Epoca e Classiche

pubblicato il 14 dicembre 2013

Brough Superior SS 100: le magnifiche 7 di Lawrence d’Arabia

Il ritorno della Brough Superior sulle scene internazionali è l’occasione per parlare della più famosa moto di George Brough

Brough Superior SS 100: le magnifiche 7 di Lawrence d’Arabia

Al Salone di Milano EICMA 2013 è apparsa una moto che ha fatto molto parlare di sé, la Brough Superior SS100, interessante nuda di ispirazione vintage che sancisce il ritorno sulle scene internazionali del glorioso marchio britannico, scomparso negli anni quaranta con l’arrivo della seconda guerra mondiale. Visto che la moto esposta a Milano ha lo stesso nome della più famosa Superior di tutti i tempi, la SS 100, oggi vi raccontiamo la storia di quella che più comunemente è nota come la moto di Lawrence d’Arabia

GEORGE BROUGH
Frutto della geniale ed esuberante mente del valente George Brough, la SS 100 è dotata di motore Jap e cambio Burman. È una delle più belle motociclette costruite nel Regno Unito, la più veloce fabbricata dalla metà degli anni Venti del secolo scorso al 1940, in sole 383 unità. Era considerata la Rolls Royce delle moto. Ancora oggi è una motocicletta incantevole, che non passa di certo inosservata e che conserva un fascino incredibile.
Il colonnello Thomas Edward Lawrence, noto ai più come Lawrence d’Arabia, era molto appassionato di motori ed in particolare di due ruote Brough Superior: passava infatti interi weekend a scorrazzarvi per le strade polverose di campagna, ma soprattutto su quelle più veloci, dove la moto si poteva godere davvero, considerate le sue incredibili prestazioni. Egli acquistò inoltre tutti i modelli della Superior 1000 cc dal 1922 in poi. La morte lo colse però nel 1935, in seguito ad una banalissima caduta, proprio da una delle sue Brough preferite, la settima, da lui stesso denominata "George VII".
La fortunatissima serie SS, costruita a Nottingham e voluta con tutto il cuore da George in seguito ad una ribellione nei confronti di suo padre William Brough, costituirà la vera punta di diamante della Casa britannica. George era ossessionato, forse per i suoi trascorsi da pilota, dalla velocità e dalle competizioni e per questo partorì il progetto di una motocicletta che fosse tremendamente prestazionale e potente.

1925: LA PRIMA SS 100
Nel 1925 fu presentata la prima SS 100 equipaggiata con motore Jap di 1000 cc a valvole in testa, che si differenziava dalla SS 80, un’altra 1000 cc dotata di valvole laterali, presentata nel 1923 al Salone di Londra. Le sigle dei due modelli indicano le loro rispettive velocità in miglia, certificate dalla stessa Casa. 100 miglia sono circa 160 km/h, una velocità ragguardevole per quei tempi: la Brough SS 100 in particolare era una vera motocicletta sportiva per motociclisti danarosi che amavano le prestazioni su due ruote. Ogni esemplare, considerato il limitatissimo numero di unità prodotte, era sostanzialmente unico ed oggi lo è ancor di più. La SS 100 costava all’epoca circa tre volte di più di una qualsiasi monocilindrica coeva ed era irraggiungibile anche dalla sua storica rivale e connazionale, la bellissima Vincent HRD, anch’essa bicilindrica.

L’eleganza rappresenta una delle ataviche doti della Brough; forse l’unica stonatura estetica è rappresentata dall’ubicazione del magnete, posto subito dietro il parafango anteriore; mentre la sicurezza di guida è minata solo dai freni a tamburo laterale, sottodimensionati rispetto alle prestazioni che la moto vanta.
Il telaio in tubi d’acciaio a culla chiusa della velocissima nera inglese sostiene il motore Jap bicilindrico a V ad aste e bilancieri soggetto nel tempo a continui miglioramenti ciclistici ed estetici e, in particolare la sua serie JTOR a valvole in testa, era in grado di erogare circa 55 CV a 5500 giri/min.

1935: SI CAMBIA MOTORE
Nel 1935 la Brough ruppe la collaborazione con la Jap, forse proprio a causa del gap tecnico e prestazionale di tali propulsori, un po’rumorosi, che non avrebbero vinto la concorrenza con quelli dei quali era dotata la Vincent. Il nuovo accordo di produzione siglato con la Matchless, rese sicuramente le Brough più silenziose, regolari, affidabili e longeve, ma meno potenti rispetto alle concorrenti summenzionate.
Il cambio della SS 100 è un Burman a quattro marce con comando a pedale; la trasmissione primaria e secondaria sono entrambe a catena e la frizione è a dischi multipli in bagno d’olio, mentre la forcella è una Castle tipo HD; l’alimentazione della sontuosa SS 100 è affidata ad un carburatore Amal e l’accensione al magnete Lucas.

Varie le soluzioni tecniche che resero la SS 100 veramente speciale nel panorama motociclistico dell’epoca: prima fra tutte quella del particolare sistema per aumentare la resistenza agli sforzi della sospensione posteriore. Il telaio era infatti, a richiesta, disponibile anche elastico già dal 1928 e ciò rese le Brough moto piacevoli e comode da condurre; l’altra innovazione era invece rappresentata dall’assoluto primato nell’utilizzo del cavalletto centrale con molla per il rientro e del serbatoio a sella a due tappi, molto capiente (23 litri) e dalla forma allungata, che poteva, a richiesta, avere anche le guance cromate.
Il tempo e la storia, purtroppo, non permisero a George Brough di realizzare i propri perfezionistici sogni, complice soprattutto la guerra: la Brough infatti si dedicò, durante quel terribile periodo, alla produzione di componenti meccanici per i motori Rolls Royce montati sui caccia Spitfire.
Pochissimi esemplari di SS 100 sono arrivati in Italia e, fortunatamente, sono stati gelosamente conservati da collezionisti, divenuti anche, per il solo fatto di esserne appassionati con il cuore, importantissimi custodi della profumata ed elegante nera firmata Brough.

Autore: Pier Paolo Fraddosio

Tag: Epoca e Classiche , bicilindriche , 1000 , curiosità , epoca , personaggi famosi , vintage


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