Test

pubblicato il 21 ottobre 2013

Ohvale GP-0 - TEST

La risposta italiana a chi cerca un mezzo da pista economico e divertente si chiama Ohvale. L'abbiamo provata a Castelletto di Branduzzo

Ohvale GP-0 - TEST

Tanti di noi sognano di poter affiancare alla moto stradale un altro bolide da dedicare solo alla pista, ma solo pochi fortunati si possono permettere, al giorno d’oggi, i costi richiesti per manutenzione, trasporto, materiale di consumo e turni nelle più belle piste italiane. Tanti altri utilizzano la stessa moto in strada e in pista, ma con tutti gli svantaggi e i compromessi che questa scelta impone: lunghi spostamenti da affrontare prima e dopo la pistata, pneumatici di compromesso, tutti i costi di manutenzione e ricambistica, senza dimenticare il rischio di rompere il mezzo che deve accompagnarci non solo tra i cordoli ma anche negli spostamenti quotidiani.
La nuova Ohvale GP-0 è nata per dare una nuova soluzione a tutti questi problemi, cercando di coniugare economicità, facilità, divertimento e semplicità nel trasporto. Ma questi sono solo alcuni dei pregi della GP-0…

COME NASCE
Ohvale nasce innanzitutto per mano e dall’idea del Presidente Valerio Da Lio, che annovera un'esperienza di oltre trent'anni nel mondo motociclistico, in particolare in Aprilia dove tra l’altro è stato padre di tutte le grafiche delle moto di Noale. Sempre da Aprilia sono poi arrivati i suoi due principali collaboratori. Parliamo dell' ingegnere Mariano Fioravanzo e il collaudatore Claudio "Caio" Pellizzon, entrambi molto conosciuti nel settore due ruote, con straordinarie capacità e grandissimo bagaglio tecnico. Indubbiamente la reputazione a livello mondiale di questo team rappresenta la migliore garanzia della eccellenza progettuale e ciclistica di questa piccola supersportiva, progettata e costruita in Italia e frutto di una attenta industrializzazione che si fonde con ricercata artigianalità.
Durante la presentazione, Ohvale ci ha tenuto a precisare che la GP-0 è un nuovo concetto di moto, non è una "Minimoto", una "Mini GP", ne tantomeno una "Pitbike", ma nasce dal desiderio di progettare un mezzo che offra il divertimento di una vera moto, guidando con facilità, osando come solo i piloti professionisti si possono permettere. Questa piccola moto facile e giocosa, secondo il produttore offre un’ergonomia accessibile, permette una guida estrema, da vera moto racing, abbattendo però drasticamente i costi e tutte le scomodità connesse alle trasferte in pista. Effettivamente, possiamo confermare che anche al primo sguardo è chiara la raffinatezza del progetto e dei componenti tecnici, che non hanno niente a che vedere con certe "cinesate" a cui ci hanno abituato molte esecuzioni nel settore delle minimoto.

LA TECNICA
La dotazione tecnica è infatti di prim’ordine, e ce ne si accorge anche solo guardando la moto, e ancora più chiaramente vedendola spogliata dalle sovrastrutture. La GP-0 è disponibile in due versioni, che differiscono per motore e trasmissione. La prima è monomarcia e monta un propulsore 4 tempi di 110 centimetri cubici, raffreddato ad aria, con avviamento sia elettrico che tramite kick starter. Questa versione con carburatore Kei T Hin sezione ovale 13 x 18 eroga circa 8 cv. La seconda è dotata di cambio a 4 marce, e motore di 160 cc con carburatore Mikuni da 24 che eroga ben 16 cv, con accensione prevista esclusivamente tramite kick start. Per il resto le due versioni sono del tutto equivalenti, a partire dal peso che si ferma a 65 kg e dal curatissimo scarico realizzato da Arrow e dotato di fondello in carbonio , montato sottosella.
Troviamo un telaio perimetrale a traliccio, con forcellone in alluminio. La sospensione anteriore è una upside down da 33 mm, mentre al posteriore è presente un monoammortizzatore completamente regolabile: idraulica in compressione ed estensione, precarico molla e interasse. Le ruote in lega a 5 razze sdoppiate sono da 10 pollici, e calzano pneumatici realizzati direttamente su specifiche Ohvale. Impressionante è l’impianto frenante davvero allo stato dell’arte, composto all’anteriore da un monodisco da 180 mm, pinza monoblocco a fissaggio radiale a 4 pistoncini, pastiglie sinterizzate, pompa assiale con serbatoio integrato e tubazioni in treccia metallica. Al posteriore troviamo invece un disco 155 mm coadiuvato da una pinza a fissaggio radiale a 2 pistoncini, con pastiglie sinterizzate e tubazioni in treccia metallica.

LA GUIDA
Come ci era stato premesso da Caio Pellizzon, la guida della GP-0 si è dimostrata davvero emozionante, facile una volta presa confidenza con gli equilibri della moto, e capace di divertire davvero. Le dimensioni della moto, invero piccola, permettono comunque a chiunque di trovare spazio in sella, anche a chi come me sfiora il metro e 85 cm, con una posizione finale che è sicuramente meno costrittiva rispetto per esempio ad una minimoto.
Si capisce subito che la ciclistica è sana, stabile e molto comunicativa, con un avantreno che va forzato veramente tanto prima che mostri qualche cenno di cedimento. In alcune situazioni, si può arrivare a sentire partire la moto sulle due ruote, ma il tutto è sempre facilmente controllabile e può portare, specialmente con la più potente versione manuale, ad arrivare a guidare in derapata.

Come accennavamo più sopra, all’inizio bisogna prendere le misure agli equilibri della moto, che possono essere facilmente mutati in base alla posizione tenuta dal pilota, che nella maggior parte dei casi peserà più della moto stessa. Inoltre l’agilità all’inizio può sembrare quasi eccessiva a chi è abituato ad una moto stradale, perchè ad ogni piccolo input corrisponde una rapidissima discesa in piega o un repentino cambio di direzione, e i primi giri si percorrono un po’ a scatti. Ma basta un turno in pista perché ci si abitui e tutto questo si trasformi magicamente in feeling, fino a percepire una sensazione di assoluto controllo offerto dalla GP-0. E’ stato interessante vedere vari piloti presenti alla prova, molto più esperti del sottoscritto, che corrono abitualmente con moto vere anche a livello mondiale, scendere entusiasti e desiderosi di ripetere l’esperienza, magari dichiarando di volersi comprare la propria Ohvale. Da sottolineare che entrambe le versioni risultano efficaci ed appaganti. Ovviamente la potenza della versione monomarcia è piuttosto limitata, e bisogna stare attenti a non calare troppo di giri per avere riprese adeguate. Però la mancanza del cambio permette di concentrarsi solamente sulla guida e sulla dinamica della moto, oltre ad evitare gli inevitabili problemi di ergonomia nell’utilizzo delle piccole leve a pedale considerando la posizione delle gambe molto raccolte.

La versione a 4 marce e dotata di 16 cv invece è capace di prestazioni nettamente superiori, che si percepiscono ad ogni uscita di curva dove riaprendo il gas la spinta è sensibile, e ovviamente consente velocità più alte non solo nei brevi rettilinei ma anche di arrivare più forte in ingresso di curva e quindi, se si trova la confidenza necessaria, di mantenere una più alta velocità di percorrenza. Ovviamente è facile immaginare il clima di bagarre che un mezzo come questo può scatenare non solo durante una gara ufficiale, ma anche tra un gruppo di amici che decidesse di sfidarsi a bordo di questi piccoli bolidi. E la GP-0 rappresenta sicuramente un modo valido e sicuro per farlo. La Ohvale risulta infine ideale anche per chi è alle prime armi con la guida sportiva, per le donne che possono imparare con un mezzo meno impegnativo fisicamente, e per i bambini che vogliono assaporare l’emozione della guida in circuito a bordo di un mezzo facile, ma che permette di entrare in contatto con il feeling, le reazioni e le emozioni di una moto vera.

I VANTAGGI E I COSTI
Molteplici sono in definitiva i vantaggi pratici offerti a chi decide di vivere le sue esperienze in pista con questa piccola grande motocicletta. A partire dalle prestazioni e dalle sensazioni di guida che, come abbiamo visto, permettono a chiunque di divertirsi in sicurezza. Pensiamo poi ovviamente all’economicità: possibilità di trasportarla in una normale automobile, consumo di benzina limitato a 10 euro per 4 ore di pista, pneumatici che durano mediamente 20 ore l’anteriore e 10 ore il posteriore, e che costano meno di 100 euro la coppia, il minor costo di noleggio pista e infine una carrozzeria progettata in modo da assorbire al meglio gli urti grazie a tamponi in teflon alle estremità di semimanubri e pedane. Inoltre è spesso possibile godersela tutto l’anno, dato che numerose piste e kartodromi sono sempre aperti. Da sottolineare che il baricentro molto basso e un'accurata scelta degli pneumatici consente di guidare con soddisfazione la OHVALE GP – 0 anche in condizioni tipicamente invernali.
L’ultimo parametro per valutare un’eventuale acquisto è quello del prezzo, che in assoluto non è molto basso ma va valutato considerando la qualità della componentistica, la robustezza e i vantaggi economici di utilizzo e mantenimento che abbiamo già ampiamente analizzato. La versione automatica costa 3.680 euro mentre quella a marce 3.980 euro ed è disponibile una formula di finanziamento a tasso 0 con rate a partire da 155 euro al mese. La Ohvale ha inoltre già pensato e commercializzato una completissima linea di accessori e upgrade tecnici, che spaziano dai particolari in carbonio alla strumentazione, dal carburatore maggiorato al kit radiatore olio (versione 160 cc), da varie rapportature del cambio al kit di regolazione precarico molla forcella fino all’ammortizzatore di sterzo. Insomma, c’è di chi sbizzarrirsi.

Autore: Marco Simone

Tag: Test , pista , curiosità , tecnica , gare , autodromi


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