Attualità e Mercato

pubblicato il 10 maggio 2013

Il Caso Husqvarna arriva in parlamento

E’ di Daniele Marantelli, deputato del PD, l’interrogazione presentata al governo lo scorso 7 maggio

Il Caso Husqvarna arriva in parlamento

La situazione in cui versano i dipendenti Husqvarna sembra stia pian piano smuovendo le alte sfere della nostra politica. Dopo l’intervento di Roberto Maroni della scorsa settimana, e dopo la diretta TV di Agorà su RaiTre, il caso è giunto in parlamento per mano di Daniele Marantelli, deputato del Pd, che l’altroieri ha presentato un’interrogazione parlamentare diretta ai Ministri dello sviluppo economico e a quello del Lavoro e delle politiche sociali.

Il deputato in aula ha dichiarato: "se ci sono 240 dipendenti, di cui 30 addetti alle vendite, e un’azienda chiede la cassa integrazione straordinaria per 210 dipendenti, beh, stiamo parlando di una cessazione totale, e non parziale. Con questa interrogazione parlamentare cercherò di portare l’attenzione del governo su questo problema. Mi sono già attivato e cercherò di ottenere tavoli di lavoro affinché ai lavoratori vadano tutte le tutele possibili, mentre le imprese coinvolte si assumano le loro responsabilità".

Riportiamo il testo integrale dell’interrogazione:
MARANTELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle
politiche sociali. —
Per sapere premesso che:
– l'industria del motociclo italiana è in una condizione di difficoltà causata dalla
progressiva e forte contrazione del mercato dovuta alla crisi economica degli ultimi
anni, ma con un mercato italiano che è stato colpito maggiormente rispetto ad altri
Paesi dell'Europa;
– la produzione italiana è scesa dalle 692.500 unità del 2007 alle 414.500 del 2011;
nello stesso periodo le immatricolazioni nel nostro Paese sono passate da 436.000
a 206.000 (dati ANCMA). Nel biennio 2010-2011 le immatricolazioni in Europa
hanno registrato un calo di circa il 12 per cento, mentre in Italia la diminuzione è di
oltre il 25 per cento;
– in questo contesto si colloca il caso dell’Husqvarna, azienda di 240 addetti
storica produttrice di moto fuori strada. L'azienda è stata rilevata nel 2007 dalla
tedesca BMW (dal gruppo Castiglioni). Sotto la proprietà tedesca, Husqvarna ha
attraversato anni di negativo andamento economico, accusando perdite per decine
di milioni di euro e producendo volumi che mediamente sono oscillati attorno alle
10.000 unità annue;
– il 6 marzo del 2013 Husqvarna passa dal gruppo BMW all'austriaca Pierer Industrie,
che è il socio di maggioranza del gruppo KTM, detenendone il 53 per cento del
pacchetto azionario. Nel 2012 KTM è stato il primo produttore europeo di motocicli
(oltre 100.000 unità prodotte);
– il 18 aprile Pierer Industrie ha unilateralmente avviato una procedura di cassa di
integrazione straordinaria per cessazione parziale di attività per lo stabilimento
Husqvarna di Cassinetta di Biandronno che riguarda 212 lavoratori su 240.
L'aggettivo «parziale» è fuorviante: di fatto si tratta di una chiusura pressoché
totale; ne sarebbero infatti esclusi solo gli addetti alle vendite (circa 30), mentre
tutta la struttura produttiva verrebbe chiusa. Ciò significa la fine della realtà
industriale Husqvarna;
– ad appena 40 giorni dal suo arrivo, la nuova proprietà ha quindi, di fatto, deciso la
pressoché immediata chiusura dello stabilimento. Ciò testimonia la volontà di non
proseguire l'attività in Italia è evidenzia il carattere non industriale dell'operazione:
senza effettuare alcun investimento, Pierer Industrie rileva l'attività per acquisire
il prestigioso marchio Husqvarna e la rete commerciale dell'impresa, che saranno
integrati sinergicamente nelle strutture del gruppo KTM. Monetizza inoltre gli
asset lasciati da BMW (magazzino e scorte da alienare) e acquisisce l'area dello
stabilimento e gli impianti;
– acclarato appare all'interrogante il carattere non industriale dell'operazione e la sua
natura di sottrazione di risorse industriali e professionali al territorio -:
– quali strumenti di politica industriale si ritenga di dover adottare per la salvaguardia
di un'attività d'impresa manifatturiera su un territorio a forte vocazione industriale
e quindi per la tutela di produzioni ad alto contenuto tecnologico sul territorio
nazionale che caratterizzano le migliori esperienze del made in Italy;
– quali iniziative intendano intraprendere, anche attraverso il coinvolgimento delle
organizzazioni sindacali e delle amministrazioni locali interessate, per tutelare il
patrimonio professionale presente in azienda che altrimenti, nel disegno di Pierer
Industrie, verrebbe disperso;
– quali azioni si intendano adottare per l'elaborazione di un piano di tutela sociale che
possa ridurre al massimo l'impatto dell'operazione effettuata da Pierer Industrie,
sia con l'uso degli ammortizzatori sociali, sia chiedendo alla proprietà un adeguato
contributo economico per l'aiuto dei lavoratori interessati. (5-00102)

Roma, 7 maggio 2013

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Attualità e Mercato , enduro , mercato , cross


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