Test

pubblicato il 3 settembre 2012

Mission Motors Mission R - TEST

Grazie ai colleghi di Asphalt&Rubber, la prova di una elettrica più che esclusiva!

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Moto elettriche... ne parliamo da tanto e, questi mezzi ad emissione zero sono sempre più tra noi. Grazie agli amici di Asphalt&Rubber, vi forniamo il test esclusivo del carissimo collega Jensen Beeler, che ha provato una delle elettriche più esclusive al mondo, la Mission Motors Mission R. Bellissima sì e, grazie allo sfondo della città di San Francisco e agli scatti di Scott Jones è ancora più singolare. Ringraziamo dunque Jensen per la collaborazione e vi lasciamo al suo scritto.

LA SBK ELETTRICA
Come si può iniziare a parlare della superbike elettrica Mission Motors Mission R? Senza dubbio, questa moto è unica, sprizza sensualità da ogni poro, ha la coppia di una moto sportiva da 1000 cc e... è elettrica, proprio come un tostapane! Penso che si possa impostare la discussione sulla Mission R con lo stesso tono di cui si può parlare di moto ultra-esclusive, come la Bimota HB4 da Moto2, o la NCR M4 One Shot. Va fatta un'analisi più simile ad una critica artistica, più vicina al reale motociclista che vede queste moto solo tramite uno schermo di un computer (o attraverso le pagine di una rivista) o su un display di un evento pubblico. Cercherò dunque di descrivere quello che è più che altro... un sogno.

Possiamo discutere sui pesi e sulle misure della Mission R, possiamo esplorare ogni dettaglio tecnico possibile e analizzare tutto quello che l'azienda di San Francisco non mette "in chiaro" al pubblico. Possiamo prendere i tempi sul giro, l'angolo di piega e impennarci. Asphalt & Rubber è un blog di sport e gli sportivi vogliono i dati. Quanta potenza ha? E quanto pesa? Ok, e magari capire se può portarti a "vivere meglio" il venerdì sera. Detto questo, l'unico parametro che voi dovete sapere è che nelle mani di Steve Rapp, la Mission R potrebbe creare qualche problema ai piloti dell'AMA Supersport a Laguna Seca per circa otto giri...

E' semplicemente la miglior moto elettrica omologata per l'uso stradale, la più evoluta nel mondo dell'elettrico: la Mission R è un concentrato di tecnologia su due ruote per quanto concerne l'elettrico. Amiamo la benzina e nemmeno il Papa con l'acqua santa può farci cambiare idea, giusto? E' un po' come avere dei Mormoni alla tua porta che cercano di convincerci, noi, i motociclisti, che guidano cose con combustione interna, a vedere la luce quando si parla di elettrico, il carburante del futuro. Quindi perchè non accettiamo il sermone? A questo punto, proviamo a giocare con la mente. Chiudete i vostri occhi ed immaginate la vostra moto ideale. Il design è fresco e tagliente, ma anche rifinito e atemporale. La moto ha tutte le carte in regola per andare forte, grazie a componenti e marchi di un certo tipo: sospensioni Öhlins da WSBK, pinze in berillio della Brembo, cerchi forgiati a 10 razze della Marchesini, pezzi in fibra di carbonio e una serie di altri pezzi al top. Sul banco dinamometrico, la curva di coppia su questa macchina mistica è lineare come una tavola e la potenza arriva immediatamente, ma è sempre dolce e costante. Il motore non ha buchi di potenza e non ci sono né picchi né vuoti potenza sul grafico: ma ancora di più, alla fine della giornata, la fantasia vi porta ad avere la stessa coppia di una moto da un litro. Il costo in carburante per tutto questo? Circa un dollaro.

Tenete questi elementi nella vostra mente per un momento e poi aprite gli occhi. La moto che ho appena descritto è la Mission R e, recentemente abbiamo avuto l'opportunità di guidarla dal Golden Gate Bridge al Monte Tamalpais, passando per Stinson Beach e Bolinas Bay, prima di tornare per la Pacific Coast Highway.

PER SAN FRANCISCO
Iniziamo la nostra giornata vicino al centro di San Francisco, dove ritiriamo la Mission R presso gli uffici della Mission Motors. Abbiamo appena sfiorato l'ora di punta del traffico, ma nel centro di San Francisco, alle 10 della mattina, c'è ancora movimento, specialmente a causa dei pedoni che si muovono come zombie da un ufficio all'altro, che "frugano" il terreno alla ricerca della prossima dose di caffeina. Normalmente avrei affrontato queste strade con il mio bombardone, una Ducati Streetfighter, che si fa sentire per i suoi scarichi e per il tintinnio della frizione a secco. I pedoni corrono quando sentono il rimbombare del v-twin – mi immagino la scena simile a quando un biplano della Prima Guerra Mondiale sgancia le bombe, quei motori radiali che significano morte per tutti i soldati sotto. Questa ovviamente è un'iperbole, ma l'immagine è un crudo contrasto con quello che sta accadendo oggi. Come la Ducati, la Mission R colpisce, e visualmente avrete tempi difficili cercando le "colpe" in una moto con linee sexy, soprattutto se riguardano una moto elettrica. In ogni caso, a guidare la Mission R per le trafficate strade di San Francisco, viene in mente uno scenario di guerra differente: camminare attraverso un campo minato. Un grosso problema che riguarda i veicoli elettrici in generale, natura della Mission R, insieme all'idea che le moto emettono suoni (alcune sono anche molto rumorose), è che la moto è silenziosa e ogni intersezione diventa un "gioco" con i pedoni. Stai girando a destra e c'è un attraversamento pedonale? Sei quasi sicuro di spaventare un insospettato bipede che in quel momento è chiuso nel suo mondo di sogni.

Coi i 250 chili di peso, la massa della Mission R si fa sentire girando per i negozi o viaggiando a velocità basse, ma è stato apparentemente abbastanza facile "giracchiare" per la città per il nostro primo photo shoot. Il motivo è da ricercare in diversi particolari... mancanti; senza albero motore, albero a camme, trasmissione e altre parti meccaniche che ruotano a migliaia di giri al minuto, lo sforzo richiesto dalla Mission R per guizzare da un lato all'altro, anche alle alte velocità, diventa meno lontano da quanto tu possa pensare visto il peso. Quindi in velocità, la Mission R ti da l'apparenza che il peso sia quello di molte altre moto sportive, con un equivalente in minor peso di 35-45 chili in meno. C'è un elemento che va considerato quando si guida una moto elettrica che si apprezza subito, specialmente quando la moto in questione è come la Mission R, moto che ti offre la sua potenza a seconda di quanto ruoti il polso. Queste moto brillano alle basse velocità, quando avere il controllo sul gas è importante. Senza frizione da gestire e una coppia disponibile sin da subito, si assaporano gli "stop and go" nel traffico, specialmente quando ci sono delle curve strette da affrontare. Pensate un minuto: quanto spesso qualcuno vi dice questo? L'esperienza è ancora più favorevole visto il traffico di San Francisco e, l'unica lamentela che ho sulla Mission R riguarda lo spazio riservato alle mani quando lo sterzo è a battuta. Forse una distrazione di Tim Prentice della Motonium (il designer della Mission R N.d.Traduttore) forse un compromesso per non sporcare le linee della Mission R, ma ti devi prima pizzicare un dito, prima di iniziare a effettuare coreografiche posizioni della mano – specialmente quando interpreti le scene di Austin Powers (il tester intende dire quando si è nel traffico stretto e si diventa matti... N.d.Traduttore), cosa che avviene spesso, e un po' più di sterzo è un'altra cosa che si desidera sulla Mission R.

Queste sono lamentele trascurabili ovviamente, cose alle quali non ci perdi tempo a pensare. Infatti, mentre sei sulla moto spendendo la maggior parte del tempo a contemplare le sue qualità, molte persone richiamano la tua attenzione strillando dal finestrino una dose innumerevole di domande. Inaspettatamente, San Francisco è coperta di pregiudizi quando la scena riguarda dei veicoli elettrici, con cose che sembrano delle latrine, e infatti arrivano perfino a chiedermi l'attuale stato finanziamento della Mission! California, a volte mi fai ridere. Sarebbe scorretto dire che la Mission R si sente a casa quando è coinvolta in scenari urbani.

IN AUTOSTRADA
Abbiamo consumato il 20% dei nostri 14 kWh di batteria in città, inclusi diversi stop fotografici, per poi iniziare la nostra vera guida fuori dalla città, unita dal Golden Gate Bridge. Lasciate le nostre 45 miglia orarie da andatura turistica, ci siamo immessi nel traffico dell'autostrada. Per gli agenti che leggono... non sto dicendo che abbiamo superato i limiti di velocità, ma la risposta del motore dalle 65 miglia orari e oltre è palpabile. Qui è dove i 163 CV della Mission R ingannano, come per i 155 Nm di coppia a 6.400 giri/min, e bisogna concentrarsi su quanto si ruota la manopola del gas. A grande potenza va accostato un grosso senso di responsabilità e quanto metti tutta quella potenza insieme con un singolo rapporto, sorpassare i veicoli più lenti diventa facile come ruotare il polso. Questo significa anche fare uno sforzo, con il flusso delle code dei veicoli della California. Mentre la mia patente è salva per un altro giorno, non posso non sottovalutare la coppia allucinante che la Mission R sviluppa mentre la guidi. La moto si impenna e quando l'avantreno ripoggia sull'asfalto, ti spalmi con il culo sul sellino monoposto... tutto aprendo il gas a 70 miglia orarie! Questo concetto sottolinea come una moto elettrica, per quanto riguarda il racing, debba cambiare con i tempi. Nel mondo dell'ossessività dei cavalli, raramente osserviamo il picco della curva di coppia, lasciando solo parlare i cavalli prodotti dai giri del motore. E ugualmente, mettiamo tanto peso sulle strutture di queste moto, senza nemmeno pensare al peso in cui sono coinvolte le masse rotanti. La coppia subito disponibile e lineare di una moto elettrica cambia il modo di pensare, di come misuriamo la potenza delle moto che saranno il futuro. Semplicemente dovrebbe essere vista con meno enfasi, un peso inferiore su una moto ad emissioni zero, almeno per quanto riguarda il paragone con una moto a combustione interna. Questi sono i punti cardine che ti portano a cambiare le percezioni dopo una veloce uscita con la Mission R sull'autostrada. Il propulsore elettrico ha virtualmente meno massa nel suo corpo (le ruote, i pneumatici e la catena di trasmissione finale sono le uniche masse rotanti sulla Mission R), quindi la forza necessaria per far superare alla moto il momento di inerzia è inferiore di quanto richiesto a una moto a combustione. Questo significa che cambiare direzione, effettuando una manovra in una larga chicane, o anche piccole manovre, come un cambio di linea, richiedono uno sforzo minore.

VERSO IL MONTE TAM
Uscendo dall'autostrada, posso testimoniare questo fenomeno come prendiamo la strada di montagna per il Monte Tam. Il vantaggio di una moto che è senza parti interne in movimento, qui viene fuori ed è dura per noi accettare che 250 Kg possano essere agevoli nelle curve da prima e seconda marcia. Finora, la Mission R sembra appena più pesante di altre moto più leggere che ho portato a spasso su queste strade. Ad aggiungersi al divertimento, è nuovamente la perfetta risposta del gas che la moto elettrica fornisce, cosa che significa che puoi entrare in ogni curva con una mano sola e con una precisione che mai ti saresti aspettato. Le mie parole non rendono giustizia purtroppo, ogni motociclista sportivo dovrebbe avere l'opportunità di guidare una moto elettrica, specialmente come questa, ben rifinita e bel riuscita. Infine, è un "vedere per credere" che va a persuadere e cambiare idea su come va la Mission R relativamente a coloro che sono convinti sulla perfezione delle moto a scoppio. Portateli sulla loro strada preferita piena di curve, e guardateli scendere con meno sforzo, e le stupide discussioni sulle figurine cambieranno, ve lo assicuro. Per la stessa ragione poi, è importante ricordare che nelle conversazioni riguardanti l'elettrico, soprattutto per gli straconvinti dell'industria motociclistica, non dovrebbero essere centrate sul salvare i trichechi o su argomentazioni ugualmente ottuse. Invece, la discussione dovrebbe esser centrata sul fare motociclette migliori...

Raggiungiamo le sommità del Monte Tamalpais, e nella discesa dentro le nuvole lo ribadiamo, la Mission R è una gran moto. Le strade qui sono strette, con molte curve cieche e si può sfidare l'aderenza. Se avessi dovuto scegliere un'"arma da curve", avrei probabilmente preferito la più leggera BRD RedShift SM che ho provato a Sonoma a inizio anno, invece della Mission R, ma avrei rimpianto la mia scelta appena giunto ai piedi della montagna, dove ritrovo delle strade più aperte. Il pensiero torna a prima, questa elettrica vince su una moto a combustione quando si arriva nei pezzi di strada tecnica e, la Mission R offre una guida divertentissima sul tecnico, specialmente se comparata alla mia Ducati.

VERSO IL MARE
Abbiamo ripassato la nebbia e siamo arrivati a Stinson Beach, dove abbiamo trovato l'asfalto fresco di Bolinas Lagoon. Si tratta di qualche miglio solamente, ma le curve sono mediamente il doppio più veloci di quelle trovate sul Monte Tam, con l'asfalto fresco che spinge a correre e la Mission R, non lo sopporta. Sul mio tratto preferito nell'area della baia, noto che le goccioline d'acqua vanno verso l'ovest, per cambiare e poi trasformarsi nelle nuvole del Monte Tam, condizioni che offrono poca confidenza e con le quali ho poca esperienza. Cerco un altro punto dove aprire il gas e i corti rettilinei diventano più corti del solito, ma non è un problema. La Mission R è molto naturale da inserire in curva, di certo non come una R6, ma non è incapibile come l'imprecisione della mia italiana Streetfighter. La moto è piantata e l'assetto è un buon compromesso. Ad ogni curva, la moto offre sempre più confidenza, e non ci vuole molto tempo perchè arrivi "la voce" alle tue spalle che ti ricorda che non sei in circuito, e mettere il ginocchio a terra non è l'ordine del giorno.

A differenza della maggior parte delle moto elettriche sul mercato, la Mission R ha una grossa quantità di freno motore in decelerazione. Questo setting è regolabile, ma nel nostro caso era regolato per simulare una moto a quattro tempi. Questo effetto non serve solo per dare la sensazione del rilascio, ma anche per ricaricare le batterie. Alla Mission Motors mi hanno detto che prima di fornirmi la moto in grado di rigenerare la carica, avrebbero settato la moto con una minor incisività del freno posteriore, cosa che mi era parsa un po' strana. Sarebbe stato diverso se la moto fosse dipesa interamente, o almeno per la maggior parte, dall'effetto freno per ricaricare le batterie in modo da rallentare la moto, ma in questo caso, dove l'effetto è molto simile al freno motore solito, non ha molto senso. Ovviamente, il Sacro Graal è ancora un sistema che recuperi l'energia sulla ruota anteriore, ma non trattenete il respiro su questo, ci manca ancora un po'. Sulla strada, avremmo voluto tutto questo, mentre scendevamo dal Monte Tam e mentre frenavamo nelle curve.

Con ancora un quarto di energia rimasta sulla Mission R, non riusciremmo a tornare in città, questo significa che ho abusato con la manetta (e le sessioni fotografiche di sicuro non hanno aiutato). Con un pezzo divertente della PCH (Pacific Coast Highway, N.d.Traduttore) tra noi e San Francisco, abbiamo deciso di mettere, in caso, la moto sul furgone qualora avesse finito la carica. Sono sicuro che i ragazzi della Mission Motors non avrebbero preso bene il fatto che la batteria avrebbe dato forfait all'inizio del Golden Gate Bridge, come sono contento di aver scelto di percorrere la stessa strada lungo la costa per il ritorno (la batteria basterà per tutto il tragitto). Il tratto tra Stinson Beach e Muir Woods ha diversi saliscendi e solchi, nel punto dove si avvicina all'Oceano Pacifico. Facendo slalom, la PCH ha messo alla prova il telaio realizzato da James Parker. La sensazione dalla Mission R, ancora, è stata di confidenza e precisione, anche se siamo saliti e poi scesi attraverso una strada con tratti ventosissimi. Sicura nelle buche, la Mission R non ha dato segni di cedimento quando l'ho guidata tra punti sgradevoli della PCH. Proprio come per la carenza delle masse rotanti, la Mission R si spoglia del peso tra le curve e anche se c'è tanta massa che potrebbe essere un particolare che va a svantaggio per la moto, il lavoro di Parker è semplicemente perfetto.

Arrivati verso la parte finale della costa, siamo rimasti incastrati dietro agli automobilisti. Andando a 15 miglia orarie attraverso curve dove non vedi cosa accade, è probabilmente l'unica volta in cui avrei voluto che la Mission R avesse un rumore gutturale dalle sue inesistenti marmitte. Quasi sicuramente avrebbe permesso a molti automobilisti di sentirci e farci passare, invece di restare incastrati tra i SUV. Quando la Mission R stava per finire la carica, una bella sgasata sulla Highway 101 è stato sufficiente per confermare l'esistenza di una cospicua potenza che prima ho tenuto a bada sulla salita dietro al SUV. Non penso di esser mai rimasto così sorpreso da una moto prima, ma la coppia scaricata sull'autostrada californiana, mi ha appiccicato alla sella, con le mani appese ai semimanubri. E' bello quando una moto ti sorprende così. La nostra uscita è stata di poco superiore alle 50 miglia, non certo una distanza importante. Anche se l'escursione è partita dalla Mission Motors, il nostro miniviaggio non avrebbe comunque superato le 70 miglia. Qui naturalmente è il tallone d'Achille delle moto elettriche, e mentre le tecnologie relative alle batterie continuano a migliorarsi, questo è ancora un limite per i mezzi come la Mission R. Il motore, i controlli, il software sono lì, ma le batterie e l'autonomia sono limitate, tanto che il paragone con i mezzi a propulsore termica le rende ridicole.

Per alcuni, esercizi di tecnica come la Mission R sono discutibili, ma ci sono molte prove che tolgono credibilità a questa corrente di pensiero. L'energia accumulata nelle batterie sempre più piccole continua ad aumentare, anche nella vendita al dettaglio. Penso che vedremo dei pacchi batteria più grandi dai produttori di motocicli nel 2012 e 2013; e con questo, la curva di fattibilità per le moto elettriche raggiungerà uno zenith più accettabile. Se dicessi che odio le attuali moto elettriche in vendita, sarei gentile. In ogni caso, è importante realizzare che nonostante i fallimenti che ci sono attualmente sul mercato, l'idea iniziale, una moto che utilizza l'elettricità, è comunque un'ottima proposta. Il lavoro fatto dalla Mission Motors sintetizza il livello di sofisticazione necessaria alla costruzione di una moto che possa piacere agli amanti delle due ruote – la Mission R ne è la prova. L'aspetto negativo ovviamente è che la Mission R non è in vendita, nemmeno per le star di Hollywood. Nel suo stato, se fosse vendibile, non sareste in grado di comprarla e di certo non con tutte le parti speciali con la quale è fatta. Anche spogliata di tutto, la moto costerebbe un bel po' di soldi... e poi ci sarebbe da mettere in piedi tutta la rete di vendita, l'assistenza, etc... motivo per il quale la Mission Motors è fuori dal giro.

In ogni caso conosco una marea di gente che una volta vista la Mission R avrebbe seri problemi a dormirci la notte, e per gli eletti che l'hanno guidata, è dura tornare su una moto normale, e d'un tratto realizzare di esser privi dell'esperienza vissuta prima. E' divertente, per quanto si possa parlare di come una moto elettrica non avrà mai l'anima di una moto a scoppio, ma la connessione tra pilota e macchina è incredibilmente molto più presente sulla Mission R che su qualsiasi altra moto che io abbia mai guidato. Riflettete su questo.

Photo Credits: Scott Jones
Traduzione: Fabio Caliendo

Autore: Jensen Beeler

Tag: Test , supersport , varie , test , emissioni zero , moto elettriche , citta


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