Attualità e Mercato

pubblicato il 26 febbraio 2015

Anas al centro della bufera

Dal ponte crollato in Sicilia, ai lavori in Sardegna, Anas sotto tiro

Anas al centro della bufera

Periodo nerissimo per l’Anas, mai così tanto sotto tiro, neppure nell’epoca degli appalti d’oro sull’autostrada maledetta, la A3 Salerno-Reggio Calabria. A inizio febbraio 2015, c’è stato un nuovo cedimento del manto stradale a poca distanza dal viadotto Scorciavacche sulla strada statale 121 Catanese. L'area è stata già sottoposta a sequestro probatorio dalla procura di Termini Imerese, che ha aperto un'inchiesta dopo il primo evento, diventato un caso nazionale su cui era intervenuto anche il premier Matteo Renzi per chiedere all'Anas di individuare il responsabile.

Una difesa… poco difensiva

Secondo l’Anas, “il fenomeno, che ha provocato il cedimento del piano viabile ad una distanza di circa 150 metri dal viadotto Scorciavacche, in direzione Palermo, è da attribuire alle stesse cause che hanno determinato il precedente dissesto, che ha a sua volta contribuito a ingenerare il nuovo evento. Così come previsto, non appena l'area sarà dissequestrata, il contraente generale dovrà ripristinare l'intero rilevato, con costi dell'intervento interamente a suo carico. Inoltre, sulle base delle responsabilità, così come saranno accertate anche dalle commissioni di esperti nominate da Anas e ministero delle Infrastrutture, saranno avviate le azioni legali per il recupero del danno subito, compreso quello di immagine". Resta il fatto che il ponte è crollato addirittura due volte: che cosa non ha funzionato?

Fronte sardo

Più di recente, l’attacco violento del segretario generale Fit Cisl Valerio Zoccheddu all’Anas: “Si rimane francamente esterrefatti dall'enfasi che traspare nella nota Anas per l'apertura del tratto della 131 tra Sanluri e Serrenti: 8 anni per 5 km di percorso. L'Anas in Sardegna continua a fare il bello e il cattivo tempo tagliando risorse e personale e lasciando le strade sarde in situazioni vergognose, con scarsa o nulla manutenzione e conseguenti rischi sulla sicurezza stradale a partire dalla principale strada della Sardegna, la 131, che nel tratto tra Macomer e Sassari, come dimostrato dai numerosi incidenti, deve essere percorso facendo slalom speciale tra le buche".

Dati molto tristi

Qualche numero: secondo il segretario generale Fit Cisl, il personale addetto alle manutenzioni delle strade dagli anni '90 è passato da circa 900 unità alle attuali 195 unità tra Capi cantonieri e Cantonieri e "nei prossimi due anni si ridurranno di ulteriori 40 unità per pensionamento. E ciò nonostante, come è evidente, i chilometri in carico all'Anas non si siano accorciati: 3.200 km di strade da gestire per lo più con appalti esterni con il risultato che il compartimento Anas della Sardegna è ormai diventato terra di conquista per le imprese oltre Tirreno che con ribassi anche di oltre 48% relegano le imprese sarde al ruolo marginale di sub-appalto scaricando i risparmi sulla qualità degli interventi e sul costo del lavoro".Con stilettata conclusiva: La Sardegna rimane per l'Anas una colonia ai confini dell'impero, da far dirigere a direttori compartimentali spediti in Sardegna per punizione o per far carriera, per evitare che possano disturbare le politiche romane interessate a ben più ricchi e appetitosi affari, come dimostrano le cronache di questi giorni”.

 

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , trasporti , grandi opere


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