Attualità e Mercato

pubblicato il 9 aprile 2015

Uber: la Commissione europea cerca di svecchiare le regole

Le norme dei singoli Paesi europei non disciplinano Uber, ma dall'Europa vogliono liberalizzare il servizio

Uber: la Commissione europea cerca di svecchiare le regole

È un’Europa che si è fatta trovare impreparata di fronte all’ondata del nuovo, anche nel campo della mobilità. Lo dimostra il caso Uber, il taxi alternativo, il servizio di noleggio con conducente, la berlina nera che prenoti tramite l'apposita APP (e che non c'entra nulla con Scoober). Non è disciplinato dai vari Codice della Strada dei singoli Paesi, col risultato che all’interno di ogni nazione dove Uber è stato lanciato ci sono tensioni, anche forti. Da una parte, Uber, l’ultramoderna APP californiana; dall’altra, i tassisti che non ci stanno proprio a perdere clienti...

L’intervento dall’alto

Per questo, la Commissione europea ha pensato bene di intervenire nella faccenda: sta concependo regole che valgano in tutta l’Unione del Vecchio Continente. Lo riferisce il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali la Commissione sostiene lo sviluppo di nuovi e innovativi servizi di mobilità. Il problema infatti è che Uber è in scontro aperto in alcuni Paesi europei e una regolamentazione comunitaria potrebbe facilitare la diffusione del servizio e regolarlo in modo comunitario invece che sottostare alle leggi dei singoli Paesi, mettendo fine ai divieti nazionali. Ricordiamo che gli Stati membri devono rispettare i princìpi generali della normativa europea quali la proporzionalità, la non discriminazione e la libertà. Insomma, se la Commissione europea dovesse liberalizzare al 100% il settore della mobilità, i vari codici delle singole nazioni non potrebbero allontanarsi dall’indirizzo comunitario.

Tensione in Italia

Fra le norme più antiquate, ci sono quelle italiane. La legge 21/1992 disciplina il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea: il servizio di noleggio con conducente si rivolge all'utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. Lo stazionamento dei mezzi avviene all'interno delle rimesse o presso i pontili di attracco. Ecco il punto chiave: per i tassisti, Uber è abusivo, perché la berlina nera di Uber non parte da una rimessa, ma dalla strada. C’è il contatto cliente-autista e non cliente-centralino, e le vetture Uber non terminano il lavoro nei garage (solo a fine servizio). L’auspicio è che la Commissione europea faccia chiarezza una volta per tutte, modernizzando regole che sono preistoriche. Se però dovesse "passare" Uber, il rischio per le cooperative di Taxi è altissimo, mentre se si guarda al progresso da li a poco potrebbero arrivare anche Uber-Bikers pronti a farsi beffa del traffico magari nelle ore più caotiche della giornata. Vista così però, a due (o tre) ruote, non sarebbe male...

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , codice della strada , trasporti


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