Interviste

pubblicato il 1 febbraio 2013

Alessandro Botturi: intervista esclusiva al "dakariano" italiano

"La Dakar 2014 è senza dubbio il prossimo vero grande obiettivo"

Alessandro Botturi: intervista esclusiva al "dakariano" italiano
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Circa un mese fa abbiamo realizzato un’intervista esclusiva ad Alessandro Botturi, Campione italiano d’enduro, ex rugbyista e da poco rallyista. L’occasione ci è stata data in occasione del rally più importante del Mondo, conclusosi esattamente due settimane fa con la quinta vittoria del francese Cyril Despres, la Dakar 2013.

Il bresciano, detto "Bottu", dopo aver partecipato l’anno scorso al rally sudamericano con il Team Bordone-Ferrari (risultati della Dakar 2012), ha cambiato casacca, passando al Team Husqvarna by Speedbrain, squadrone ufficiale con diversi fenomeni alla guida: Joan Barreda Bort, Paulo Goncalves e Matt Fish. Dopo il successo dell’anno passato, dove chiuse ottavo nella generale e primo nella classifica esordienti, quest’anno ci ha riprovato, ma gli è purtroppo andata male. Al termine dell’11° tappa era addirittura quinto, ma il giorno dopo, durante la 12° speciale ha commesso un errore di navigazione. Facciamoci raccontare da lui come è andata in questa intervista esclusiva.

Alessandro, ci siamo sentiti prima della Dakar ed eri carichissimo! Che aria si respirava alla Dakar 2013, di crisi, oppure no?
"Come l'anno scorso, la Dakar è un mondo a parte, un'atmosfera unica e incredibile, in cui la crisi di certo non entra: anzi, quest'anno con tanti team ufficiali nuovi, dalle giapponesi alle made in Italy, secondo me si sono gettate le basi per delle sfide ancora più avvincenti a partire dalla prossima stagione, e per un rilancio a livello mondiale del movimento… E poi, comunque, i Paesi che abbiamo attraversato, come tutto il Sudamerica, sono in una fase di forte sviluppo, in tutti i settori, compreso quello motociclistico".

Cosa è successo alla 12esima tappa?
"E’ capitato un attimo di distrazione, che mi è costato molto caro, al di là di come è finita poi la mia Dakar… Ho saltato un "check point", un passaggio obbligato del percorso controllato via satellite messo apposta per evitare "tagli" da parte dei concorrenti, e, come da regolamento, mi sono beccato un'ora di penalità che mi aveva fatto scivolare lontano dalla lotta per il podio".

Questo tipo di errore, perché lo si commette? Descrivilo a chi non ha mai fatto un rally, cosa succede?
"Le ragioni possono essere tante, la fatica, la sfortuna, il caso… La dodicesima tappa era una delle più dure di questa Dakar: con già quasi due settimane di gara sulle ossa, ci siamo messi in moto alle 4 del mattino, per i primi 400 Km di trasferimento. Non un trasferimento qualunque, perché dall'Argentina si tornava in Cile, che significava attraversare le Ande. Se pure in trasferimento, siamo passati a oltre 4.700 m al passo di San Francisco e la fatica dell'altitudine non è cosa da poco. Dopo già 5 ore di moto, è iniziata la prova speciale, con il primo tratto ancora sopra i 3.000 metri. Era una speciale lunga, con più di 300 Km di gara, quindi sono partito cauto come al solito per non prendere rischi, prendendo via via il ritmo man mano che macinavo i Km. Poco prima di metà gara, verso il Km 140 stavo navigando da solo, un tratto di sabbia tranquillo, senza particolari difficoltà, e ho visto il GPS illuminarsi a segnalare che ero in prossimità di un checkpoint.

Il GPS, strumento fornito a tutti i piloti dall'organizzazione della gara, normalmente è spento, e si attiva automaticamente solo quando siamo vicini ai check point, e siamo obbligati a passare in un raggio di poche decine di metri dal punto previsto, controllato via satellite. Mi sono messo a cercare il "CP", ma niente.. ho perso una ventina di minuti, girando avanti e indietro, facendo 7/8 Km in quel tratto di percorso, e poi, vuoi la fatica, vuoi la sfortuna, mi sono distratto un attimo e ho perso di vista il GPS. Quando l'ho riguardato era spento, come normalmente succede una volta raggiunto il CP e usciti dalla "zona critica", così ho pensato di averlo passato e sono ripartito a tutta, perché sapevo di dover recuperare terreno perché avevo perso tempo. Circa 20 Km dopo c'era il rifornimento, con il quarto d'ora di neutralizzazione del tempo di gara. Ho subito verificato sulgli strumenti se avessi passato correttamente tutti i CP, e ho scoperto che me ne mancava uno, il numero 13… Ho fatto due conti, su quella sabbia 20 Km ad andare e 20 a tornare, più il tempo necessario per trovare il punto esatto, mi sarebbero costati circa un'ora, così ho deciso di ripartire verso la speciale, sperando che il CP saltato fosse uno di quelli che "costano" solo 20 minuti… All'arrivo invece l'amara sorpresa, dell'ora di penalità… Ma anche quello è parte della Dakar..."
.

La sera sei arrivato al bivacco, ti hanno sostituito il motore e il giorno dopo, durante la 13esima tappa…
"Abbiamo deciso di mettere un motore nuovo, con qualche cavallo in più, anche a costo degli altri 45 minuti di penalità che sapevamo mi sarebbero costati, dato che ormai la generale aveva un valore relativo. Puntavamo alla vittoria in almeno una delle ultime due tappe, anche perché proprio la tredicesima era di montagna, molto "enduristica" e adatta alle mie caratteristiche. Stavo andando bene, la speciale era lunghissima, quindi ero partito senza prendermi rischi inutili, quando all'improvviso al Km 133, in un bel tratto guidato, la moto ha perso di colpo potenza, il motore si è "abbassato" e ha smesso di spingere, e non andava più. Mi sono fermato, ho dato un'occhiata, ma non c'era nulla da fare per ripartire. Anche i miei compagni di squadra partiti dietro di me si sono fermati a offrirmi assistenza, ma li ho fatti riprendere subito la gara perché non perdessero tempo inutilmente. Tra l'altro, con il cellulare non riuscivo nemmeno a contattare il team al bivacco del mio problema, e ho dovuto chiamare mia moglie in Italia per chiedere a lei di avvisare la squadra: credo le sia preso un colpo nel vedere il mio nome lampeggiare sul telefono nel bel mezzo della prova speciale...

La moto non l'abbiamo poi ancora vista, perché è stata recuperata dall'organizzazione e riportata al bivacco quando noi già eravamo partiti per la tappa successiva, quindi la guarderemo nei prossimi mesi quando arriverà in Europa per capire cosa è successo. Comunque davvero una sfortuna, perché in tutta la stagione fino alla Dakar, Husqvarna è sempre andata benissimo, mai un problema tecnico in nessuna gara del Mondiale Rally sulla TE449RR, quindi figuriamoci su un motore nuovo e progettato per durare almeno mezza Dakar!"
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Anche Barreda Bort ha avuto problemi al propulsore. Puoi definire l’Husqvarna una moto affidabile?
"In realtà paradossalmente sì! L'Husqvarna per tutto l'anno è stata affidabilissima. Io sono entrato nel team all'ultimo, ma in tutto il mondiale rally i miei compagni non hanno mai avuto alcun problema in nessuna gara. Ora, quando i mezzi torneranno dal Sudamerica, i tecnici analizzeranno per bene cosa è successo: là eravamo ovviamente focalizzati sul ripartire al più presto… Questa Dakar ci ha comunque confermato che la moto è supercompetitiva: siamo stati a podio praticamente ogni tappa".

Ti abbiamo seguito ogni giorno, sai di essere l’idolo per noi italiani nel mondo del rally?
"Ho sentito un calore davvero enorme dall'Italia ogni giorno: centinaia di messaggi, una cosa incredibile, e una sensazione unica… Correre da protagonista e per di più su una moto italiana è stata un’emozione continua! Spero di essere stato all'altezza delle aspettative, e soprattutto spero di regalare soddisfazioni ancora più grandi da qui in poi".

Chi ti ha impressionato di più tra i piloti?
"Mi ha impressionato la velocità di Barreda, a gas spalancato in tratti dove praticamente tutti rallentavamo. È giovane, si è allenato tantissimo sulla navigazione, ed è molto migliorato: è il futuro. Mi ha poi colpito Lopez: siamo molto amici, e al Rally del Marocco, l’avevo visto molto giù, tutt’altro che in forma, e invece alla Dakar è stato grandissimo, quello che ha vinto più tappe. E poi la costanza di Despres: solido, sempre in controllo, con il minimo sforzo e senza rischi ha portato a casa un’altra Dakar…".

Ora cosa farà Botturi? Quest’anno correrai il Mondiale Cross Country con Husqvarna o hai altro in programma?
"Il mio contratto con Husqvarna e con il team Speedbrain era solo per questa Dakar, ma, è chiaro che il primo interlocutore per la prossima stagione sono loro: mi sono trovato benissimo, con i compagni di squadra e con tutto il team, mi piace la moto, e la struttura tecnica è di altissimo livello e spero d’altra parte di aver dimostrato di poter dare un valido contributo al team. Sono molto fiducioso di riuscire a trovare un accordo, e chiaramente il primo obiettivo è correre il mondiale, non tanto per il titolo quanto per fare esperienza di navigazione e di deserto".

Presto per parlarne... ma, si va alla Dakar 2014? E con quale spirito?
"La Dakar 2014 è senza dubbio il prossimo vero grande obiettivo: tutto il 2013 sarà finalizzato a quello, e, se pure chiaramente tutto ancora dipende da cosa succederà nelle prossime settimane a livello di contratti e di team, è chiaro che si punta a fare bene, molto bene, ad esempio ad arrivare al podio…

".

Per finire: raccontaci qualcosa di particolare che ti è successo alla Dakar. Al bivacco, o in gara, come preferisci.
"Più che episodi specifici, la cosa particolare della Dakar è l’atmosfera del bivacco: ogni sera, trovarci tutti insieme, sia con gli "avversari" con cui di giorno si battaglia per la classifica che con i piloti che lottano solo per arrivare in fondo, a ridere, a scambiarci le opinioni sulla giornata passata e su quella che verrà… è uno spirito unico, quasi impossibile da raccontare, che non esiste in nessun altro tipo di gara…".

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Alessandro Botturi - bivacco - Dakar 2013

Alessandro Botturi - bivacco - Dakar 2013

Autore: Fabio Caliendo

Tag: Interviste , monocilindriche , enduro , personaggi , gare , interviste , fuoristrada , dakar , piloti , personaggi famosi , rally , dakar 2013


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