Test

pubblicato il 20 settembre 2013

Ducati Diavel Strada: "Il Diavolo veste Strada" - PROVA

Docile e aggressiva, appariscente e sfuggente, oggi ancora più comoda: quando scopri la Diavel, difficilmente la dimentichi

Ducati Diavel Strada: "Il Diavolo veste Strada" - PROVA

Ci sono moto fatte per andare veloci. Altre per stare comodi. Non mancano quelle adatte al fuoristrada o quelle destinate a lunghi viaggi. Eppure il Diavolo di Borgo Panigale è difficile da collocare in una categoria precisa. Un po’ cruiser, un po’ sportiva, un po’ custom, un po’ naked: un po’ tutto, un po’ niente. Un "unicum" che rimanda alla figura dell’unicorno: imprendibile quando parte al semaforo, ma docile e tendenzialmente "umile" se non viene strapazzata. Dopo aver provato la versione standard abbiamo avuto modo di testare per un migliaio di chilometri la variante da viaggio, che prende il nome di Diavel Strada.

ESTETICA RIVISTA, ORA MENO AVVENIRISTICA
La Diavel Strada differisce dalla sorella per alcuni accorgimenti estetici e tecnici: a primo impatto è il posteriore che cambia, abbandonando i caratteristici fari a Led a favore di un faro e frecce più standard. Un accorgimento che permette di ancorare al meglio la struttura metallica dove vengono posizionate le borse da viaggio che sono l’altro elemento estetico che cattura l’attenzione di questa variante. Anche il colore, un grigio antracite, identifica il modello che ama i viaggi e vuole ampliare il range di clienti-tipo, come ad esempio moglie e/o ragazza, regalando esperienze da "coppia alla bolognese". Il tutto a un prezzo decisamente al top dei listini: 19.240 euro franco concessionario.

POSIZIONE DI GUIDA
Per quanto riguarda la guida da notare è il manubrio in posizione più ravvicinata al pilota, condizione che permette di cavalcare le strade senza fatica anche per numerose ore. Non manca una protezione aerodinamica maggiore grazie ad un cupolino più alto e trasparente, ed anche la sella è diversa, ora più imbottita e sagomata, a differenza di quella originaria più sportiva che garantiva minor protezione dalle asperità del terreno. Il motore è lo stesso della sorella "senza compromessi" ovvero, la Diavel "standard" che dei passeggeri e della comodità se ne frega abbastanza: si tratta del bicilindrico a "Elle" della 1198 profondamente modificato nel diagramma di distribuzione, con 162 CV e controllo dell’erogazione affidato ai Riding Mode. Situazione che si traduce in accelerazioni brucianti al semaforo, potenza in ripresa anche ai bassi regimi, nonostante consumi non esorbitanti. Piccola notazione: non dimenticarsi mai di avere queste caratteristiche sotto al sedere. Perchè se ci si scorda di avere una moto capace di 13 Kgm a 8.000 giri/min da domare, è anche possibile farsi del male.

UN PASSEGGERO A TUTTA COMODITA’
Spostandoci nella parte dedicata al passeggero, le novità principali, oltre alla sella appena citata, riguardano il nuovo schienalino utile a contenere la massa in fase di accelerazione (e a regalare supporto alla schiena, anche se non in maniera decisa) e le nuove pedane, che a differenza del modello normale che dispone di elementi retrattili sottili e lunghi, sulla Strada la scelta è ricaduta su leve di piccole dimensioni (anche in questo caso chiudibili) con un ottimo grip. Lo spazio non è eccessivo, e le persone di medio-alta statura hanno più difficoltà nel salire sul mezzo quando il guidatore è già in posizione, ma la sella aiuta non poco nella sensazione che la Strada vuole trasmettere, ovvero "Posso essere anche una moto da passeggio". Intendiamoci: la comodità e il comfort di una cruiser non sono paragonabili, ma con qualche accorgimento la Diavel permette di intraprendere un viaggio con più comodità, che per gli amanti delle emozioni "made in Borgo Panigale" non è poi così male, se non si ama la Multistrada.

VIAGGIO SOTTO IL SOLE
L’itinerario scelto per mettere alla prova i 162 CV travestiti da turismo parte da Roma per raggiungere la Toscana, prima verso Porto Ercole per poi proseguire fino a Forte dei Marmi, e ritorno. Le condizioni del tempo ci hanno aiutato a stressare al massimo il mezzo, poiché la data di partenza è stata annunciata come la giornata più calda dell’estate 2013. Come da programma la partenza delle 7.45 del mattino si rivela ottimale, per evitare traffico e il sole cocente: circa due ore di viaggio ci dimostrano che la Diavel Strada non ha perso nemmeno un pizzico di grinta, rimanendo pronta in qualsiasi frangente. I muscoli sono sempre li, dove li avevamo lasciati, ma con il Riding Mode in posizione Urban (100 CV e DTC a livello 5) non ci sentiamo proprio "rapiti" dal mezzo. Il taglio dei cavalli si sente e ci ricorda che sotto pioggia o con condizioni di bassa aderenza potrebbe salvarci da numerosi problemi, ma siamo verso fine agosto, il sole è pieno di vita, il caldo non manca, e siamo diretti in autostrada. Motivi per tenere l'Urban? Nessuno, passiamo sulla modalità "Touring" (162 CV con erogazione progressiva e DTC a quota 3) e la moto cambia, rimanendo pronta in ogni condizione senza risultare aggressiva e a volte brusca come in modalità Sport. Ricordiamoci che il Riding Mode non interviene solo sull’erogazione e sulla potenza ma anche sul controllo di trazione, e nonostante un gommone da 245 mm al posteriore i numerosi cavalli sono in grado di far "barcollare" il diavolo bolognese se non si dosa bene il gas e si apre a dismisura (situazione che abbiamo riscontrato in un solo caso in modalità Touring, mentre per la Sport la possibilità di far sbandare il posteriore rasenta la routine).

IL DIAVOLO IN AUTOSTRADA
Sulle strade a percorrenza veloce mantenere la velocità di crociera non è un problema, e la componentistica di primo livello ci fa compagnia durante le due ore di tragitto: la moto non si scompone nonostante le borse laterali bersagliate dai flussi d’aria. Sono loro a catturare la mia attenzione: non un sussurro, non un tremolio, stabili come le migliori "sorelle" rigide. Le cuciture sono ottime, come anche il rivestimento anti-calore della borsa che "alloggia" sopra i doppi scarichi. Internamente lo spazio non manca, anche se stivare un casco integrale non è possibile, ma un jet ci entra agilmente.
L’aiuto che ci viene dato dal manubrio ravvicinato passa spesso inosservato, ma è proprio questo che rende interessante il lavoro fatto dalla casa bolognese: con la filosofia "pochi ma buoni" , gli accorgimenti favoriscono una guida rilassata, con il nuovo cupolino che protegge bene dall’aria (specialmente accucciandosi un po’ sul serbatoio) e le borse che anche alle alte velocità non tradiscono. Cambiando il Riding Mode nella posizione piu aggressiva Sport (162 CV pieni e DTC a livello 1), la moto si trasforma ulteriormente, togliendo i vestiti e sfoggiando un fisico palestrato, da vera sportiva. La risposta è sempre pronta, ma non differisce in maniera abissale dalla modalità Urban specialmente quando si viaggia, mentre quando si transita per le strade con tornanti la situazione cambia.

CURVE E TORNANTI: DOV’E’ LA DIFFERENZA?
Bisogna dire che il gommone posteriore regala un grande feeling di guida, senza mai "tradire", a patto di entrare decisi in curva e non abbandonarsi ad un andamento blando, condizione in cui il peso si fa maggiormente sentire. L’impianto frenante è un’ altra componente che regala soddisfazioni, sempre pronto ed incredibilmente potente, ricordando al guidatore che la Brembo non è casualmente l’azienda leader del settore: gli oltre 200 Kg lanciati ad alta velocità vengono domati dall’impianto a pinze radiali semplicemente con il tocco deciso di due dita, e questo trasmette moltissima sicurezza. Situazione che proviamo sia in autostrada che sui tornanti delle cave che sovrastano Forte dei Marmi. L’andatura è allegra e a parte qualche piccola sbavatura al posteriore se all’uscita di curva apriamo decisi il gas, la moto rimane sempre composta ed in traiettoria. L’impostazione di guida con il nuovo manubrio e il baricentro basso tipico di questo modello aiutano anche i meno esperti a sbilanciarsi verso l’interno-curva, sentendosi piloti anche su piccoli tragitti. Con l’altezza dal mare che cresce anche il "respiro" della Diavel Strada si fa meno affannoso, e l’aria che esce dal motore non è più così fastidiosa come in autostrada. Questo modello da viaggio è qui che regala la maggior parte delle emozioni: ama le curve e le accelerazioni seguite da stacchi all’ultimo, con l’impianto frenante che non scalda nonostante lo stress cui viene sottoposto.

RITORNO ALLA ROUTINE, MA IN NOTTURNA
Dopo una cena leggera per non appesantirsi troppo, è ora di tornare a casa: la moto gradisce, anche se nostalgica, il ritorno al box. Eh si, perché con un mezzo da quasi 20 mila euro la scelta di "abbandonarlo" per strada non risulta tra le migliori. La Diavel Strada attira gli sguardi sia nelle aree di servizio (ad ogni fermata qualcuno si accostava e chiedeva informazioni, o semplicemente scrutava il mezzo), ma anche ai semafori cittadini che ci separano dall’autostrada. Un susseguirsi di attenzioni che evidenziano che le forme della Diavel (ispirate ad un corridore in fase di partenza) suscitano interesse. Un particolare da notare: è l’una di notte, sì, notte fonda, perchè riflettendo sul nome scelto da Ducati ho deciso di portare a spasso la "bestia" quando la luna è piena, fosse mai la Diavel si trasformi ulteriormente… oltre che con il Riding Mode! La strumentazione, che di giorno non ha mai evidenziato particolari problemi di lettura, è una confortevole e sincera compagna di viaggio: i Led sono color bianco ghiaccio, e così è ancora più facile buttare uno sguardo sul contagiri e tenere sotto controllo tutto ciò che riguarda la moto.

IN CITTA’ SOFFRE UN PO', MA SI ADATTA BENE
Arrivati nella Capitale, tra il silenzio della città che dorme, giro oltre un'ora senza mai fermarmi, andando alla caccia di terreni sconnessi tipici di Roma, quali sanpietrini e corsie dei tram. La Diavel maldigerisce la scelta, ma testare una moto vuol dire anche metterla alla prova dove meno si trova a suo agio. Il lungo forcellone monobraccio in pressofusione d’alluminio garantisce ottima controllabilità del retrotreno, mentre il monoammortizzatore posteriore Sachs in posizione bassa e orizzontale sotto il telaio (azionato dal forcellone con un cinematismo progressivo con tirante) si chiede il perchè di questo strapazzamento. In verità la Diavel non nasce per la città, specialmente nelle metropoli dove l'alternarsi di sconnessioni del manto stradale impediscono una guida rilassata, ma con i Riding Mode e il DTC è possibile divertirsi senza faticare. L'unico aspetto che nell'andatura cittadina non è promosso a pieni voti è il cambio, con innesti precisi ma decisamente duri: in autostrada e nei tornanti è una goduria, ma qui non si adatta bene. Inserire la folle è spesso un problema, e se si usano scarpe morbide mentre si cavalca la Diavel, è facile accusare la poca escursione della leva e gli innesti così "rudi". Detto ciò, una nota anche per quanto riguarda la temperatura del motore, che spesso supera i 100° anche se non ci si trova bloccati nel traffico: la moto non accusa, ma le gambe si, e il calore sprigionato dal bicilindrico si fa presto sentire.

IN CONCLUSIONE
La Diavel Strada è una moto sincera, che non si traveste da qualcosa che non è: lei vuole darti emozioni, appena la interpelli, ma se le chiedi di star tranquilla non disdegna, e procede senza sussulti del bicilindrico fino a destinazione, nonostante i bassi regimi di lavoro. Al momento del lancio pochi avrebbero scommesso su questo modello, per le forme, per "il nuovo" che portava con se, e per quella scelta così distaccata dai modelli tradizionali di Borgo Panigale. Ma la verità è che la Diavel rapisce solamente dopo averla "cavalcata", notte e giorno, fino al mattino.

CI PIACE
Identità con Diavel standard
Sella comoda
Borse facilmente rimuovibili

NON CI PIACE
Cambio Duro
Mancanza piccole tasche nelle borse

Autore: Davide Lonardi

Tag: Test , bicilindriche , turismo , 1200 , prove


Listino Ducati Diavel Strada - model year 2013

Cilindrata
1198.40 cm³
Potenza
119.00 kW / 162.00 CV
Coppia
13.00 kgm / 127.50 Nm
Peso
245.00 kg
Altezza sella
770 mm
Prezzo
19.240,00 €
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