Itinerari

pubblicato il 8 agosto 2013

Itinerari: 700 ore in India (sulla scomoda sella di una Royal Enfield 500)

Il racconto di un incredibile viaggio in India, su una moto tutt’altro che turistica, continua a vivere nelle pagine di un libro

Itinerari: 700 ore in India (sulla scomoda sella di una Royal Enfield 500)
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Un viaggio in moto in solitaria è un viaggio all’interno di noi stessi... non sono io a sostenerlo, anche se lo sto scrivendo; sto semplicemente dando voce a ciò che sicuramente ogni motociclista che abbia intrapreso un lungo viaggio da solo ha pensato. Questo pensiero mi è tornato in mente qualche giorno addietro, quando in una tavola calda romana ho incontrato Giuseppe Santucci. Stavo facendo la fila per la pizza quando l’occhio sempre curioso del giornalista mi cade su un libro poggiato su un tavolino. Sulla copertina c’è un’immagine in bianco e nero, ma ad attirare il mio sguardo ancor prima del titolo è l'inconfondibile scritta "Objects in the mirror are closer than they appear" che è stampigliata sugli specchietti delle Harley-Davidson, ma anche delle Royal Enfield… E infatti quello in primo piano è proprio il retrovisore di una Bullet 500, come scoprirò tra pochi minuti. Passo a leggere il titolo quando la mia evidente curiosità viene notata da chi è seduto al tavolo, che con un sorriso mi porge il libro e mi indica il posto libero davanti a lui. Ci vogliono pochi minuti a creare intesa con chi condivide le stesse passioni, ed è così che mi siedo e in breve scopro che non solo il mio interlocutore è un motociclista appassionato e viaggiatore, ma è anche l’autore del libro che ha attirato la mia curiosità.
"700 ore in India (sulla scomoda sella di una Royal Enfield 500)": questo il titolo del libro di Giuseppe Santucci e la sola sinossi è sufficiente a farmi venire in mente mille domande che vorrei porre a Giuseppe, ma tra tutte la prima è sicuramente, perché? Ecco come Santucci mi ha risposto.

PERCHÉ?
Non c’è nessun problema che un viaggio in moto non possa risolvere. È solo questione di quanti chilometri sei disposto a fare. La domanda è lecita. Perché una persona decide, improvvisamente, di fare un viaggio in moto in India? Da solo e su di una moto inglese progettata nel 1931 da una fabbrica che inizialmente produceva fucili?
L’idea del viaggio è nata, come spesso succede, per caso. Dovevo andare a Calcutta per lavoro, e ho pensato: " Perché non approfittarne per fare un viaggio in India?"
Per un po’ l’idea è rimasta sospesa, astratta. Poi, una sera, mentre mettevo a posto delle foto di un lontano viaggio a Ceylon, la cosa si è concretizzata nella mia mente. Un istante prima era solo una vaga idea. Un istante dopo mi era chiaro che avrei fatto un viaggio in India. Un viaggio lungo. Da solo.
Ma l’idea della moto era ancora lontana. Pensavo di affittare una macchina con autista: in India si guida a sinistra e le strade sono terribili. Ma non ero del tutto convinto. Poi Pallino, un amico d’infanzia, mi ha dato il la. Abbiamo viaggiato insieme da ragazzi, in moto. Un giorno a pranzo, mentre parliamo del più e del meno dico all'improvviso: "Ho in mente un viaggio in India" .
Lui si fa serio di botto: "In India… E quanto staresti via?".
"Quasi un mese".
Un sorriso gli disegna la faccia magra: "Grande. E cosa conti di fare?".
"Non so, penso di affittare una macchina con autista, guidare in India è difficile e pericoloso. Dove andare ancora devo deciderlo"
.
Il sorriso scende di una tacca: "In macchina? Con autista?" chiede.
"Sì, già l’ho fatto a Ceylon tanti anni fa. È molto comodo e non ti costringe a guidare", ma la frase non sembra convincente neanche a me stesso.
Silenzio. Poi lui dice: "Ma perché non ti sposti in moto? Un mio collega lo ha fatto, con dei suoi amici. Hanno affittato le moto a Delhi, delle Royal Enfield, e poi sono partiti, scortati da una macchina con i pezzi di ricambio".
Assorbo l’idea mangiando il gelato. In moto… In moto! Continua a parlarne, mostrando i lati positivi dell’idea. Ma è completamente inutile. Ho già deciso. È molto più facile! La moto è simmetrica, non ha il volante dal lato sbagliato, ed è il mezzo che preferisco guidare. E poi, chi lo dice che viaggiare su una macchina con autista sia effettivamente più sicuro? Ricordo una battuta che diceva: "Mi piace pensare che il pilota del mio aeroplano non creda in Dio". Perfettamente condivisibile. E allora perché mettere la propria vita nelle mani di una persona che crede nella reincarnazione?
Sarei andato in moto, quindi. Solo e senza una macchina di scorta al seguito. Grazie Pallino!
Ma perché 700 ore?
Già avevo scritto un libro con 70 nel titolo e ne stavo scrivendo un altro con 7 nel titolo. Escludendo 0,7, l’ovvio passo successivo di questa mia mania era 700. 700 cosa? 700 ore in India. In moto. Ho convertito le ore in giorni (29) e ho fatto i biglietti. Una scelta ponderata, logica, razionale. Una delle migliori degli ultimi tempi. E allora è cominciata la parte più bella di ogni viaggio: i preparativi. Un’ultima cosa. Un motivo che ho trascurato e che descrivo tramite una citazione, dal film Inside man di Spike Lee, è: "Perché? Perché lo so fare…"

L’ARRIVO
Sono atterrato a Delhi dopo la mezzanotte, per la seconda volta in pochi giorni, con i postumi di una brutta bronchite presa a Calcutta. Recupero dal deposito bagagli la mia imponente valigia con dentro l’attrezzatura da moto ed esco. Vengo subito aggredito da una folla pacifica. Un ragazzo, gentilissimo, riesce quasi a farmi prendere un taxi abusivo. Eludo all’ultimo istante la truffa, prendo un taxi regolare a un terzo del prezzo che mi avevano chiesto, uso il mio navigatore per portare il tassista al mio albergo, in un vicolo di Karol Bagh, un grosso quartiere di Delhi. L’entusiasmo che provo per lo spiegamento di muscoli tecnologici (il tassista era molto stupito e divertito dal mio navigatore) contrasta con le mie prime sensazioni. Strani odori, mucchi di immondizia, una stanza piccola, non pulitissima, senza acqua calda. Mi sento a disagio. Bene. Ora ero finalmente arrivato.
La mattina mi alzo ed esco in cerca della mia moto. Le strade si rivelano una bolgia inenarrabile. Strette, sporche, trafficate in modo incredibile. Un concerto ininterrotto di colpi di clacson. Era la prima volta che mi spostavo a piedi a Delhi e mi scoprivo quasi incapace di attraversare la strada. Osservo i pedoni locali, copio il loro modo di fare, comincio a studiare il problema. Devo imparare.
Il navigatore mi porta in un posto che non è quello giusto. Chiedo. Sono tutti straordinariamente gentili. Mi viene indicata una strada lì vicino e, finalmente, trovo il mio negozio. Mukesh Motors di J.P. si rivela completamente differente dalla pagina Web che lo pubblicizza. Una minuscola stanza senza porta, a cui si accede a fatica, scavalcando le moto schierate lì davanti, quasi a difendere l'ingresso. Ma ho smesso di preoccuparmene. Il mio sguardo è catturato dalle ventidue Royal Enfield allineate su tre file lì davanti. Cromate, con selle a molla, alcuni modelli più vecchi restaurati in modo perfetto. Un ragazzo mi mostra la mia Bullet, andiamo insieme in un garage pieno di cianfrusaglie, prende un immenso portapacchi pieno di saldature e lo monta sulla moto.
Finalmente si materializza il boss, J.P. È uno strano uomo, simpatico. Mi offre un the, mi descrive la moto, spiegandomi che ha fatto il cambio dell'olio, che ha messo i copertoni nuovi e controllato i freni. Sul minuscolo tavolino del suo ufficio compare il mio kit di emergenza: uno straccio lurido pieno di attrezzi. Chiavi inglesi, pasticche per i freni, ferodi, lampadine, un cavo della frizione, una camera d’aria di scorta. Mi dà poche altre istruzioni, pago l’affitto della moto, lascio una cauzione. Poi mi affida a un suo dipendente con la promessa: "Ti insegnerà tutto quello che devi sapere su come si guida in India".
La lezione dura un’ora abbondante. Karol Bagh – Aeroporto – e ritorno. Una volta rassicurato sulle mie competenze di guida il mio istruttore mi insegna i trucchi di base. Passare col rosso, saltare nella corsia opposta se quella nostra è occupata, suonare. Poi torniamo alla base. Ultimi saluti, prendo gli attrezzi e riparto senza la mia guida autoctona. Breve giro di festeggiamento. Giro in tondo per Karol Bagh senza motivo. Cautamente. Torno in albergo, organizzo il bagaglio. Sono pronto. Domani si parte. Mi sdraio sul letto, ma non riesco ad addormentarmi. Penso al giorno dopo, a come caricare la moto, alle strade che incontrerò. Al traffico convulso che dovrò affrontare. Al percorso. La prima tappa è stata pianificata in Italia, ho addirittura prenotato un albergo. Ma il resto del tragitto è ancora completamente vago. Seguire il Gange, andare verso il Pakistan, poi scendere verso il deserto. E tornare indietro. Una brillante pianificazione, condita da: "poi vediamo sul posto". Non avevo ancora idea di quanto quest’ultima strategia fosse perfettamente appropriata.

IL RITORNO
"Se vai via per molto tempo torni diverso; non fai mai il viaggio di ritorno per intero" (Paul Theroux)…
Tornando a casa ho capito che questo viaggio era esattamente quello di cui avevo bisogno. Come un malato convalescente che è in grado di prescriversi la cura adatta. Qual è il termine… Farmaco di automedicazione. Si consigliano aria di mare e lunghe passeggiate sulla spiaggia… Nel mio caso quello che mi ero auto-prescritto era un viaggio da solo in India in moto. Lungo. Peccato che la mutua non lo contempli. La vera efficacia della cura l’ho scoperta solo viaggiando. Un lungo periodo di isolamento. In un posto molto bello. Lontano. In moto. Dà modo di pensare, di guardare con calma molte cose che, travolti dagli eventi di tutti i giorni, non si riescono, o non si vogliono, analizzare chiaramente. Funziona. Forse la moto non è strettamente necessaria. Ma aiuta. La mutua dovrebbe riconsiderare il suo punto di vista.
Le settecento ore che ho speso in questo viaggio sono bastate appena. Le cose da vedere, da fare, da organizzare e, soprattutto, il provare a capire sino in fondo quello che stavo facendo e vedendo, mi hanno rubato tutto il tempo che avevo. Non mi è avanzato un secondo. Ed essendo solo ho potuto prendere decisioni draconiane. A chi mai avrei potuto imporre nove ore e mezza di guida in mezzo alla nebbia e al freddo se non a me stesso?
E ho scoperto che affrontare e risolvere difficoltà da solo dà una valenza particolare alle cose che si fanno, ai luoghi che si visitano, aumentando la comprensione di quanto visto e la fiducia in se stessi. Ogni cosa, ogni scelta, è pensata e fatta da soli. Nel bene e nel male. Una decisione sbagliata non può essere inputata a una ingerenza esterna, così come un successo va attribuito totalmente a se stessi, e a quel pizzico di fortuna che, a volte, ci accompagna.
Sì la fortuna, quella che Napoleone richiedeva tra le note particolari delle persone che esaminava per scegliere i suoi luogotenenti: "fortunato". Superstizioso? No, Napoleone era troppo intelligente per essere superstizioso. Era semplicemente convinto che la fortuna continuata, ripetuta, non fosse un fatto casuale, ma la conseguenza di alcune caratteristiche di una persona, difficilmente classificabili altrimenti. Fortunato. E viaggiando da soli, in moto, aumenta non solo la fiducia in se stessi ma anche la capacità di affidarsi alla propria componente di "fortuna". Senza esagerare, ovviamente.
Paul Theroux, un noto scrittore di libri di viaggio, ha recentemente sintetizzato nel suo libro "Il Tao del Viaggio" alcune (dieci) regole essenziali per viaggiare. La prima recita: "Vai via", la seconda "Vai da solo". Ineccepibile. E anche le altre otto sono pienamente condivisibili. Io aggiungerei come terzo punto: "Viaggia in moto, ove possibile". Riassumendo: Via, da solo, in moto.

IL LIBRO
Quello che doveva essere un rapido spuntino alla tavola calda si è trasformato presto in una lunga chiacchierata tra due nuovi amici e con Beppe ci salutiamo con l’intenzione di vederci presto. Rientrare in ufficio e scrivere del suo libro è stato pressoché automatico. Nei prossimi giorni Giuseppe ci manderà una descrizione super condensata del suo itinerario, insieme a una selezione di fotografie che sul libro non potete vedere, quindi restate con OmniMoto.it. Se nel frattempo vi siete incuriositi e siete in cerca di una lettura da portare con voi sotto l’ombrellone, il libro di Giuseppe è in vendita su Amazon.it sia in versione cartacea che in formato elettronico.

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Itinerari , curiosità , turismo , viaggi , 500


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