Itinerari

pubblicato il 7 maggio 2013

Patagonia: un viaggio-avventura per testare nuovi prodotti

Un raid voluto da Vincenzo Visenzi, vicepresidente della Givi: otto giorni in fuoristrada diventano l’occasione per testare sul campo le nuove Trekker Outback

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Se c’è una qualità che certamente non fa difetto agli industriali italiani del settore motociclistico è quella della passione. Sì perché dietro uomini che pensano, producono e vendono componentistica italiana, nel 99,9% dei casi troviamo sempre dei veri appassionati, gente che ha la moto nel sangue e che crede fermamente nel Made in Italy. Uno di questi è Vincenzo Visenzi, vicepresidente della Givi, la più grande azienda italiana specializzata nella produzione di accessori turistici per moto: bauli, valigie, borse e parabrezza e sbarcata da alcuni anni anche nel settore dei caschi. Visenzi, motociclista appassionato e fuoristradista convinto, ha organizzato nello scorso mese di gennaio un raid in Patagonia, nato come viaggio incentive dedicato a persone che orbitano nel mondo Givi e declinato in chiave professionale poiché è stato il banco di prova delle nuove valigie in alluminio Trekker Outback, lanciate ufficialmente allo scorso Intermot.

MOTO LOCALI, VALIGIE ITALIANE
E’ così che Vincenzo Visenzi ha messo in piedi una macchina organizzativa notevole, coinvolgendo un gruppo di undici persone più una guida locale per un raid di otto giorni attraverso i panorami mozzafiato della Patagonia. Portare le moto dall’Italia sarebbe stato complesso e dispendioso, così alla Givi hanno preferito affittarle in loco per poi equipaggiarle con motovaligie Givi portate dall’Italia. Le moto scelte erano tutte BMW tra cui: R1200GS, F800 e 650 GS e per ogni modello sono state provate diverse linee di prodotti Givi, compresa la citata Outback in alluminio. Prima di passare alla descrizione delle tappe, però, abbiamo voluto intervistare proprio Vincenzo Visenzi, che è stato anima e collante dell’iniziativa.

Sig. Visenzi: capitano d’azienda ma prima di tutto appassionato motociclista. E’ ancora possibile oggi per un imprenditore di successo coniugare business e passione?
In realtà il mio ruolo è quello di Vice Presidente. il Capitano d’azienda è mio padre, Giuseppe Visenzi. Posso comunque assicurarle che in GIVI la passione per la motocicletta è quasi tangibile e spesso decisionale sulle scelte produttive.
Givi è passata in poco più di trent’anni da piccola realtà locale a essere una grande azienda riconosciuta a livello mondiale. Quali i passi fondamentali della vostra crescita?
Innanzitutto una premessa: sin dall’ inizio si è puntato molto sulla qualità. Il motto di mio padre, affisso in azienda fin dagli Anni 70, dice "La qualità di oggi sarà la quantità di domani". A parte questa precisazione, ritengo che i passi fondamentali per la crescita siano stati i seguenti:
1) innovazione continua ed espansione della gamma di prodotti
2) importanti investimenti sulla diffusione del marchio e sulla creazione di brevetti d’ invenzione a tutela dei nostri prodotti.
3) Forte verticalizzazione produttiva e progettuale. Questo ci ha permesso di accrescere le nostre competenze interne e conseguentemente di tenere sempre sotto controllo sia la qualità che i costi; infatti, seppur GIVI sia sempre molto orientata al produrre internamente e continui a investire molto sul rinnovamento di strutture e macchinari, la nostra attenzione punta anche alle logiche del modello "Make or Buy".


Quanti dipendenti ha oggi Givi, e quante sedi produttive? In Italia e all’estero?
Givi ha circa 450 dipendenti tra le varie sedi produttive e le filiali commerciali nel mondo; le sedi produttive principali sono in Italia e poi in Brasile, Malesia e Vietnam, queste ultime sono principalmente dedicate ai mercati locali di quelle aree emergenti.
Quando è nata l’idea di un viaggio avventura come banco prova per dei nuovi prodotti?
E’ nata a Maggio dello scorso anno, mentre mi trovavo dal nostro importatore argentino. Il viaggio è stato organizzato in tempi molto stretti per ottimizzare la pianificazione dei voli aerei e assicurarci il noleggio dei modelli di moto che avremmo voluto utilizzare.

Chi sono stati i partecipanti al Patagonia Givi Tour 2013? Dipendenti? Collaboratori? Agenti esteri?
Principalmente importatori e dealers esteri, in ogni caso persone particolarmente affezionate ai prodotti GIVI… al di là del fattore commerciale.
Perché avete scelto la Patagonia?
Principalmente per il grande fascino che quella parte di mondo esercita su chi ama l’avventura su due ruote. La scelta non ha deluso nessuno: siamo rimasti tutti entusiasti dai luoghi visti e dai paesaggi attraversati. Un’esperienza da ricordare.

Per questo raid avete utilizzato le nuove valigie in alluminio Trekker Outback, il vostro primo prodotto in questo competitivo segmento di mercato. Come si sono comportate le nuove borse? L’esperienza in Patagonia ha portato a qualche modifica da applicare in produzione?
Le nuove valigie in generale si sono comportate molto bene. L’utilizzo intensivo delle stesse ha comunque portato alla luce spunti, poi elaborati e tradotti in piccoli miglioramenti dal nostro R&D. Entro maggio le Trekker Outback saranno sul mercato, l’aspettativa è alta, e credo che saranno un successo. Su questo prodotto c’è tanta cura per il dettaglio, robustezza e sicurezza.

Quale è stata la tappa più bella del viaggio?
Il settimo giorno per me è stato quello più intenso a livello paesaggistico: da San Martin de los Andes fino a Zapala: luoghi incredibili, quasi lunari in certi punti.
E quella più faticosa e difficile?
Di faticoso e difficile direi poco. Diciamo che dal punto di vista della guida il 5° giorno ci ha messi un po’ alla prova ma è stato anche molto divertente: la tappa da Trevelin a El Bolson è stata percorsa interamente sotto il diluvio, in buona parte su percorsi sterrati.

Ripeterete questa esperienza nel 2014? E se si, quale sarà la prossima destinazione?
Quest’ anno abbiamo previsto un Tour dolomitico che si articolerà tra l’ Alto Adige e l’ Austria. Sono previsti 3 gruppi, italiani tedeschi ed austriaci con tre itinerari differenti, con appuntamento per tutti al Grossglockner. Siamo senz’ altro interessati a ripetere un Tour in aree extraeuropee ma non abbiamo ancora definito date e territorio. Stiamo vagliando alcune idee.

IL ROADBOOK TAPPA PER TAPPA
GIORNO 1

La Patagonia ha accolto i partecipanti nella città di Neuquén, tappa obbligata qualsiasi viaggio verso il Sud dell'Argentina. Neuquén sarà il punto di partenza della carovana e la prima giornata passa a fare conoscenza reciproca, visto che le 11 persone che costituiscono il gruppo provengono da sette nazionalità diverse. Fatta amicizia tutti a letto, pronti per la prima tappa in moto.

GIORNO 2
Il mattino del segondo giorno viene speso a preparare le motociclette e a verificare il montaggio degli accessori Givi, come i porta navigatore e i parabrezza maggiorati. La partenza è fissata subito dopo pranzo per la prima tappa che sarà di circa 400 km, su strada. A metà tragitto la sosta per il rifornimento si trasforma in un’attesa infinita perché alla pompa c’è una coda di auto e furgoni pazzesca. La guida rinfranca il gruppo perché in Sud America 30 minuti per fare benzina sono la prassi.
Nel pomeriggio il gruppo arriva nella città di Bariloche, località sciistica durante il periodo invernale e luogo di villeggiatura d’estate. La sera scorre sulla terrazza dell’Hotel Amancay, che domina dall’alto il lago Nahuel Huapi con una vista spettacolare.

GIORNO 3
La carovana si lascia alle spalle il lago e sale sulla montagna attraversando un paesaggio di arbusti di rara bellezza. Le soste panoramiche prevedono prima il Llao Llao, uno dei resort più caratteristici della Patagonia, per poi ammirare il Lago Perito Moreno con le montagne innevate che fanno da sfondo. Da lì il gruppo riprende la Ruta 40 per una tappa di 200 km circa che li porta al paesino di Trevelin. Da non perdere le cascate "Nant y Fall", raggiungibili attraverso un facile sterrato. Ancora 30 chilometri e la compagnia raggiunge Esquel, dove è previsto il pernotto nonché la cena all’Hosteria Angelina, gestita da un italo-argentino.

GIORNO 4
Dopo la colazione all'Hosteria Angelina il gruppo si prepara per il quarto giorno. La tappa sarà breve ma con tanti sterrati sui quali è necessario raddoppiare l’attenzione. Prima tappa il Parco Nazionale Los Alarces attraversato su strade sterrate, poi una breve sosta sul lago Futalaufquen, e a seguire il pranzo in una costruzione in legno con veranda che ben suggerisce alla carovana un breve riposo pomeridiano. Al pomeriggio la strada si fa via via più impervia e porta il gruppo fino al ponte sospeso che collega le due rive del Rio Arrayanes. Nel tardo pomeriggio la comitiva raggiunge il paesino di El Bolson, situato al centro di una valle e caratterizzato da una radicata tradizione hippie. Il meteo è in via di peggioramento e le moto trovano riparo sotto una provvidenziale tettoia.

GIORNO 5
Il quinto giorno si apre all’insegna della pioggia, del vento e del freddo. Il gruppo riparte senza perdersi d’animo, una soste per rigonfiare le gomme che il giorno precedente avevano dovuto affrontare le pietraie e si riparte. La pioggia non abbandona il gruppo, ma su queste strade il fattore più pericoloso diventa il vento che sui rettilinei sbilancia le moto. La pausa pranzo è fissata nella località di Villa La Angostura, rinomata località di villeggiatura nei pressi del lago Nahuel Huapi. Riscaldati e rifocillati i protagonisti del viaggio devono forzarsi a risalire in sella sotto l’acqua. La strada verso le cascate Pichi Traful, è uno sterrato pieno di pozzanghere fangose e bisogna fare attenzione a non affondare nella mota. La sosta presso le cascate Pichi Traful è una questione di qualche minuto per poi ripartire verso San Martin de Los Andes.

GIORNO 6
L’indomani guanti e stivali sono ancora bagnati dal giorno precedente, ma un bel sole riporta l’ottimismo nel gruppo che lascia San Martin de Los Andes e raggiunge in breve tempo il ponte sul Rio Malleo, un caratteristico ponte con base in legno, spettacolare da attraversare con le moto.
La strada che segue è un concentrato di colori. Un terreno rossastro, quasi lunare, contrasta con l'azzurro del fiume che scorre a lato e che delinea un percorso di curve ben definito. Sosta per il pranzo ad Alumine e poi via fino alle rive del Lago Pulmari, raggiunte nel primo pomeriggio. Qui la carovana farà sosta nel luogo più caratteristico del viaggio: l'Hosteria Pietra Pintada, un albergo estremamente isolato e alimentato quasi esclusivamente da energia solare. Il gruppo è ormai unito e i racconti vanno avanti fino a tarda sera sotto un incredibile cielo stellato.

GIORNO 7
La mattina il gruppo lascia la riva del lago Pulmari e percorre l'ultimo tratto di strada sterrata del viaggio. Qui il terreno è più sabbioso del solito e con solchi profondi e marcati. La sosta sulla spiaggia del Lago Alumine è l'occasione per divertirsi insieme un'ultima volta, prima di intraprendere gli ultimi chilometri di viaggio. L’ultima sosta prima di raggiungere la città di Zapata è prevista nel paesino di Villa Pehuenia.

GIORNO 8
La strada che collega Zapata a Neuquén è un lungo rettilineo di quasi duecento chilometri. La carovana lo percorre a velocità costante, rallentando prontamente solo prima dei numerosi posti di blocco organizzati dalla polizia e segnalati da una serie di strisce gialle perpendicolari alla strada.
L'arrivo a Neuquén coincide con l'ultimo, commosso, saluto alle moto.

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Itinerari , bicilindriche , accessori , turismo , viaggi , 800 , 1200


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