Attualità e Mercato

pubblicato il 22 ottobre 2014

Archivio unico nazionale... se il DDL passa

Abolizione del PRA se la legge di stabilità avrà l’OK

Archivio unico nazionale... se il DDL passa

La decisione finale spetta al Parlamento, che sta esaminando il disegno legge stabilità: intanto, il provvedimento in cantiere sta già facendo discutere, perché si tratta dell’abolizione del Pubblico Registro Automobilistico, preziosissimo sostentamento per chi lo gestisce, ossia per l’Automobile club d’Italia (nel 2013 è tornato a un utile di 25,3 milioni contro la perdita di 28,7 milioni del 2012). Si tratta in realtà di una storia soffertissima, a causa delle fortissime pressioni delle lobby di potere sui vari Governi e Parlamenti. Solo per restare ai mesi scorsi (perché di eliminare il PRA se ne parla dalla notte dei tempi), occorre addirittura tornare al Governo Letta, a fine 2013. E proprio a quella legge stabilità. Si parlava di accorpamento Motorizzazione-PRA (ACI) al fine di evitare inutili doppioni, spese assurde, inefficienze. Non se ne fece nulla.

Tocca a Renzi

Poi ci ha provato Renzi con il decreto spending review, ma quello che era nella bozza di decreto di giorno, poi di notte è misteriosamente scomparso nel nulla. Eliminato da una manina senza nome. Dopodiché, un altro tentativo in un disegno legge, andato clamorosamente a vuoto, chissà per quali motivi. Ora, nella legge stabilità, l'archivio unico dei veicoli, sotto l’egida del ministero dei Trasporti. Più il documento unico, la nuova carta di circolazione che indica i dati relativi alla proprietà. Se tutto fila per il verso giusto, se le lobby non bloccano ancora la nopvità, il Pubblico registro automobilistico (nato nel 1927 sotto il regime fascista) morirà 1° luglio 2017.

Serve essere più moderni ed europei

La dipendenza dal gettito PRA è stata più volte messa in evidenza dalla Corte dei Conti, ma senza seguito: l’ACI dovrebbe cercare ricavi nelle attività istituzionali (prevalentemente servizi a soci e a terzi), come avviene all'estero. Dovremmo prendere esempio da Paesi sotto questo profilo più sviluppati, per agganciarci alla locomotiva d’Europa, anziché andare pericolosamente alla deriva verso altri lidi non consoni alla nostra storia.

Autore: Redazione

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