Curiosità

pubblicato il 6 agosto 2014

Automobilista investe motociclista, lo insulta e scappa: colpevole!

Lo ha stabilito la Cassazione: chi causa un incidente deve subito soccorrere

Automobilista investe motociclista, lo insulta e scappa: colpevole!

La Cassazione, sezione quarta penale, con sentenza numero 33408 del 28 maggio 2014, depositata il 29 luglio 2014, si occupa di una questione molto particolare, e vede come protagonista positivo un motociclista. Investito in pieno da un automobilista, che invece di soccorrerlo cominciava a insultarlo, mentre il centauro era a terra: dopodiché, l’automobilista s’era perfino dato alla fuga: di lì a poco però, altri utenti della strada hanno aiutato il motociclista: in quelle situazione, è la fortuna a giocare un ruolo determinante, specie in presenza di lesioni fisiche che necessitano di cure rapide.

La trafila da un guidice all’altro

La questione è ovviamente finita davanti ai giudici. Il Tribunale di Udine afferma la responsabilità dell’imputato (l’automobilista) in ordine ai reati di cui all’articolo 189, commi 6 e 7, del Codice della Strada. Chiunque, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all'obbligo di fermarsi, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. E chiunque non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite, è punito con la reclusione da un anno a tre anni. La sentenza è confermata dalla Corte d'Appello di Trieste.

L’automobilista non ci sta

Ma l’imputato ricorre per Cassazione: per lui non esisteva una situazione di bisogno effettivo dell’investito. Non vi era dolo, mancando la consapevolezza della necessità di assistenza. Per la Cassazione, il ricorso è infondato. La sentenza impugnata considera che la giurisprudenza impone l’obbligo di fermarsi a seguito di un sinistro per prestare l’assistenza eventualmente corrente nei confronti di chi abbia potuto subire danno, indipendentemente dal fatto che tale danno si sia verificato in concreto. Questo vale oggi per i centauri, e varrà ancora di più un domani, quando i motociclisti saranno finalmente considerati utenti deboli della strada anche in base al riformato Codice.

Un velo pietoso

Stendiamo un velo pietoso sul fatto che l’imputato, di fronte al motociclista investito e caduto, si sia limitato ad attribuirgli la responsabilità dell'incidente con espressioni virulente. Non importa che i danni non fossero evidenti e macroscopici e che altri si fossero fermati a prestare soccorso. L’imputato ha inoltre frettolosamente escluso la propria responsabilità; e si è allontanato dando luogo a una condotta quantomeno caratterizzata da dolo eventuale. Tutti i testi e la vittima hanno riferito che, dopo l'investimento del motociclista, l’automobilista lo ha aggredito a male parole senza sincerarsi di come stesse, mentre altri lo aiutavano ad alzarsi e lo soccorrevano. La vittima versava in una situazione di indubbia e visibile difficoltà, essendo caduta dalla moto a seguito dell’urto. E anche se davvero il centauro fosse stato responsabile del sinistro, tutto c’era da fare, fuorché insultarlo. In tale situazione, si è ritenuto che l’imputato sia venuto meno al suo dovere di solidarietà, per aver inveito contro la vittima, per non essersi sincerato della sua condizione, per essersi allontanato. Con dolo. La Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , sicurezza , codice della strada , incidenti


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