Interviste

pubblicato il 13 febbraio 2014

Il nuovo Ducati Monster 1200 spiegato da Claudio Domenicali

L’amministratore delegato di Ducati racconta a OmniMoto.it i segreti del nuovo Monster

Il nuovo Ducati Monster 1200 spiegato da Claudio Domenicali

L’arrivo del nuovo Monster 1200, che abbiamo appena provato per voi, ha per Ducati un’importanza davvero strategica e costituisce una reale pietra miliare nella storia della moto più venduta di tutti i tempi per la casa bolognese. Perché sia così importante questa moto ce lo siamo fatto spiegare direttamente dall’ing. Claudio Domenicali, che oggi tiene le redini dell’azienda dalla posizione di Amministratore Delegato. Ecco il riassunto dell’intervista che abbiamo fatto a Domenicali durante il lancio del Monster a Tenerife.

Arriva il nuovo Monster: le sue caratteristiche innovative non sono solo tecniche. Quali le più importanti?
"Sicuramente il punto cardine del nuovo Monster è il concetto di presentare i geni caratteristici di Ducati, fatti di sportività ed emozione di guida, nel contesto di un pacchetto ergonomico che si è evoluto molto. Quindi la combinazione di posizione di guida, larghezza e comfort della sella, assistenza dei sistemi di ABS e controllo di trazione sono in evidenza, e tutta la sportività della moto è maturata ed è diventata adeguata a un utente più esigente, che non è più disposto a rinunciare, nel nome delle prestazioni, a una moto che sia più sicura e confortevole".

Noto che il cliente tipo del Monster per molti anni è stato anche un integralista, uno duro e puro, avete messo in conto il rischio di scontentare proprio il vostro utente più affezionato? O la richiesta di rendere la moto più confortevole vi è arrivata proprio dai suoi utenti?
"Il rischio quando si fanno questi cambiamenti c’è sempre, quindi ne siamo consapevoli. D’altra parte, però, è proprio nella natura del nostro lavoro il poter fare un’evoluzione dei prodotti che possa consentire di soddisfare al meglio i clienti attuali e di attirarne di nuovi. Per i clienti attuali abbiamo lavorato molto nel cercare di avere all’interno della moto proprio quei geni di sportività, maneggevolezza e guidabilità che erano caratteristici del Monster di prima, e pensiamo di aver raggiunto un risultato molto buono. Le prestazioni del motore, poi, sono straordinarie e se combiniamo insieme prestazioni del motore, frenata e guidabilità, io credo che questo sia probabilmente il Monster più prestazionale di sempre".

Se pensiamo alla storia recente del Monster, quali sono i motivi per i quali un modello di così grande diffusione è arrivato a non avere più successo? Era rimasta indietro la moto, o il mercato, nel frattempo, è cambiato?
"Probabilmente quella Monster è stata la famiglia su cui abbiamo lavorato di meno in questi anni in termini di rivisitazioni e quindi la moto che il 1200 va a sostituire è originariamente arrivata sul mercato nel 2008 su cui poi sono state fatte una serie di modifiche di dettaglio ma mai delle revisioni radicali. A questo si aggiunge che quello odierno è un mercato molto difficile, che ha bisogno di un continuo inserimento di novità, e quindi questi due aspetti possono essere identificati come le cause".

Fissati quindi i nuovi standard ergonomici del Monster, quale sarà l’evoluzione della famiglia in futuro? Ci sono stati momenti in cui avevate anche sei Monster a listino, sarà ancora così?
"Beh, parlare del futuro è sempre complicato - ride Domenicali - però è abbastanza naturale pensare che ci sia una gamma e non un solo veicolo. Probabilmente sarà meno articolata di un tempo, ma comunque in grado di soddisfare esigenze molto diverse".

Sono passati quasi due anni dall’acquisizione di Ducati da parte di Audi. Se dovesse dire cosa è cambiato e cosa non è cambiato a Borgo Panigale?
"Beh, cosa non è cambiato è lo spirito della Ducati. Quando Rupert Stadler fece il suo primo speech in Ducati - (Stadler, ricordiamo, è l’amministratore delegato di Audi) - nel luglio del 2012, aveva concluso con la frase "Ducati bleibt Ducati", cioè la Ducati rimane la Ducati. E nei fatti è così: i valori fondamentali del marchio che sono la sportività, la voglia di sviluppare prodotti diversi e innovativi e la passione per un prodotto che cerca di spingere l’asticella sempre un po’ più in là, e la Superleggera ne è un esempio straordinario e le parole di Stadler, credo, sono l’esempio migliore di come la visione del nuovo azionista sia molto in linea con i valori che hanno fatto della Ducati l’azienda di successo che abbiamo oggi.

Dall’altra parte è cambiato il fatto di far parte del gruppo industriale più grande d’Europa di cui fanno parte più di 550.000 persone e che comprende 12 marchi. Certamente tutto ciò ci dà una serie di vantaggi importanti dal punto di vista della possibilità di attingere a un patrimonio di ricerca e sviluppo estremamente vasto, visto decine di migliaia di persone sono impiegate nell’R&D. Poi l’essere in un gruppo ci dà una solidità finanziaria importante per poter fare dei ragionamenti a lungo periodo ma ci dà anche delle responsabilità e dei vincoli ovviamente, perché tutto ciò che facciamo va visto nel contesto di un gruppo molto vasto. Ma credo che il bilancio si possa chiudere con una grande positività, perché ora facciamo parte di un gruppo dove sia i vertici che le persone più importanti sono grandi appassionati di prodotto, persone che sono innamorate dell’idea di fare delle auto straordinarie e vogliono che Ducati faccia la stessa cosa con le moto. E credo che questa sia la garanzia più importante per i nostri tifosi del fatto che nel tempo continueremo a vedere delle belle moto sviluppate e prodotte dalla Ducati"
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Parlando di investimenti che il gruppo sta facendo in Ducati, come vengono gestiti? Siete autonomi o gli investimenti sono gestiti in maniera centrale?
"In generale le cose funzionano come in qualsiasi grosso gruppo industriale. I marchi sono molto autonomi, quindi hanno tutta la loro possibilità di impostazione della filosofia e di proposta. Poi ovviamente le scelte strategiche e gli investimenti più importanti vengono approvati a livello centrale come succede in tutti i grandi gruppi"

Parlando di travaso di esperienze e di tecnologia: trascurando quelli già noti di Audi verso Ducati, quali sono i punti di eccellenza che Ducati può portare all’interno del gruppo?
"Noi abbiamo un’esperienza specifica nel mondo delle competizioni, abbiamo sviluppato con la MotoGP un’esperienza molto importante nella progettazione e sviluppo di motori ad altissimi regimi di rotazione e abbiamo un know-how molto interessante in termini di tecnologia dei materiali. C’è poi in Ducati una capacità di sviluppare progetti che possono essere realizzati con investimenti molto più limitati di quelli del mondo auto e queste sono caratteristiche sulle quali stiamo ragionando con i nostri colleghi a Ingolstadt, e ci sono scambi di informazioni e di conoscenza molto importanti ma, ovviamente, non posso dirvi di più!".

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Interviste , bicilindriche , personaggi , tecnologia , interviste , personaggi famosi , 1200


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