Curiosità

pubblicato il 16 ottobre 2015

Moto e aerodinamica: il futuro è fatto di ali e winglets?

L'evoluzione dell'aerodinamica sembra voler portare a moto con sempre più appendici esterne

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L'aerodinamica è una parte della fluidodinamica che studia l'interazione dei gas con i corpi solidi, quindi la capacità di sfruttare l'aria per imprimere una direzione o frenare un veicolo che viaggia a grande velocità, ma è utile anche nella progettazione di grandi infrastrutture che hanno bisogno di resistere al vento e alle intemperie. Per entrare nello specifico, gli aerei che si sollevano grazie all'aria che fa pressione sulle ali e sulla carlinga, sfruttano il principio della portanza, mentre la deportanza è l'esatto opposto e sfrutta superfici alari per schiacciare un veicolo verso il suolo al fine di aumentare l'aderenza e la stabilità.
Non è nostra intenzione fare una lezione di fisica, ma l'introduzione al concetto è fondamentale per capire come viene sfruttata l'aerodinamica nel mondo delle due ruote e come questa evolverà nel futuro.

Prima un po' di storia

Ricordate le vecchie moto da corsa con carena a campana? Nei primi anni del motomondiale si correva con moto dotate di una enorme carena anteriore che copriva anche la ruota. L'aerodinamica in questo caso puntava al minimo della resistenza che permetteva velocità folli (una soluzione ripresa dalle carenature usate per i record di velocità, a loro volta di ispirazione aeronautica), ma di contro, una così ampia superficie ne limitava parecchio la maneggevolezza e aumentava in modo esagerato l'effetto vela in caso di vento. 
Son dovuti passare diversi anni prima di vedere una carenatura integrale meno invasiva, con la parte frontale e il motore ben protetti ma con la ruota anteriore scoperta. In questo caso, l'aria aveva la possibilità di impattare sia con la ruota che con il retro di essa, rendendola molto più maneggevole ma altrettanto stabile e protettiva. Questo principio è rimasto negli anni, con tantissime evoluzioni e lo sviluppo di un'attento studio delle forze in gioco nelle moto da corsa più moderne. 

La lenta evoluzione dell'aerodinamica motociclistica

Da ormai 20 anni gli studi aerodinamici nella MotoGP hanno portato a livelli ottimi di penetrazione all'aria, con CX davvero ridotti soprattutto nelle moto più recenti. Se notiamo le varie Yamaha M1, Honda RC213V ecc. hanno forme decisamente abbondanti e superfici regolari che non ritroviamo nelle moto di serie (SBK), dove lo stile conta ancora molto per poter vendere.
Lo step seguente, forse il più rivoluzionario dopo l'avvento delle abbondanti carenature anni '90 (che anche negli anni '10 vengono preferite agli esperimenti di inizio millennio... chi ricorda la RC212V del 2006 con il codino corto e il cupolino stretto?), è l'introduzione delle superfici alari anche sulle moto, un tentativo fatto da Ducati nel 2010 con Casey Stoner, poi abbandonato con l'uscita di scena dell'ingegnere Filippo Preziosi e ripreso nel 2015 con l'approvazione da parte dei piloti delle "winglets", termine ripreso direttamente dal mondo aeronautico che si riferisce alle piccole superfici aerodinamiche utili per la stabilizzazione del velivolo.

Le winglets di Ducati e Yamaha

Nel corso di questa stagione, Ducati ha presentato diversi tipi di alette. Prima quelle singole sulla carena laterale, poi quelle a doppio profilo e in seguito, nel GP del Giappone, quelle ai lati del cupolino. Allo stesso modo, Yamaha ha installato per la prima volta delle winglets sul cupolino del tutto simili a quelle usate da Ducati. È iniziata l'era delle ali anche per le moto da corsa.
Nella sostanza, queste nuove appendici aerodinamiche lavorano alle alte velocità e stabilizzano l'anteriore creando deportanza, quindi la moto è più gestibile e stabile in rettilineo. Le piccole paratie ai lati dell'ala servono, oltre che ad incanalare l'aria in modo corretto, ad annullare le turbolenze che si creano subito dietro l'aletta. Nel caso di quelle laterali, sono realizzate in funzione dell'aria calda che esce dagli sfoghi del radiatore. Si presume che questi sistemi creino anche un extra grip in staccata e limiterebbero l'alzarsi del muso nelle grandi accelerazioni, ma per queste applicazioni al momento la telemetria non offre particolari vantaggi. 

In futuro cosa vedremo?

Il futuro della MotoGP sarà fatto di flap e winglets? Forse si, e anche in questo caso il mondo dell'automobile ci viene incontro con le ultime tecnologie, già in uso da diverso tempo e che porteranno a breve il conceto di aerodinamica attiva anche nelle auto che non sono supercar. Non è così assurdo pensare all'applicazione di profili aerodinamici attivi nelle moto, ovvero di winglets mobili in grado di cambiare l'inclinazione comunicando con la centralina. Per esempio ci immaginiamo winglets in grado di alzarsi e fare da "aerofreno" in staccata o che rimangano sempre all'angolazione scelta rispetto al suolo anche in caso di forte accelerazione con l'anteriore che si solleva dall'asfalto. Una nuova frontiera che vale la pena tenere d'occhio.

 

 

 

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , curiosità


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