Interviste

pubblicato il 12 luglio 2013

WorldSBK 2013: intervista con Marco Melandri

Facciamo il bilancio di metà stagione insieme al pilota ravennate attualmente quarto in classifica mondiale con due vittorie all'attivo

WorldSBK 2013: intervista con Marco Melandri

Il Campionato del Mondo classe Superbike è giunto al giro di boa di metà stagione, che verrà varcato il 21 luglio prossimo sul circuito russo del Moscow Raceway. La prima metà di stagione è stata caratterizzata da un sostanziale equilibrio tra le forze in campo, con i piloti di Aprilia, Kawasaki e BMW che si sono pressoché suddivisi equamente le vittorie, andate cinque volte ciascuna alla casa italiana e a quella giapponese, e quattro volte all’azienda tedesca. Unica grande assente di questo avvio stagionale è stata la Ducati, davvero in crisi di risultati nel 2013. La classifica, dopo un iniziale tentativo di fuga da parte di Sylvain Guintoli, vede quattro piloti abbastanza vicini e racchiusi in uno spazio di 53 punti con Marco Melandri a chiudere il quartetto di candidati alla vittoria finale. L’occasione propizia per scambiare qualche rapida battuta col pilota ravennate è stata la prova organizzata da BMW a Imola un giorno dopo l’ultima gara, e che ci ha visto protagonisti in sella proprio alla moto di Marco.

Marco, sono passate sette gare nel 2013, hai collezionato 26 punti più dello scorso anno. Qual è il tuo bilancio su questa prima metà di stagione?
"Di sicuro le aspettative era on pochino più alte di quelle che abbiamo raggiunto. Però bisogna tenere in conto che abbiamo avuto quattro gare sfortunate non per colpa nostra che ci hanno fatto perdere punti. Siamo ancora un po’ in difficoltà con la moto su alcune piste; dall’inizio dell’anno abbiamo fatto un buon lavoro di motore e di elettronica, ma ancora siamo indietro di telaio. Soffriamo molto proprio nelle piste come Imola dove bisogna cambiare direzione spesso e con i freni in mano, nostro punto debole".

Come è cambiato il lavoro in squadra? Lo scorso anno eri in una squadra al 100% tedesca mentre oggi qui per metà sono italiani. Come ti trovi?
"La "mia" parte del garage è rimasta praticamente la stessa e noi lavoriamo allo stesso modo. Purtroppo è cambiata la logistica e l’organizzazione dietro di noi nei reparti di sviluppo che sono aree con cui io non sono in contatto, ma per quanto riguarda me è tutto come sempre".

Quali sono le difficoltà con cui vi state scontrando maggiormente in questa stagione?
"Per noi allo stato attuale le maggiori difficoltà sono nella messa a punto del telaio, e nella ricerca di velocità in inserimento in curva e in percorrenza"

Quanto è difficile per un pilota di oggi essere vincente in Superbike? Cosa è necessario?
"Beh, la cosa fondamentale è che oggi da soli non si va da nessuna parte, bisogna fare un gioco di squadra ed è importantissimo avere persone competenti nel proprio team. Il segreto di oggi è capire dove serve togliere i cavalli per andare più veloci e non rovinare le gomme".

Tu sei un pilota che ha imparato a correre con i due tempi quando l’elettronica non c’era, ma oggi hai raccolto un grande bagaglio di esperienza tecnica che puoi sfuttare…
"Si questo è vero ma, elettronica o meno, la vittoria è data da un insieme di cose. Il segreto sta nel rapporto con la squadra, perché serve capirsi tra persone e la squadra deve essere in grado di capire le esigenze del pilota e poi tradurle in lavoro sulla moto".

L’arrivo della Dorna come ha cambiato il Campionato?
"Per noi piloti direi che la differenza non si è sentita molto, ma sicuramente per le squadre sì, le cose sono cambiate".

Mentre sui regolamenti futuri voi piloti siete in grado di avere voce in capitolo?
"No, purtroppo i piloti non vengono interpellati in merito. Durante la stagione non sappiamo nulla e quello che sappiamo lo leggiamo sui vostri giornali!".

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Interviste , 1000 , pista , superbike , gare , interviste , piloti


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