Attualità e Mercato

pubblicato il 28 gennaio 2013

Kevin Ash: in ricordo di un collega

Stimato ed esperto giornalista inglese, Kevin è morto mentre provava una moto

Kevin Ash: in ricordo di un collega
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Questa è una di quelle notizie che non vorresti mai scrivere, e infatti in primis avevamo deciso che non ne avremmo parlato. Con il passare dei giorni, però, e viste le numerose richieste che sono arrivate in redazione, abbiamo deciso di parlare della morte di Kevin Ash.
Molti di voi non sapranno neanche di chi stiamo parlando, ma per chi frequenta il mondo della stampa motociclistica da qualche anno, il nome di Ash non suonerà per nulla nuovo.
I fatti: lo scorso martedì 22 gennaio durante una presentazione stampa, il giornalista inglese è morto per le conseguenze di un incidente occorsogli mentre stava provando una moto in Sudafrica. La notizia è subito rimbalzata sui portali delle testate giornalistiche di settore e su quella del Telegraph, quotidiano per il quale Kevin scriveva da 15 anni.

KEVIN ASH: 1959 – 2013
Sarebbe troppo facile ricadere nella retorica e scrivere, come molti hanno fatto, che Kevin è morto facendo ciò che amava di più, ma sarebbe solamente il voler trovare una giustificazione per rendere meno triste un evento tragico. Un uomo di 53 anni con moglie e tre figlie ama stare con la sua famiglia punto e basta. E Laurien, 20 anni, sua figlia maggiore, lo ha scritto chiaramente sulla homepage di Ashonbikes.com, il sito di Kevin: "Amava di più la sua famiglia, e noi lo amiamo..."
L’andare in moto è l’espressione di una passione e il lavorare come giornalista specializzato è forse l’apice estremo di questa passione. Questo posso scriverlo senza tema di smentite, perché dopo quasi vent’anni di questo mestiere posso sostenere che quelli che emergono in questo campo, riescono a farlo solo in virtù di una passione smisurata. Tutti gli altri sono solo dei comprimari, e Kevin Ash era uno che spiccava su tutti per competenza, serietà e garbo.

Kevin aveva iniziato a scrivere come giornalista di moto nel 1990, coinvolto nel lancio del magazine inglese Fast Bikes, per passare poi molto presto a lavorare per Motor Cycle News, la rivista più importante del Regno Unito e forse la più famosa al mondo. L’inghilterra, come sappiamo, è ancora un mondo dove i giornalisti freelance riescono a trovare spazio, e nel 1997 Kevin lasciò l’impegno a tempo pieno con MCN per dedicarsi alla sua attività in proprio. In poco tempo Kevin è diventato uno dei freelance più apprezzato e riconosciuto al mondo, invitato da tutte le Case ai meeting internazionali e letto in quindici paesi diversi su altrettante testate, cartacee e online.

In Italia Kevin si fece conoscere per una collaborazione che lo portò ad avere un editoriale mensile fisso su Super Wheels, ai tempi in cui quella rivista arrivò ad impensierire le grandi case editrici prima di finire nel dimenticatoio.
Chi scrive ha avuto la fortuna di frequentare Kevin Ash in tutti questi anni, incontrandolo periodicamente alle presentazioni stampa. Un gentleman nel più perfetto stile inglese, che lavorava sodo e che tirava fuori il suo taccuino per gli appunti appena scendeva dalla sella. In un mondo in cui spessissimo chi va a provare una moto non resiste alla tentazione di straparlare, Kevin era uno che mai si metteva in mostra, mai era fuori luogo, e se in conferenza faceva una domanda, lo faceva sempre con garbo, ma soprattutto mostrando una competenza non comune. Uno che badava più alla sostanza che all’apparenza, e che spesso veniva ai lanci stampa con un vecchio giubbotto di pelle consunto, cosciente del fatto che era la sua competenza a piacere alle Case, non l’abbigliamento che indossava.

L’ultima volta che ho incontrato Kevin Ash è stato nello scorso settembre, al lancio della Ducati Multistrada 2013 e, come sempre, abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Da appassionati di tecnica abbiamo sempre condiviso pareri e considerazioni sulle moto che stavamo provando, e spesso ho trovato nelle idee di Kevin degli spunti interessanti di riflessione. Un raro esempio di serietà e professionalità che ci mancherà in futuro, e che vogliamo ricordare con questa foto, in sella alla Ducati 916 che abbiamo "rubato" a MCN.

Ma perché vi scriviamo tutto questo? In primis perché vogliamo lasciare un piccolo tributo a un collega stimato, e poi perché era necessario dare qualche spiegazione a tutti i nostri lettori che ci stanno chiedendo lumi sulla prova più attesa dell’anno. Sì, proprio oggi dovevamo essere anche noi in Sudafrica, ma siamo rimasti a casa perché l’evento è stato annullato fino a nuovo ordine. Quindi vi chiediamo di avere pazienza, non appena avremo ulteriori notizie sarete i primi a saperle.

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Attualità e Mercato , 1000 , 600 , incidenti , editoriale , 800 , 1200 , 1400


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