Attualità e Mercato

pubblicato il 8 settembre 2012

Incidente: moto in impenno? L'auto è colpevole

La Cassazione si esprime su un sinistro mortale

Incidente: moto in impenno? L'auto è colpevole

Delicatissima la questione su cui la Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi di recente: un incidente mortale del 2006, in cui ha perso la vita un motociclista, dopo un tremendo impatto con un’auto. Il fatto è che il centauro, al momento del sinistro, stava impennando e procedeva oltre i limiti di velocità; al contempo, l’automobilista ha provocato l’incidente perché ha curvato a sinistra, senza dare la precedenza, facendo cadere il motociclista che proveniva da senso opposto.

La curva, dicono i Giudici, è stata fatta "di sbieco, senza raggiungere il centro dell’incrocio". La "domanda" cui ha dovuto dare una risposta la Corte Suprema è: chi era al volante è comunque responsabile del sinistro, anche se il centauro procedeva su una ruota sola e correndo troppo? Si hanno quindi due comportamenti contrari al Codice della Strada: da una parte, il motociclista che impenna a tutto gas, mettendo a repentaglio la sicurezza; dall’altra, l’automobilista che disegna una curva sbagliata (forse non l'ha visto o ha calcolato male i tempi?). La risposta degli Ermellini è chiara: chi andava in macchina è imputabile di omicidio colposo anche se il centauro stava impennando (sentenza numero 33614 del 15 dicembre 2011, resa nota il 3 settembre 2012).

IMPRUDENZA
Va anzitutto chiarito che per omicidio colposo s’intende essenzialmente un omicidio dovuto a imprudenza, negligenza, imperizia: il comportamento dell’automobilista è stato imprudente. La quarta sezione penale della Cassazione (confermando la giurisprudenza in materia) ha reso definitiva la condanna a carico del 47enne di Lecce che, stringendo una curva a un incrocio, aveva provocato un incidente mortale con un motociclista. Se l’imputato avesse prestato la necessaria attenzione nella guida, si sarebbe trovato nelle incontestabili condizioni di avvistare preventivamente la moto. Con maggiore concentrazione, l’incidente non sarebbe avvenuto, a prescindere dal fatto che la moto procedesse su una ruota sola: a nulla conta che il centauro stesse impennando. La difesa dell’automobilista, quindi, s’è dovuta arrendere anche nel terzo e ultimo grado (in Cassazione, dopo l’appello del 2010). Invece, nel 2007, il Tribunale, gli aveva dato ragione.

VECCHIA CONTROVERSIA
L’episodio, al di là degli specifici comportamenti, non è così raro: succede, infatti, che un guidatore causi un incidente gravissimo, e che l’altro conducente - deceduto o ferito in modo pesante - al momento del sinistro stesse compiendo una manovra errata o avesse un comportamento scorretto o imprudente: guidare col telefonino in mano, procedere a luci spente, non rispettare la precedenza... Il principio che si deduce dalle sentenze dei giudici di merito e della Cassazione è semplice: l’altrui comportamento sbagliato non fa decadere le proprie responsabilità e talvolta neppure le attenua. Neanche se c’è una moto che impenna, andando troppo veloce.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , strada , curiosità , varie , codice della strada , incidenti , citta


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