Curiosità

pubblicato il 6 novembre 2014

In moto all'estero? Ma quale Codice della Strada europeo...

Per le infrazioni commesse fuori dai nostri confini, ogni Paese fa da se

In moto all'estero? Ma quale Codice della Strada europeo...

In quel pentolone di parole che è l’Unione Europea in materia di sicurezza stradale, trova spazio anche il Codice della Strada unico: se ne parla da un ventennio. Ma ogni Paese si regola come crede. Incassare dal guidatore italiano una multa presa all’estero è un’impresa talmente ostica, ricorda poliziamuniciapale.it, che spesso le Polizie d’oltreconfine ci rinunciano in partenza. Colpa dei farraginosi accordi internazionali sullo scambio dei dati inerenti gli intestatari dei veicoli e sulle notifiche transfrontaliere. Accordi burocratici, macchinosi, frutti di un’epoca in cui c’era il muro di Berlino e le targhe straniere erano una curiosa rarità.

Paese che vai, multa che trovi

Per le multe all’estero, agli italiani si applicano regole che cambiano da nazione a nazione. I Paesi dell’Unione europea infatti si dividono in tre categorie: gli Stati firmatari della Convenzione Europea di Strasburgo in materia di scambio dati e notifiche amministrative; gli Stati firmatari con l’Italia degli accordi bilaterali di Polizia; gli Stati che non hanno sottoscritto accordi e con cui non intercorre alcun obbligo giuridico se non una labile prassi di informale collaborazione reciproca. Insomma, un caos burocratico.

Se vi fermano al volo

Nella maggiore parte dei Paesi europei, proprio a causa dell’inefficace sistema di riscossione all’estero, gli stranieri fermati devono pagare le multe subito. Pena il ritiro dei documenti o sequestro del veicolo. Si salva solo chi visita la Croazia, la Svezia, l’Irlanda e il Portogallo (in quest’ultimo caso: solo se la pattuglia non è dotata di POS). Per le multe recapitate a casa (come le violazioni rilevate da autovelox) il Paese cercherà di ottenere i dati dell’intestatario della targa italiana, sempre se la naizone in questione ha sottoscritto la Convenzione europea di Strasburgo del 1978 sullo scambio dei dati in materia amministrativa. Se la violazione è commessa in un paese con cui l’Italia ha stretto accordi bilaterali, sono tutti i Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e San Marino), lo scambio dei dati è facilitato: ci si può rivolgere direttamente alla Polizia italiana presso gli appositi “centri di cooperazione”. In Francia, a Modane, sul versante francese del traforo di Frejus, sono distaccati degli agenti di Polizia italiana a cui le autorità francesi possono richiedere visure ACI PRA. La Svizzera invece ha ottenuto l’allacciamento diretto al PRA e le visure le fa da sé.

La fine del verbale

Ma che succede una volta notificato il verbale estero? Succede che il già labile meccanismo di collaborazione transfrontaliero rischia di bloccarsi definitivamente. Se il motociclista la sanzione la vuole pagare non è detto che riesca nel suo intento. Non esiste infatti un accordo sulla riscossione transfrontaliera delle sanzioni. Accade così che l’italiano che desideri pagare una multa spagnola si senta rispondere che lo deve fare nel Paese dell’infrazione. Perché i pagamenti dall’Italia non sono accettati. Neanche con la carta di credito. Se poi, dice poliziamunicipale.it, l’automobilista italiano decidesse di non pagare, le autorità estere non hanno alcun strumento normativo per “aggredire” i beni del debitore. Per quanto riguarda il mancato pagamento di una sanzione commessa all'estero e notificata a casa, non esiste la cosiddetta “iscrizione a ruolo” della multa straniera. Essendo, infatti, un atto amministrativo proveniente dall'estero non sono applicabili le norme italiane. Pertanto, gli organi competenti degli Stati esteri, trascorso un tempo ragionevole dalla notifica, per cercare di compensare la mancata entrata finanziaria e per evitare il dispendio di tempo e i costi delle azioni legali, possono vendere il debito a delle società di recupero crediti.

 

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , codice della strada , viaggi


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