Interviste

pubblicato il 4 aprile 2013

Cupsit: il Presidente ha parole forti per l'Antitrust e l’Ivass

Rca, anche i meccanismi di controllo non funzionano. Stefano Mannacio fa chiarezza

Cupsit: il Presidente ha parole forti per l'Antitrust e l’Ivass

Ci va pensante il Presidente di Cupsit (patrocinatori stragiudiziali), Stefano Mannacio, che così intitola un suo articolo sul sito cupsit.it: "Chiudere Antitrust e Ivass", proprio sul sito cupsit.it. "Il ruolo delle autorità di controllo ‘indipendenti’ ha ormai raggiunto il capolinea, almeno dopo una attenta osservazione del mercato della Rc Auto. Le nomine di carattere politico o ‘familistico’ si sono moltiplicate". Dichiarazioni, parole che "bruciano". Qui vi proponiamo un sunto di un’intervista realizzata dai nostri colleghi di OmniAuto.it.

Presidente, perché vuole che Antitrust e Ivass chiudano?
"La risposta è quasi ovvia: la prima non è lontanamente in grado di garantire la concorrenza e il mercato; e la seconda, nata sulle ceneri dell'Isvap, non è in grado di vigilare le assicurazioni".

La sua è solo una provocazione, vero? Non penserà davvero che possano chiudere?
"Perché no? Vi è una crisi generalizzata delle autorità di controllo in tutto il mondo occidentale. Scandali finanziari e assicurativi dimostrano che delegare ad autorità cosiddette indipendenti il controllo e la vigilanza su mercati critici come banche e assicurazioni non è efficace. Ma oltre l’evidenza empirica c’è un motivo di natura teorica. Un grande economista austriaco di matrice liberale sosteneva che le autorità di controllo sono un trasferimento del dirigismo della politica a organismi, altrettanto dirigisti, di nomina o gemmazione politica. In poche parole, sono enti di natura politica senza averne la responsabilità".

Dica la verità, Antitrust e Ivass hanno detto qualcosa di scomodo per voi patrocinatori stragiudiziali?
"Ha detto male di noi, dei riparatori, dei medici (tutti indipendenti da rapporti con le Compagnie) quasi in senso antropologico, lombrosiano, associando la nostra esistenza al malaffare. Frodi e speculazioni esistono nel mercato assicurativo ma non si può chiedere, come fa l'Antitrust, la scomparsa dei professionisti indipendenti che assistono le vittime della strada, quasi come se tale diritto fosse intrinsecamente finalizzato a ottenere ciò che non è dovuto. Se, al contrario, la ricetta dell’Antitrust, che dovrebbe garantire la pluralità degli operatori, è di ipotizzare un mondo dove tre Compagnie parastatali fanno il bello e il cattivo tempo, dalla riparazione dell'auto alle cure mediche, l’organismo ha ampiamente esaurito la sua funzione. Lasciare il danneggiato in balìa delle Compagnie è infatti come mettere la volpe a guardia del pollaio".

C’è altro di delicato all’interno?
"La Corte di giustizia europea ha recentemente chiarito che tra riparatori e assicurazioni non possono essere concordate tariffe. L’Antitrust, che dovrebbe usare tale pronuncia come baluardo della libertà e della concorrenza, ha emesso un parere in senso diametralmente opposto su un contratto assicurativo. Viene da chiedersi seriamente perché tale comportamento, come ci chiediamo perché nella indagine conoscitiva sulla Rc auto l’Antitrust si sia avvalsa di fonti quasi esclusivamente di natura assicurativa. Tre anni di lavoro per sentire solo le ragioni di una parte minano la scientificità e l’imparzialità del copioso e in gran parte inutile elaborato".

Diciamo che Antitrust e Ivass chiudono: cosa accade?
"La vigilanza sulle Assicurazioni potrebbe ritornare al ministero dello Sviluppo economico, dove c’è un ministro che deve almeno prendersi la responsabilità di ciò che fa. L’Antitrust potrebbe benissimo essere collocata in un dipartimento della presidenza del Consiglio, che ha un personale qualificato e numeroso".

Comunque, possono arrivare istituzioni che lei giudica più indipendenti oppure è meglio che non se ne faccia nulla?
"L’unica istituzione seria è un sistema dove il consumatore sia realmente sovrano del mercato attraverso una class action all’americana da una parte e, dall’altra, un meccanismo sanzionatorio (nel mercato assicurativo) che avvicini al concetto di danno punitivo anglosassone. Questi due istituti, senza il filtro di autorità di controllo o delle ministeriali associazioni dei consumatori del Cncu, potrebbero essere la vera medicina per curare un mercato assicurativo malato".

Ci parli delle nomine di carattere politico o "familistico" che si sono moltiplicate in Antitrust e Ivass.
"Dove esce di scena Giancarlo Giannini, ex presidente Isvap, cui è stato notificato un avviso di garanzia per concorso in falso in bilancio nella valutazione delle riserve della Fonsai, entra sul palcoscenico l'Ivass con un direttorio composto dal professor Cesari, ex consulente di punta dell’Unipol. L’altro membro è Alberto Coriniti, che è stato dirigente dell’Isvap, poi direttore generale del Ceiops, il regolatore delle Assicurazioni, e della federazione europea delle Compagnie assicuratrici. A completare l’ameno quadro c’è il Presidente dell’Ivass, Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Banca Italia. Far passare la vigilanza sulle Assicurazioni a tale istituto è una follia, posto che la Banca d’Italia è finanziata da istituti di credito che, a loro volta, detengono pacchetti azionari importanti delle Compagnie assicuratrici. In caso di provvedimenti importanti contro un’Assicurazione, chi può garantire serenità di giudizio? In merito all’Antitrust, non si comprende perché il capo della Direzione generale tutela dei consumatori debba essere Giovanni Calabrò, figlio di Corrado Calabrò, ex presidente Agcom. Una norma per evitare che nelle autorità di controllo non possano esservi padri e figli, almeno nei ruoli apicali, non si poteva fare? Calabrò, inoltre, è stato sempre un teorico fideistico dell’indennizzo diretto e pensa che la riformulazione dei forfait per formulare i pagamenti sia la chiave per risolvere il problema. Una sciocchezza. Perché, se è vero che parametri risarcitori abbondanti hanno consentito la liquidazione di molti sinistri non meritevoli di essere pagati, parametri troppo restrittivi produrrebbero l’effetto opposto, alimentando un costoso contenzioso".

Qualcosa di buono l’Antitrust l’avrà pur fatta in passato...
"L’autorità si era mossa bene dieci anni fa sotto Tesauro e, nella prima parte della gestione, Catricalà. Poi è successo, come è inevitabile, che le aziende spostano i loro lobbisti dai ministeri ai controllori e quindi l’azione di questi organismi si è affievolita. Prima Tesauro multava le Compagnie per 700 miliardi per scambio dati. Ora, con il contratto base, da pubblicare online, si fa passare tale provvedimento come un vantaggio per i consumatori. Poi sono magari duri con i pesci piccoli ma morbidi, anzi morbidissimi con quelli grossi. La pantomina con cui Ivass, Consob e Antitrust hanno gestito l’operazione di fusione tra Unipol e Fonsai ci fa sorridere, anche se amaramente. Quanto Passera poi ha nominato Roberto Chieppa segretario generale dell’Antitrust, che ha mantenuto per un certo periodo la carica di consigliere di Stato conservando l’assurdo ruolo di giudicante e giudicato, c’è proprio da pensare che questi organismi non solo siano inutili, ma entità che hanno consentito e alimentato un disastroso capitalismo familistico italiano fatto di due o tre salotti e quattro amici al bar".

Spesso fa riferimento al risarcimento diretto? Perchè?
"Perché è stato un disastro annunciato, come affermava l’ex Presidente dell’Ania Alfonso Desiata o le conclusioni di uno studio dell’ex direttore generale Giampaolo Galli. Quando l’Antitrust, il Governo e le ineffabili associazioni dei consumatori agitarono l’ideologia del risarcimento diretto, forse perché si doveva in tutti i modi scimmiottare la Francia, una potente associazione dei consumatori americana pubblicava uno studio molto dettagliato dove si rilevava che negli stati dove vi erano sistemi ‘no fault’ (l’indennizzo diretto all’americana) i premi assicurativi erano mediamente più alti del 30%".

E il Cncu, il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti?
"Con Adiconsum e Federconsumatori in prima fila, l’organismo presieduto e finanziato dal ministero dello Sviluppo economico ha tutelato le Compagnie, non certo i consumatori. Hanno avallato tutto, ma proprio tutto ciò che le Assicurazioni hanno chiesto in dieci anni, dalle leggi del 2000 riduttive del danno alla persona al risarcimento diretto. Qualcuno di loro occupa posti in fondazioni dell’Ania e, incredibile a dirsi, l’Ania stessa forma le ineffabili associazioni in materia assicurativa con il pomposo portale di formazione a distanza www.formazioneaniaconsumatori.it, un po’ come se le aziende chimiche finanziassero la formazione degli ambientalisti".

Per chiudere. Quali sono le soluzioni?
"Rottamare il risarcimento diretto, già reso facoltativo da una sentenza della Corte costituzionale e ripristinare l’elementare principio: ‘Chi rompe paga’. Solo così le Assicurazioni tornerebbero a fare il loro mestiere, riducendo il rischio di imbarcarsi in pericolose scorribande finanziarie".

Autore: Redazione

Tag: Interviste , varie , mercato , interviste , assicurazione


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