Test

pubblicato il 30 luglio 2015

Suzuki GSX-S1000F - TEST

Stabile e coinvolgente, ha tutti i numeri giusti (prezzo incluso) per piacere. L'abbiamo provata sull'Isola di Man!

Suzuki GSX-S1000F - TEST
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Una SPORT-touring che deriva in tutto e per tutto dalla sorella naked, ma che punta dritta a quella clientela che avrebbe da sempre voluto una GSX-R col manubrio alto, ma che non ha mai osato chiedere. Questa è la nuova GSX-S 1000F, esattamente a metà strada tra la maxi naked e la leggendaria superbike di Hamamatsu, ma lontana da qualsiasi altra cosa, compresa da quella che sarebbe dovuta essere la sua concorrente più diretta, la Kawasaki Z1000SX. Per provarla siamo volati fino a uno de templi del motociclismo mondiale, l’Isola di Man, dove Suzuki ci ha dato modo di conoscere la sua nuova creatura, perfettamente a suo agio su di un percorso che, come lei, è un mix ideale tra strada e pista. Se poi volete già toccarla con mano, basta andare al concessionario Suzuki più vicino visto che la “F” è già li che vi aspetta nelle sue tre colorazioni - grigio opaco, blu, nero/rosso - al prezzo di 12.890 f.c., ridotto a 12.590 euro se decidete di acquistarla entro il 30 settembre 2015.

Look: una naked… vestita bene

La prima volta che si è mostrata al pubblico è stato al Salone di Colonia 2014, proprio a fianco della sorella senza carene e, nonostante l’ossatura sia quella, le differenze non sono poche. Il frontale della nuova 1000F è molto personale, aggressivo quel che basta per definirla “sport”, protettivo dove serve a chi di chilometri ne vorrà macinareparecchi. Lo sguardo è ammaliatore, con quei due occhioni sdoppiati e il LED diurno al centro, mentre il resto è molto simile alla nuda, compresa la posizione di guida che, come piace tanto alla clientela nord europea, è sportiva ma comoda, visto che si guida col busto eretto e col grande controllo garantito da manubrio alto e largo. Invariata anche la strumentazione che offre uno schermo LCD compatto e molto leggero (275 grammi), che offre tutte le informazioni necessarie e rimane sempre ben leggibile. Se poi state immaginandovi come sarebbe questa millona con borse e topcase vi blocchiamo subito la fantasia: per ora infatti Suzuki non ha previsto nessun accessorio specifico per i lunghi viaggi, bensì solamente la borsa da serbatoio. Questa F è in primis una sportiva e quindi, sempre secondo la casa di Hamamatsu, la lista optional è più improntata ad articoli che fanno rima con carbonio e terminali di scarico dalla voce grossa, piuttosto che a optional che la trasformino in una globetrotter.

Motore e ciclistica: K5 mon amour!

La sportivissima GSX-R1000 lo ha utilizzato dal 2005 al 2008 (il K5, appunto), ma la generosità di questo 4 cilindri da 999 cc non stanca mai, in particolare quando si tratta di addolcirlo e renderlo ancora più rotondo nell’erogazione, cosa che gli calza a pennello. I suoicirca 146 CV (107 kw) a 10.000 giri (la coppia massima invece è paria 106 Nm a 9.500 giri/min) sono stati ottenuti apportando alcune mirate modifiche, come per esempio il nuovo airbox e ancora il sistema d'iniezione con doppi corpi farfallati da 44 mm e iniettori a dieci ugelli. Derivato direttamente dalla naked anche il telaio a doppio trave in alluminio, così come il medesimo risulta essere il forcellone, sempre in alluminio. L’indole sportiva di questa giapponese si ripropone anche nelle sospensioni che, oltre a vantare un setup specifico, sono interamente regolabili in compressione, estensione e precarico molla. Nonostante le carene, l’aggravio di peso è di soli 5 kg rispetto alla naked è di soli 5 kg, per un totale alla bilancia di 214 kg in ordine di marcia, inclusi i 640 grammi dell’ABS Bosch (non disinseribile) di cui la moto è dotata di serie. Sempre parlando di freni, la “F” si affida a un impianto griffato Brembo, composto da dischi da 310 mm e pinze con attacco radiale a quattro pistoncini, le stesse della GSX-R1000.

Adrenalina pura al Mountain Course!

La meravigliosa fama dell’Isola di Man la precede. Un posto magico, dove i motori sono ben oltre che una passione e dove, svariate volte all’anno, le moto invadono letteralmente la verde isola e la velocità diventa l’unica lingua conosciuta. 37,73 miglia, ovvero 60,72 km, questa è la lunghezza del leggendario Tourist Trophy ed è proprio su queste curve che abbiamo provato la “F”, sulle strade che da 95 edizioni infiammano i polsi degli appassionati di motociclismo di tutto il mondo. Ma non lo abbiamo fatto da soli: a farci da apripista infatti ci siamo trovati una celebrità, uno dei 3 Manxmen ad aver trionfato sulle sue strade, ovvero Richard “Milky” Quayle, isolano e 4 volte vincitore del TT in varie categorie: averlo li davanti è straordinario, meno straordinario è mantenere il suo passo quando si esce dai centri abitati. Sì perché il limite in città è rigidissimo, ma quando finiscono le case e si oltrepassa il cartello “30 barrato", i limiti di velocità non ci sono e tutto è affidato al buonsenso. Capite come, con l’asfalto della mattina umido, la guida sul lato anglosassone della strada, 146 strepitosi cavalli a disposizione e Milky che fa il passo… l’adrenalina sale inesorabilmente a mille. Ma andiamo per gradi e concentriamoci sulla “F” che riteniamo sia stata una compagna di avventura ideale in questa prima volta a Man. La posizione di guida rassicura subito, non affatica, ma permette comunque di gestire i pesi e gli spostamenti del corpo come si addice a una sportiva di carattere come questa 1000 di fatto è. L’asfalto è bagnato, quindi cogliamo l’occasione per sfruttare al massimo il controllo di trazione di cui è dotata questa Suzuki, regolandolo in posizione 3, la meno permissiva ideali per condizioni di scarsa aderenza, come il buongiorno che il Mountain Course ci ha riservato. Le altre due opzioni sono più libere: la “2” è quella ideale per quasi tutte le situazioni, dal quotidiano al turismo anche veloce, mentre con la “1” si punta a ottenere il massimo da motore e ciclistica, cosa più che lecita in pista o su strade permissive come quelle di Man. Il ritmo fuori dai centri abitati inizia ad alzarsi (cos' come il sound dello scarico di serie, niente male!) e, dopo qualche chilometro, abbiamo capito che sbirciare il contachilometri (anche se lo abbiamo volutamente lasciato in miglia) era puramente superfluo. I consigli del nostro specialissimo apripista parlavano di “lasciar scorrere la moto” e così abbiamo fatto, scoprendo che “la moto” era perfetta per i su e giù di Man, e non solo. Il percorso non è tecnico e, se non lo si affronta alla media dei Manxmen (circa 240 km/h) è un vero piacere guidare e, quando possibile, fermarsi ad apprezzare la vista di un posto che ogni motociclista meriterebbe di visitare almeno una volta nella vita. E la GSX-S1000F qui ci ha stupito in positivo per un assetto che permette di mantenere velocità medie molto elevate anche se l’asfalto non è levigato come quello di una pista, il che è un po’ quello che si cerca in una sport-touring che dovrà far divertire soprattutto su strada. Sempre sincera, stabile e precisa, questa F è un ottimo compromesso tra una superbike e una turistica, con una netta propensione alla prima “anima” vista la scarsa attenzione dedicata all'eventuale passeggero che potrà farvi compagnia solo per brevi tratti.

Conclusioni

Ci sarebbe piaciuta una leva frizione regolabile, un cupolino standard ancora più protettivo (quello maggiorato è optional) e magari meno effetto on-off in basso dove comunque il motore tira forte... ma se pensiamo a cosa questa GSX-S1000F è in grado di offrire in termini di godimento alla guida e a quale prezzo (lo ricordiamo, 12.590 euro fino al 30 settembre) allora tutto passa in secondo piano. In Suzuki hanno tirato fuori una sportiva coi fiocchi che ha scelto di non essere una touring (se è quello che volete c'è il Bandit), ma viziare vis-a-vis chi la proverà, a cui basterà molto meno dell'Isola di Man per innamorarsene!

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Autore: Andrea Farina

Tag: Test , supersport , superbike , test


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