Attualità e Mercato

pubblicato il 18 novembre 2014

Autovelox Milano, confusione bestiale

Il Comune invia la multa ben oltre i 90 giorni consentiti: migliaia di ricorsi vinti

Autovelox Milano, confusione bestiale

E alla fine, i nodi vennero al pettine. Questa è la storia della doppia sconfitta del Comune di Milano, del suo sindaco Pisapia e dei suoi assessori che si occupano di mobilità (Maran) e sicurezza (Granelli). Prima hanno calpestato bellamente il Codice della Strada, inviando le multe a casa dei presunti trasgressori ben oltre il termine dei 90 giorni consentiti dalla legge (90 giorni dall’infrazione): Palazzo Marino spediva e spedisce le multe entro 90 giorni da quando sbobina i filmati o da quando i vigili controllano le foto degli autovelox. Poi però arriva la stangata: i giudici di pace accolgono i ricorsi. Il Comune è pure condannato a pagare i 43 euro di tassa sul ricorso: restituirà almeno i soldi ai guidatori, dopo aver perso la faccia? Oppure avrà la sfacciataggine politica e morale di andare sino in Cassazione?

La questione tombini

I conti non tornano neppure sotto il profilo degli incassi. Tutti i soldi incamerati con l’Area C e con le multe da Area C (rispettivamente 25 milioni l’anno più 50 milioni l’anno), dove vanno a finire? E i soldi delle multe dei nuovi autovelox? Possibile che quel denaro non possa essere impiegato per evitare l’esondazione del Seveso? Possibile che i tombini siano sempre ostruiti? Possibile che per chi va in scooter o in moto ci sia costantemente pericolo di morire per via di strade lastricate di crateri? Ma a Milano esiste solo la politica delle piste ciclabili?

Sicurezza stradale, disastro

Gli stessi vigili sono perplessi. "Tutto questo è un danno - dice giustamente polizia locale - perché danneggia il cosiddetto valore educativo della sanzione e le finalità di sicurezza stradale. Non dimentichiamo che stiamo parlando di trasgressori. Ma così si mette in mano loro lo strumento per non essere puniti. E magari rifarlo un'altra volta. Per non parlare dei costi"."La verità - lamenta Daniele Vincini (Sulpm) - è che il sistema andava rodato meglio, e se è vero che gli accertamenti non sono a norma di legge nonostante le spese per farli, per il Comune è un danno e una beffa. E poi anche la segnaletica è inappropriata, così diventano trappole per fare cassa"

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , codice della strada , multe


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