Itinerari

pubblicato il 10 luglio 2013

Viaggiare in motocicletta e in nave traghetto

Come coniugare le esigenze di un viaggio in moto alla praticità romantica della nave, nel racconto romanzato di un nostro lettore di ritorno dalla Spagna

Viaggiare in motocicletta e in nave traghetto

" L’uomo Libero avrà sempre caro il Mare "… questa frase di Charles Baudelaire mi torna in mente ogni volta che il mio sguardo incontra il nostro caro vecchio Mediterraneo. La sentii la prima volta da un compagno di viaggio sul traghetto Civitavecchia - Olbia. All’epoca stavo andando per lavoro in terra sarda e non avevo né una gran voglia né una gran fretta di arrivare. In nave, si sa, devi ammazzare il tempo e due chiacchiere con chi ti sta a genio non le eviti di certo, e vieni a conoscere momenti diversi di gente diversa che ha vissuto nello stesso frangente una storia completamente diversa dalla tua e che il caso ha fatto incontrare. Abbracciato dallo stretto di Gibilterra fino a bagnare le sponde di Grecia e Turchia e più giù fino all’antico Egitto, il nostro mare non ci ha mai chiesto granché se non di tornare da lui, di tanto in tanto, anche solo col pensiero o per un saluto e a me piace accontentarlo.

Io al mare ci sono nato e cresciuto: Sabaudia, 100 km a sud della capitale, è un paesino con meno di 15.000 anime bagnato da uno splendido mare e allora è come se fosse stato decine di volte più grande: d’estate è frequentata da almeno 200.000 turisti tra chi scende da Roma solo per il fine settimana o chi si è comprato la casa per le vacanze. Il mare, a casa mia, è più di una massa d’acqua insensibile: è un individuo; e come tale merita considerazione e rispetto. Non sono state poche le birre che ho bevuto in Sua compagnia durante le sere invernali, chiuso in macchina a chiacchierare con qualche amico, o durante le sere estive sdraiato sugli scogli a vedere le stelle e a godere di un po’ di refrigerio, e all’orizzonte c’era sempre una lucina lontana di qualche grossa nave di passaggio. Buffo come, adesso, a quasi 20 anni di distanza, mi viene da pensare che in prossimità di quella luce lontana qualcuno possa fare gli stessi ragionamenti che io, adesso, sto facendo su questo traghetto: tratta Barcellona-Civitavecchia. Cruise Barcelona – Grimaldi Lines.

L’occasione è il ritorno a casa dopo una settimana di viaggio in moto tra Spagna e Francia. Voi direte: ma se ti piace andare in giro in moto, perché prendere la nave? Semplice: non avevo né il tempo né i soldi per affrontare l’intero tragitto su strada: col viaggio in nave ho risparmiato almeno un migliaio di Euro tra benzina, ristoranti e alberghi, per non parlare del tempo e così ho fatto solo il percorso che avevo in mente, senza doverci arrivare via terra. Queste tratte, infatti, hanno l’enorme vantaggio di collegare alcuni tra i grandi porti del Mediterraneo in meno di 24 ore, con o senza mezzo al seguito, e già questo ne esemplifica il vantaggio incredibile, rispetto agli spostamenti in aereo o in treno o su gomma. L’esperienza, poi, che puoi vivere a bordo, è una cosa tutta tua: momenti che rischierai di portarti con te per diverso tempo; le persone, i visi, i sorrisi, le storie, le ore passate in buona compagnia che ti hanno evitato la noia di un tempo che altrimenti sarebbe stato un interminabile viaggio su uno specchio d’acqua scuro e immenso ne evidenziano il vantaggio. All’andata, per esempio, ero di umore teso, ansioso e perennemente sovrappensiero per quello che mi sarei dovuto attendere all’arrivo. Ora, invece, al rientro, dopo che tutto è andato come doveva andare, se non meglio, ho la mente più rilassata e serena e riesco meglio a soppesare le qualità che questo viaggio di ritorno può offrirmi. Sono ben rilassato, ho una bella cabina esterna con vista sul mare, un letto grande e comodo e già prevedo di fare un idromassaggio domani, all’Health Center di bordo, e proprio ora, alle due di notte, quest’articolo lo sto scrivendo seduto comodamente alla poltrona del bar mentre sorseggio una tonica.

La nave è al gran completo con un grande ventaglio di passeggeri, con ragazzi delle scuole in gita, gente che si sposta per affari, autotrasportatori che, ormai esperti, si danno appuntamento in base al loro calendario, proprio come i vecchi amici che si ritrovano quando si incrociano per le strade della loro città, beh, questa è la cittadina galleggiante del Mare Nostrum e non nascondo che, salendo e parcheggiando la moto, ero un po’ eccitato in previsione delle ore che sarebbero seguite: me le voglio godere tutte e usarle. Pochi sono i momenti come questi in cui si riesce a entrare in contatto con se stessi in questi casi proprio grazie al mare: i telefoni dopo circa un’ora al largo non prendono e non è necessariamente un male. Perché non sfruttare questa lontananza da terra per non riavvicinarsi un po’ con se stessi? Tutto quello che devi fare, è affacciarti dal parapetto del ponte, berti un caffè e specchiarti nell’acqua, avvolto dalla brezza, cercare la tua dimensione che nel caos sovracomunicativo della nostra "civiltà" si è andata mescolando alla routine quotidiana, sempre più veloce e frenetica, sempre più famelica del tuo tempo, della tua energia, della tua vita. Usa queste ore in mare aperto per cercare qualche risposta a qualche domanda che non hai il coraggio di farti, affròntati e vinci quello che non pensavi di riuscire a superare. Guardati intorno: a bordo ci sono un sacco di persone che hanno bisogno delle stesse cose di cui hai bisogno te: serenità, pace, ossigeno e, credimi, su una di queste poltrone, in una delle cabine o su uno dei ponti, di queste tre cose ne puoi trovare in abbondanza, per cui scegli di passare un po’ di tempo con te stesso, una volta tanto. Perché, allora, non partire proprio da uno dei porti del Nostro Mare per organizzare un viaggio di lavoro o una bella vacanza?

Autore: Andrea Sileo

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