltato entrambi i piloti; siamo del parere che c’è stata colpa da entrambe le parti, ma secondo le regole Marquez non ha cercato alcun contatto, quindi non ha infranto alcuna regola, ma riteniamo che il suo comportamento stava infastidendo Rossi che pertanto ha reagito. Purtroppo ha reagito in un modo che va contro le regole" (qui la dichiarazione completa). Che ci piaccia o no, dobbiamo accettarlo e dovremmo calmare i toni. Non sapremo mai se c'è un complotto contro Rossi, non sapremo mai se Rossi ha intenzionalmente fatto cadere Marquez. Scendiamo dagli spalti della Curva Sud e sediamoci nelle tribune della pista, quelle dove si applaude a tutti i sorpassi e si condanna il gesto scorretto perchè tale, e non perchè l'ha fatto questo o quel pilota.

Autore: Michele Lallai

Tag: Sport , gare , piloti


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