Attualità e Mercato

pubblicato il 3 dicembre 2014

Italia e disoccupazione: guai per le moto

Tasso di disoccupazione al nuovo record del 13,2%, tra i giovani al 43,3%

Italia e disoccupazione: guai per le moto

Se la nazione affoga nella disoccupazione, fra le rinunce c’è probabilmente l’acquisto di una nuova moto. Un bel passo indietro come qualità della vita, ma l’italiano medio è così spaventato che rimanda questi esborsi a tempi migliori. Tanto che l’Unrae (Case auto estere) ha chiesto incentivi fiscali, sull’onda di quelli per le case. Adesso, arriva una nuova batosta: secondo l’Istat, a ottobre 2014 gli occupati sono 22 milioni 374 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e sostanzialmente stabili su base annua. Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali mentre aumenta di 0,1 punti rispetto a dodici mesi prima. I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 708 mila. L'incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all'11,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti su base annua.

Inferno per i giovani

Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 43,3%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente (-32 mila) e del 2,5% rispetto a dodici mesi prima (-365 mila).

Rinnovo, per tanti obiettivi

Lo Stato è attualmente immobile sul fronte incentivi auto e moto. Eppure, il rinnovo del parco veicoli porta effetti benefici sulla sicurezza, anche in termini di costi sociali (calerebbero anche le tariffe RCA), e sull’ambiente e, quindi, meriterebbe un posto nell’agenda del Paese. Come ha appena ricordato il Censis, le famiglie italiane hanno subito un ridimensionamento delle loro condizioni reddituali. La Banca d’Italia stima che tra il 2010 e il 2012 i redditi si siano ridotti di un 7,3% medio. Altrettanto sicuramente una quota importante delle famiglie è oggi sotto pressione: circa il 20% vive infatti con meno di 15.000 euro l’anno. A ciò si aggiunga che la quota di poveri, secondo l’Istat, è cresciuta dal 14% al 16% della popolazione residente. Tutto ciò non basta, tuttavia, a spiegare la violenta contrazione dei consumi (-8% dal 2007 ad oggi), il dimezzamento delle compravendite immobiliari (da 807 mila nel 2007 alle attuali 404mila), il crollo nell’acquisto di nuovi veicoli (-48% di immatricolazioni dal 2007). Serve una svolta, anche per dare fiducia ai giovani e alle famiglie.

Quella distinzione sempre più netta

Quando si analizzano i comportamenti di consumo, dice il Censis, è importante distinguere tra le spese cosiddette “obbligate” e quelle “commercializzabili”. Negli ultimi vent’anni il rapporto tra queste due grandezze è cambiato drasticamente e l’incidenza delle spese obbligate è passata dal 32,3% al 41%. Lo spazio per i consumi volontari si è dunque ristretto notevolmente. In particolare si è ristretto lo spazio per i beni, mentre, il processo generale di terziarizzazione della società, ha sostenuto la spesa per i servizi. Questi processi di lunga deriva sono tutt’ora in atto, alimentati dalla crisi economica e dalla tendenza a rinunciare o a procrastinare gli acquisti di beni.

Autore: Redazione

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