Attualità e Mercato

pubblicato il 7 ottobre 2014

Moto in pericolo: lavori strade -50%

La denuncia di chi produce asfalto

Moto in pericolo: lavori strade -50%

Se in Italia le città viste dall’alto sono gruviera, forse è anche perché i Comuni investono meno in asfalto e la conferma arriva dal Siteb, l’Associazione italiana bitume e asfalto stradale. Il settore dei lavori stradali è uno di quelli che sta pagando maggiormente il prezzo della crisi. Le attività di costruzione e manutenzione sono ferme, i consumi di asfalto (conglomerato bituminoso) negli ultimi 8 anni si sono dimezzati, passando dai 44 milioni di tonnellate del 2006 ai 22,5 previsti per quest’anno. Una situazione che riguarda anche le strade extraurbane, e che pone a rischio la sicurezza degli automobilisti, condannando al depauperamento il nostro patrimonio stradale e alla crisi un settore che conta oltre 4.000 aziende impegnate nella realizzazione delle strade e 400 impianti di lavorazione del bitume, per un totale di 35.000 addetti diretti e un indotto di 500.000 lavoratori.

Saliscendi drammatico

Eppure nei primi 4 mesi dell’anno gli operatori del settore manutenzione e costruzione strade avevano registrato un incremento nel consumo bitume rispetto allo scorso anno (+8%), dovuto all’aumento degli interventi di manutenzione necessari per attutire i nefasti effetti di un inverno particolarmente piovoso che ha lasciato sui manti stradali nazionali numerose buche. L’arrivo dei mesi più caldi e intensi per le attività produttive ha però smorzato ogni rosea aspettativa riportando il trend in linea con la chiusura del 2013 (annus horribilis per il comparto). Ogni eventuale speranza di ripresa è rinviata al 2015. La crisi del consumo di bitume si inserisce nel già negativo trend del mercato petrolifero che dal 2000 ad oggi ha perso oltre 32 milioni di tonnellate di prodotti (benzine, gasoli, oli combustibili e bitume), volume equivalente alla produzione di oltre 6 raffinerie di medie dimensioni e decisamente superiore alle 17,9 milioni di tonnellate perse nel quinquennio ’80 /’85, a ridosso del secondo shock petrolifero.

Si viaggia su 850.000 km

L’Italia possiede una rete di poco meno di 500.000 km di strade principali (850.000 km, se teniamo conto anche di quelle all’interno delle città e delle secondarie o private), un patrimonio dal valore immenso che in buona parte si sta perdendo per mancanza di una seria e programmata manutenzione. Le autostrade con pedaggio vivono una situazione migliore, ma la loro estensione è limitata: circa 6.600 km. Visto che nel decreto Sblocca Italia (nonostante gli annunci), c’è poca carne al fuoco, non resta che sperare in una maggiore sensibilità del legislatore e degli enti gestori delle strade: ne va delle sicurezza di chi guida. Anzitutto degli utenti deboli come ciclisti e motociclisti. L’alternativa è un altro terribile flop: in 10 anni, nel 2010, l’Italia non ha dimezzato i morti sulle strade (solo nel 2013, e grazie alla crisi), non centrando il target imposto dall’Unione europea; è impensabile un altro dimezzamento delle vittime stradali per il 2020, con un asfalto così terribile. Una figuraccia europea. Che si somma a quella per lo smog: i nostri enti locali non hanno abbassato il livello di inquinamento e l’Unione europea ci bastonerà con una mega-multa.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , strada , sicurezza , codice della strada


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