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pubblicato il 15 settembre 2005

Moto Guzzi Griso 1100

L'abbiamo provata a Mandello del Lario scoprendo che la bellezza, a volte...

Moto Guzzi Griso 1100
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Sì, siamo sulle sponde del Lago di Lecco, c’è un Griso ma di Renzo e Lucia non c’è traccia. Nemmeno Manzoni si è fatto vivo...eppure ci sono dei Bravi, ma in questo caso hanno la “b” minuscola e sono i ragazzi della Moto Guzzi, sempre più lanciati verso un completo rinnovamento della gamma che sta riportando il Marchio dell’aquila in vetta ai sogni del grande pubblico.

Tanta personalità
Per me, la commercializzazione di questo modello è stata la concretizzazione di un’idea che covo avanti da tempo: per realizzare un prodotto modaiolo ed allo stesso tempo carico di personalità l’unica via da percorrere NON è quella di andare a raschiare il fondo del barile targato anni ‘70.

Troppo facile andare a rispolverare i cassetti dei ricordi. Il passato è passato ed il presente, si spera, può essere migliore se ben interpretato. E’ un commento, il mio, certamente paradossale visto il successo di un prodotto come mini e l’aspettativa che si è venuta a creare attorno al prototipo della fiat 500, ma sono pronto a scommettere che tra qualche anno, passato l’effetto moda, i dolori saranno di chi non ha saputo guardare avanti.

E brava Moto Guzzi
E’ anche vero che moto guzzi si può permettere certi giocattoli per adulti. Anzi, a mio parere deve proporre oggetti che sappiano emozionare per la loro innovativa bellezza, perché lo scontro su prodotti di carattere generalista sarebbe per forza di cose impari.
Griso rappresenta la concretizzazione di una ricetta perfetta, perché l’estro di uno stile così mascolino e fuori da ogni schema è compensato da uno schema meccanico che mostra orgoglioso i suoi ottant’anni di storia.
V11 addio
Beh, rispetto – ad esempio – al cuore montato sulla “recente” V11, questo millecento mantiene fede solamente alla classica architettura a V di 90° trasversale…perché ogni dettaglio è stato completamente riprogettato per donare alla Breva 1100 un cuore moderno ed al passo con i tempi.
Il solo fatto che la Brevona sia stata la prima moto di grossa cilindrata ad essere omologata Euro3 la dice lunga sulle potenzialità del cuore montato anche sulla Griso: e non parliamo tanto di prestazione pura, ma di piacere di guidare e di – dettaglio estremamente importante quando si propongono modo di “stile” – pulizia stilistica davvero eccezionale.

Tubi, tubicini e cavetti vari sono improvvisamente spariti, così come ha cambiato casa quel antiestetico alternatore: per lui ora c’è un “mini” tra la vu dei cilindri. Una scelta a dir poco geniale – tra l’altro ha consentito di risparmiare la bellezza di 4 cm… - e che fa il paio con lo stile dei nuovi coperchi teste e l’intelligente airscoop messo a punto per portare aria fresca al piccolo radiatore dell’olio disposto longitudinalmente.

Un motore pensato per essere estremamente corposo e lineare ed con questo obiettivo che sono state tarate le misure di corsa ed alesaggio e le geometrie delle camere di scoppio, che possono fare affidamento su due candele per cilindro. Notevole anche il lavoro di affinamento svolto sulla riduzione dei pesi e degli attriti sulle masse in movimento: le sole bielle pesano il 10% in meno rispetto al passato.

E come alimentazione? Beh, dimenticatevi i carburatori attorno ai quali vostro padre ha perso numeri weekend. Ora c’è un sofisticato impianto di iniezione elettronica realizzato dall’italianissima Magneti Marelli, pronto ad adattare la carburazione in ogni istante per rendere la guida più fluida e facilitare il lavoro al catalizzatore.

Numeri alla mano si scopre che questo V90° di 1.064 cc. non va nemmeno piano: 88.1 CV a 7.600 giri/min e 89 Nm a 6.400 giri/min. Più o meno come il 1000 DS in dotazione a numerose Ducati.
Cardano OK col CARC
C’è anche il cardano, non preoccupatevi, ma è tutto diverso rispetto al passato. L’evoluzione si è fatta sentire anche in questo campo ed il nuovo sistema CARC (cardano reattivo compatto, e nello stesso un omaggio crittografato al grande Giulio Cesare Carcano, il padre della Otto Cilindri, un’altra creatura mitologica uscita da Mandello del Lario) ora integra il cardano stesso all’interno del braccio della sospensione in lega d’alluminio.

Una soluzione, questa, pensata per rendere la guida più morbida, precisa e completamente priva di quel fastidioso effetto sollevamento che affligge questa particolare soluzione tecnica.

Come su Breva 1100 il cambio a sei marce è di nuova concezione ma rispetto alla sorella passista, Griso propone un finale decisamente più corto, voluto per esaltare il piacere di guidare.

Power cruiser
La nuova Griso è una moto fatta per essere adorata dagli amici sulla soglia del bar o in privato nel proprio garage…ma allo stesso tempo non rinuncia ad una sua particolare identità dinamica. Ed è per questo che anche in tema di ciclistica nulla è stato lasciato al caso: è evidente che qualche consiglio è arrivato anche da Noale, perché quella forcella Showa da 43 mm è presa pari pari da quella della RSV 1000 R così come le pinze Brembo che agiscono su dischi da 320 mm davanti e da 282 mm dietro.

Il passo di 1.554 mm - incredibilmente lungo - è stato dettato in primis dalle scelte stilistiche. Griso doveva risultare lunga, imponente, muscolosa. Ed è per questo che il suo telaio tubolare in acciaio, che richiama alla mente due braccia protese in avanti, è lunghissimo così come sono enormi le sue misure vitali: l’angolo di sterzo, ad esempio, è di 26° dal quale ne risulta in avancorsa di 108 mm.

Tanta roba, che può lasciare molto perplessi nel momento in cui ci si immagina di pilotarla lungo i tornanti…
Passo Spluga arriviamo
Questa è stata la nostra meta. Un passo alpino, estremamente impegnativo, ricco di curve strette e guidate ma anche di passaggi veloci…dove poter sfruttare le coperture Metzeler Rennsport.
Una scelta, quella delle gomme, pensata per dare a Griso un tono ancor più sportivo e muscoloso – sono oggettivamente belle – ma anche assicurare tanto grip nelle pieghe più estreme.

Sì sento già il coro dei “pieghe estreme?”, ma non dubitate di quel che dico. Effettivamente la power-cruiser di moto guzzi va oltre ogni aspettativa, mettendo a disposizione del pilota tutto quello che serve per una allegra spiegazzata, senza dimenticare lo stile…vera e propria calamita di sguardi.
Durante la settimana casa-lavoro, sabato shopping e bar, domenica sui passi alpini. Potrebbe essere un programma ideale avendo una Griso in garage, una condizione perfetta che sino ad oggi hanno potuto apprezzare i clienti di ducati Monster o triumph Speed Triple, alle quali questa moto guzzi può fare tranquillamente le “scarpe”.

Passo lungo chiama medio/veloce
Certo quel metro e mezzo di passo non la agevolano certamente nello stretto e nei tornanti non si ha la piena percezione di ciò che passa sotto le ruote; colpa anche del manubrio, bellissimo ma sin troppo largo e della sella piuttosto bassa. Due sono le possibilità: o si rallenta o ci si fida di quel bel pezzo di forcella Showa ereditato dalla RSV 1000 – ottima nella taratura anche se un po’ secca quanto a scorrevolezza - o si rallenta di qualche km orario.

Nel medio veloce la situazione cambia radicalmente. L’impaccio sparisce quasi del tutto e ci si ritrova tra le gambe una moto estremamente docile e semplice da far curvare. Un pennello mosso da un artista (il twin “trasversale” Moto Guzzi”) in grado di disegnare traiettorie e disegnare curve con grande precisione e senza sbavature. Difficile, veramente difficile, non aver tutto sotto controllo: guardi la curva, la imposti col pensiero e poco dopo ti accorgi di esserci dentro e di aver già tutte le carte in regola per spalancare il gas. Splendido.

Se poi ci si mette il collega Sandro Amoroso - grande esperto di sospensioni – a rifinire la taratura del mono posteriore, il gioco diventa ancor più gustoso: in effetti il setup originale è sin troppo “chiuso” e ci si può ritrovare a saltare un po’ troppo sullo sconnesso. Pochi clic sul freno idraulico – cinque - ed anche quel piccolo difetto viene completamente eliminato. Chissà se quella verrà adottata di serie...

CARC eccellente, cambio da BMW
Un’altra delle caratteristiche che mi ha colpito – ma la sensazione è stata generale – di questa Griso è la trazione fuori dalle curve. In prima o in seconda marcia non c’è verso di perdere il controllo del retrotreno in uscita dai tornanti, anche a gas spalancato. Solo qualche innocente virgolina nera ma nulla di più.
Sorprendente il lavoro della sospensione CARC e non solo per quanto concerne i cinematismi ma anche per via dell’effetto assolutamente neutro del cardano. Sembra davvero che a trasferire la coppia alla ruota posteriore ci sia una catena e non un albero rotante.

Ottimo anche il lavoro del cambio, che in occasione della nascita del nuovo motore è stato completamente rivisto, anche se rispetto a quello della Breva 1100 è sembrato più rumoroso. Probabilmente, dicono i tecnici Guzzi, è per via del rapporto finale più corto e con la stessa motivazione è stata “giustificata” una certa sensibilità nell’apri/chiudi del gas.
Bella andatura
A dettare l’andatura c’è un bel motorone da un litro e cento, che pulsa con il classico sound Moto Guzzi. La prima sensazione, subito dopo la prima sgasatina da fermo, è quella di un motore pronto e forte di vagonate di coppia.

E così è anche il responso della strada: il nuovo V1100 è ricco di vitalità già ai 3.000 giri ed offre la possibilità di passeggiare in montagna anche in quinta o sesta marcia. Notevole per generosità, ma anche quando ci si dà da fare con il polso destro e si va alla ricerca dei cavalli ci si può divertire.
Il V1100 è un motore “corto” come regime di rotazione, e più di 8.250 giri non può offrire: ma in quel range, che per una giapponese è un’inezia, con la Griso di strada se ne fa tanta e non ho alcun dubbio che chi potrà provarlo di persona ne rimarrà sorpreso.

Inutile, in ogni caso, aspettarsi prestazioni allucinanti: non ce ne sarebbe bisogno. In ogni caso in autostrada abbiamo visto il limitatore a 221 km/h per cui, a conti fatti, c’è abbastanza birra per farsi ritirare la patente a vita.

Scherzi a parte, questo V1100 mi piace ancor di più se penso che le sue emissioni sono già in regola con la normativa Euro3. Lui c’è arrivato da un anno, gli altri solo ora: alla faccia di chi dice che in Italia non c’è tecnologia.

Fin qui tutto ok, ma le pecche? Beh, ad essere sinceri non ne ha molte, soprattutto se usato con criterio: la frizione non ama essere maltrattata e le vibrazioni sono tante e costanti ma…ben organizzate. Lo so è un concetto strano, ma quello che intendo dire è che non sono fastidiose per pilota e passeggero; sono esattamente quello che serve per far sentire che sotto a quel bel serbatoio pulsa un cuore caldo e con 80 anni di storia.

Quanto costa Griso 1100?
11.900 euro. Un prezzo assolutamente allineato alla concorrenza per un prodotto che, almeno per il momento, la concorrenza si sogna. Brava Moto Guzzi.

Autore: Emiliano Perucca

Tag: Novità , strada , bicilindriche , naked


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