Attualità e Mercato

pubblicato il 4 febbraio 2013

Rca, truffe che paghiamo tutti

Stroncata una frode da mezzo milione di euro

Rca, truffe che paghiamo tutti

La Polizia Stradale di Ragusa scopre un business legato alle truffe assicurative, nella provincia della città siciliana. L’operazione "Incidenti fantasma" ha portato a un arresto, addirittura 73 indagati, un’autofficina sequestrata, 200 falsi incidenti, 500.000 euro di danni alle Compagnie Assicurative. Che pagheremo tutti noi, sotto forma di aumenti tariffari. È anche vero che le Imprese sono molto pigre e non perdono tempo e risorse a scoprire il malaffare, scaricando su di noi le truffe Rca... ma tant’è: non si sfugge al rincaro delle polizze.

Nel caso in questione, un perito assicurativo, con la compiacenza di diversi colleghi, aveva creato, a Ragusa, un sistema collaudato di truffe, simulando 200 incidenti e procurando un danno patrimoniale ad Assicurazioni Generali, Bernese, Sai, Allianz, Toro, Fondiaria-Sai, Carige, Unipol, Milano Assicurazioni, Nuova Maa. Durante l’esecuzione della misura, si è proceduto alla perquisizione dell’abitazione, dove sono stati rinvenuti 46 moduli di constatazione amichevole di incidenti già compilati, l’ultimo dei quali riportava la data del 15 dicembre 2012. L’attività investigativa ha avuto inizio nel 2008 e si è protratta fino al 2012; durante il citato periodo sono stati effettuati riscontri cartacei, intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno permesso di accertare le responsabilità degli indagati.

Utilizzando propri documenti di identità, degli altri indagati e di alcune persone inconsapevoli, le foto di mezzi già incidentati, con la compiacenza di un perito, predisponeva falsi moduli: dopo aver effettuato le fotografie al veicolo danneggiato (moto incluse), consegnava al perito incaricato il CD-ROM con le foto e la fattura attestante le riparazioni, quindi riceveva l’assegno a seguito di delega firmata dal proprietario del veicolo danneggiato. L’indennizzo veniva pagato direttamente, modalità prevista per risarcimenti fino a 2.500 euro. Prova che il risarcimento diretto, introdotto nel 2007, ha causato solo disastri. L’arrestato, per evitare che presso gli archivi risultasse come plurisinistrato, modificava leggermente il proprio nome e il codice fiscale.

Autore: Redazione

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