Sport

pubblicato il 15 settembre 2005

Crisi Ducati SBK

Un mondiale da dimenticare. L'analisi di Edo

Crisi Ducati SBK
freccia per aprire fotogalleryfreccia per aprire fotogallery
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 1
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 2
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 3
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 4
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 5
  • Crisi Ducati SBK - anteprima 6

Stagione agli sgoccioli per la Superbike, ma con un titolo ancora ampiamente in ballo: a fronte di un Vermeulen in prepotente crescita troviamo un Corser in forte calo. La battuta di arresto del Lausitzring è solo la punta dell’Iceberg: la realtà è che l’australiano sta correndo da ragioniere fin da gara-2 di Brands Hatch. Ci vogliono nervi saldi e polso sciolto, o la faccenda diventa davvero complessa.

Ma lasciando da parte il vincitore, occupiamoci dello sconfitto, o meglio della sconfitta. Inevitabile, purtroppo, parlare di Ducati. La casa di Borgo Panigale chiude una delle peggiori stagioni di sempre: vittorie con il contagocce (tre per Laconi, una per Toseland, una per Lanzi su venti manche disponibili) e la devastante impressione di non essere mai stata all’altezza della suzuki pigliatutto.

E’ vero? Secondo me no. Non è certo il caso di dire che la 999 sia ancora la moto da battere, ma la competitività del mezzo, sia pure in maniera altalenante, è comunque elevatissima – e a tal proposito, un regolamento che non concede quantomeno un vantaggio di peso ai frazionamenti inferiori non può ritenersi equo.
Il problema, ad essere obiettivi, sta nei piloti. Dispiace dirlo per Laconi, persona di simpatia e umanità indiscutibili, un po’ meno per Toseland, che per simpatia invece non ha mai brillato, ma il punto è che i due si sono dimostrati ampiamente al di sotto delle aspettative.

E’ vero, la posizione in classifica risente degli infortuni di cui sono rimasti vittima entrambi, se però un campione del mondo viene impietosamente sverniciato da un giovane grintoso ma limitatamente esperto qualcosa che non va c’è. La voce che circola più di frequente parla, per l’anno prossimo, di una conferma e una dipartita in seno al team interno, vediamo di capire cosa si può fare.

Bravo Lanzi. Intanto, prendiamo atto del fatto che con il ritiro del team GSE dalle scene mondiali, il titolo di struttura satellite nel mondiale è stato preso – o meglio, ripreso, e meritatamente – dalla squadra di Stefano Caracchi, e che quindi abbiamo quattro posti con cui giocare.
Nel team ufficiale sarebbe il caso di coniugare esperienza con grinta giovanile. Non me ne voglia Caracchi, ma al posto di Tardozzi non perderei nemmeno un secondo a far firmare a Lanzi un bel contratto che gli garantisce per l’anno prossimo la sella di una 999F06.

Al suo fianco? La scelta più semplice sarebbe confermare Laconi, ma francamente credo che la sua sistemazione ideale potrebbe essere in un a squadra satellite d’alto livello come appunto NCR, dove peraltro Regis ha corso nel 2003: il francese è veloce, ma il ricordo dell’arrendevolezza mostrata a Magny Cours 2004 è sempre vivo e vegeto. Siamo sicuri di voler puntare su di lui per il titolo?

Perché invece non ricontattare Bayliss? L’impressione è che in SBK, su moto meno “sclerotiche” e critiche sul piano della messa a punto, potrebbe ancora dire ampiamente la sua, e che il popolo ducatista esulterebbe in massa per un rientro del genere. Il quarto? Secondo voi Nannelli, con il fisico che si ritrova e con le prestazioni messe in mostra a Monza merita di stare in SS o passare in SBK? Chi ha risposto con la prima ipotesi si accomodi a seguire altri sport, grazie.

Quattro moto, quattro piloti – sulla 749 c’è posto per un giovane grintoso, magari proveniente dalla SST. Uno scenario probabilmente un po’ diverso da quello attualmente nella testa di chi dovrà prendere le decisioni, e che sicuramente non piacerà a Toseland o a Nieto. Ma dite la verità, a voi una formazione del genere non piacerebbe?

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport , superbike


Top