Attualità e Mercato

pubblicato il 10 marzo 2015

Bollo veicoli storici ultraventennali: resta il caos totale!

Sulla tassa per i mezzi tra i 20 e i 29 anni, i giochi sono aperti dopo il Question Time al ministero...

Bollo veicoli storici ultraventennali: resta il caos totale!

La legge stabilità 2015 continua a portare ulteriore confusione sulla questione e, a causa del ginepraio che solo i nostri politici potevano creare, a parecchie settimane dall'attuazione del DDL la chiarezza è ben lontana dalla realtà dei possessori di veicoli storici tra i 20 ed i 29 anni. Come base di partenza, sia chiaro un concetto: i giochi restano aperti. Nulla è certo sull’abolizione dell’agevolazione del bollo delle auto e delle moto storiche.

Una regola sopra l’altra

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 28 febbraio 2015, n. 49, la legge 27 febbraio 2015, numero 11, di conversione del decreto 192/2014 (Milleproroghe). Le modifiche introdotte da questa legge sono entrate in vigore il 1° marzo 2015. La legge stabilità 2015 (articolo 1, comma 666), abrogando i commi 1 e 2, articolo 63, della legge 342/2000, ha stabilito che a decorrere dal 2015 è soppressa l'esenzione dal bollo per autoveicoli/motoveicoli storici, costruiti da oltre 20 anni. Rimane confermata l'esenzione dal bollo a decorrere dal trentesimo anno di costruzione dell'autoveicolo/motoveicolo.

Ecco la questione

Alcune Regioni, prima dell'entrata in vigore della legge stabilità 2015, hanno introdotto l'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per autoveicoli e motoveicoli di particolare interesse storico e collezionistico. Hanno assoggettato tali veicoli a una tassa di possesso forfetaria. Con l'entrata in vigore della legge stabilità 2015, queste regioni hanno sostenuto che le norme di favore continuano a trovare applicazione, nonostante la legge statale abbia disposto l'eliminazione dell'esenzione dal pagamento. Altre regioni pare sostengano invece che vale la legge nazionale. Col question time 25 febbraio 2015, il ministero dell'Economia e delle Finanze ha precisato: "la regione non può disciplinare la materia in contrasto con la norma statale e, quindi, non può prevedere esenzioni a meno che la legge statale non lo disponga".

Almeno 6 problemi

Le parole del ministero sono da tenere in considerazione, ci mancherebbe. Ma ci sono altri numerosi problemi da considerare, come ad esempio che ancora non permettono alla nuova "saga del bollo sui veicoli storici" di dichiararsi conlcusa.
1)Il Parlamento europeo, nell'ambito del Programma di azione per la sicurezza sulle strade della Commissione europea, ha approvato il 29 settembre 2005 il testo dell'emendamento 26, stabilendo questo: “Il Parlamento europeo intende tutelare il patrimonio culturale rappresentato dai veicoli storici; pertanto esorta affinché ogni futura legge consideri attentamente qualsiasi effetto non intenzionale, ma tuttavia potenzialmente negativo sull'uso, e di conseguenza anche sulla conservazione, dei veicoli storici”. E tra i princìpi fondamentali della nostra carta costituente si annoverano la tutela e la promozione del patrimonio storico e artistico. Qui dentro, trovano posto anche i veicoli storici. La legge di stabilità va in direzione opposta.
2) Il Trattato di Maastrict stabilisce che le decisioni devono essere assunte dagli organi più vicini alla comunità: è giustificato l’intervento degli organi superiori solo dove risulti inadeguata l’organizzazione dell’ente territoriale. Insomma, decidono le regioni per i tributi locali, come il bollo. In base al nuovo ordinamento delineato dalla legge costituzionale numero 3 del 2001 le regioni sono titolari di una potestà normativa tributaria primaria e non secondaria: è il federalismo fiscale.
3) Il legislatore non fornisce una classificazione giuridica dei veicoli atipici e dei veicoli storici. Quali sono i requisiti minimi per la circolazione di questi veicoli? Nessuno lo sa. Il Codice della Strada non stabilisce una definizione dei veicoli da considerarsi atipici. Sono una categoria a sé: quel che resta rispetto agli altri veicoli.
4) Lo stabilisce il Codice della Strada (articolo 59, comma 2): serve un decreto del Ministro dei Trasporti per la definizione della categoria alla quale assimilare i veicoli atipici. E per definire i requisiti tecnici di idoneità alla circolazione di quei veicoli. Mai fatto! Il decreto del 2009? C’è la disciplina relativa alle procedure per l'iscrizione dei veicoli di interesse storico e collezionistico nei registri. C’è la disciplina per la loro riammissione in circolazione e la revisione periodica.
5) Con una legge e un Codice della Strada che fanno acqua da tutte le parti, i furbetti si sono infilati alla grande, trasformando dei baracconi su quattro ruote in veicoli storici per non pagare il bollo. Ma combattere un simile fenomeno con una legge altrettanto sciocca e inutile come la legge stabilità, che distrugge anche chi ha davvero un veicolo storico, è un’assurdità.
6) In Parlamento giace (chissà, forse ormai cadavere) la riforma del Codice della Strada, in ballo da almeno 5 anni. Chi ci governa sarà in grado di approfittarne per radere al suolo le vecchie norme e creare una regola ad hoc, in modo da proteggere i possessori di veicoli storici?

L'episodio finale della saga? Speriamo di poterlo commentare con voi a breve, anche se le premesse sono tutt'altro che ottimistiche...

 

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , epoca , codice della strada


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