Curiosità

pubblicato il 6 ottobre 2014

Ansia post incidente: da pagare

La vittima di un incidente non lavorava più bene come prima. La Cassazione: riconoscergli il danno

Ansia post incidente: da pagare

Troppo spesso si sottovaluta lo stress post sinistro, non misurabile da nessun apparecchio. Ci si affida a una macchina che misura l’invalidità, e in base a quel verdetto si concede o no il risarcimento: così, restano esclusi numerosissimi danni, da quelli che non ermergono a un primo esame, sino alle turbe psicologiche, senza considerare lo stress, i traumi di natura mentale. L’essere umano è una macchina delicatissima, che difficilmente può essere inquadrato da un’altra macchina, a sua volta imperfetta: servirebbe l’esame di un esperto, un medico, che sempre più spesso viene messo ai margini dalle Assicurazioni, le quali esercitano pressioni sul legislatore affinché ci sia un giro di vite sui rimborsi (il caso più recente è quello del Governo Monti, che ha “regalato” l’abolizione del colpo di frusta alle Assicurazioni). Ma ecco che la Cassazione ci difende. Un libero professionista ottiene il risarcimento per i danni da lucro cessante se dopo l’incidente soffre di attacchi di ansia: la sentenza della Cassazione numero 20003 del 10 aprile 2014, depositata dalla terza sezione civile il 23 settembre riguarda un caso addirittura del 2001.

Tenacia del guidatore

Con la pronuncia, la Cassazione ha accolto il ricorso di un venditore televisivo contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Il professionista subiva diversi danni a seguito di un incidente stradale e il giudice - in secondo grado - condannava Assicurazione e conducente del veicolo a risarcirgli i danni. La cifra stabilita dal giudice di seconde cure a titolo di lucro cessante, e dunque per mancato guadagno, era però inferiore a quella prevista in primo grado. Così, il professionista decideva di ricorrere per Cassazione. E vinceva. Prima del sinistro, svolgeva l’attività di venditore televisivo di oggetti d’arte e di antiquariato in diretta, e per diverse ore consecutive. Il professionista aveva l’esigenza di memorizzare i dettagli relativi agli oggetti da vendere, elemento caratterizzante dell’attività. Dopo il sinistro, il venditore accusava la persistenza di significativi sintomi invalidanti, quali vertigini, sensazione di ansia in locali stretti, deficit di concentrazione e di memoria. A causa delle non perfette condizioni fisiche, tali da impedire di utilizzare la sua professionalità e la sua nota capacità espositiva, risultando evidente che, pur a mesi di distanza dal sinistro, le sue condizioni psico¬fisiche non risultavano del tutto migliorate, tanto da impedirgli di svolgere la abituale mole di lavoro.

Non così raro

Una sentenza che fa giurisprudenza: alla fine, tutti i sinistri possono davvero incidere in modo negativo sull’attività lavorativa, ognuna delle quali presenta particolari difficoltà. E le Assicurazioni devono tenerne conto, a prescindere da quanto racconta una fredda macchina ottusa in una stanza di ospedale.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , incidenti


Top