Tecnica

pubblicato il 26 agosto 2013

Motori: se anche l’Harley va a liquido

Vita dura per i motori raffreddati ad aria. Le norme antinquinamento li faranno scomparire dal mercato

Motori: se anche l’Harley va a liquido

Ne rimarrà soltanto uno… o forse no a quanto pare. Stiamo parlando dei motori raffreddati ad aria, un tempo dominatori incontrastati del mercato motociclistico e oggi sempre più a rischio estinzione. Non passa stagione commerciale, infatti, che qualche motore che fieramente esibisce delle alette su teste e cilindri, viene accantonato in favore di un giovane erede più tecnologico, raffreddato a liquido. Al di là delle considerazioni tecniche che faremo più avanti, in questa sede vogliamo soffermarci sugli aspetti di marketing e sui rischi per l’immagine del brand connessi al passaggio da una soluzione tecnologica all’altra.

HARLEY TWIN-COOLED
Lo spunto per parlare di motori raffreddati ad aria ci arriva proprio dalla release della nuova gamma Harley 2014. Sì perché in sordina, senza fare grandi proclami, la casa di Milwaukee ha introdotto su due modelli della famiglia Touring, la Electra Glide Ultra Limited e il trike Tri Glide Ultra Classic, nonchè sulla CVO Ultra Limited il raffreddamento a liquido. Sì, avete letto bene una Harley raffreddata a liquido. Ora, l’eccezionalità dell’evento (anche se già ci sarà il "solito lettore esperto" che obietterà che di Harley a liquido ne circolano già da anni) è tale da suggerire alcune considerazioni. In primis questa novità tecnica è stata riservata solo a due modelli di alta gamma, mentre la tutti gli altri continueranno ad avere motorizzazioni ad aria, e questo è un chiaro segno che Harley vuole mantenere ben fisso il contatto con il passato e il presente e iniziare ad abituare il proprio cliente alla "scomoda presenza" dei radiatori.
Durante la conferenza stampa di lancio della gamma 2014, poi, Matt Levatich, presidente e amministratore delegato di H-D, ha spiegato che "nel nostro progetto Rushmore, abbiamo parlato con tantissimi clienti e una delle richieste più ricorrenti che ci sono state poste era di trovare il modo di ridurre la trasmissione di calore al pilota. Abbiamo studiato il problema e questa è la soluzione che abbiamo giudicato la migliore". Ora, siamo d’accordo che ascoltare i feedback e le opinioni dei clienti sia fondamentale per migliorare sempre i propri prodotti, ma se è come la racconta Levatich, e visto che i motori raffreddati a liquido esistono da sempre, viene da chiedersi come mai l’opinione degli utenti sia stata chiesta solo dopo 110 anni di storia…
La realtà tecnica, oltre alla giustissima protezione di gambe e attributi dei piloti, è che con le sempre più severe norme antinquinamento che verranno introdotte nei prossimi anni, lo spazio per i motori raffreddati ad aria sarà sempre di meno. Le motivazioni vanno identificate in una maggior sofisticazione della termofluidodinamica delle termiche che impongono la presenza del raffreddamento a liquido per essere conseguite.

SOLO LE TESTE
La soluzione scelta da Harley, però, mostra di voler rimanere attaccata al passato anche a livello tecnico, perché in effetti si tratta di un sistema che prevede che siano raffreddate a liquido le sole testate, mentre i cilindri restano finemente alettati. Così facendo in Harley hanno salvato capre e cavoli perché sono riusciti a conseguire i risultati necessari in termini tecnologici, mantenendo il look dei propri motori più famosi e, particolare di non secondaria importanza, adottare radiatori molto piccoli facilmente occultabili alla vista con le poderose carenature della H-D della famiglia Touring. A Milwaukee hanno dichiarato che non è da escludere che in futuro il raffreddamento a liquido venga esteso anche ad altri modelli in listino, ma non sono state fatte previsioni.

GLI ALTRI CASI… CHI SOPRAVVIVERA’?
Il caso appena citato assomiglia un po’ al passo simile che è stato affrontato dalla BMW a inizio 2013, quando ha lanciato il suo nuovo boxer a liquido. Nel caso di BMW, essendo le prestazioni più elevate rispetto ai motori Harley, la quota parte di raffreddamento affidata al liquido è maggiore, poiché anche la parte alta dei cilindri è lambita dall’acqua. Nel caso di BMW, poi, sappiamo già che dal prossimo anno altri modelli della famiglia R acquisteranno il nuovo propulsore mentre il "vecchio" potrebbe uscire di scena o restare esclusivamente su qualche moto di stampo classicheggiante…
Un altro caso più che evidente in materia è quello di Ducati. A Borgo Panigale già da alcuni anni hanno avviato la "dismissione" dei mitici due valvole ad aria, rimasti in uso solo sulle famiglie Monster e Hypermotard. Con l’arrivo del nuovo Testastretta 11° da 821 cc di Hypermotard e Hyperstrada, e viste le anticipazioni sulla nuova Monster, è da credere che in Ducati presto diranno definitivamente addio ai motori ad aria. Spulciando le schede tecniche degli altri costruttori, poi, si nota che i motori interamente raffreddati ad aria sono sempre meno: Triumph dichiara che i propri bicilindrici delle Classics hanno il raffreddamento a aria, ma l’estensione del radiatore dell’olio installato su Bonneville e derivati testimonia che il lubrificante non è lì solo ad evitare che il motore grippi… e lo stesso discorso è valido per il nuovo e italianissimo 1400 cc della Moto Guzzi California, per il quale il raffreddamento è già in partenza dichiarato ad aria e olio con il radiatore raffreddato da un’elettroventola.
Insomma: tra quanto tempo dovremo dire addio ai semplici, cari, mitici motori raffreddati ad aria?

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Tecnica , bicilindriche , tecnica , tecnologia , 1200 , 1400 , eicma 2013


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